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domenica 21 luglio 2019
 

Domenica 9 agosto - XI dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Matteo (21, 33-46)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:

La pietra che i costruttori hanno scartato

è diventata la pietra d’angolo;

questo è stato fatto dal Signore

ed è una meraviglia ai nostri occhi?

Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. Chi cadrà sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà stritolato».

Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

 

Dalla Parola alla vita

Dobbiamo inquadrare il brano di Vangelo facendo un duplice riferimento: la vigna è un simbolo usato fin dai profeti per indicare l’amore sponsale di Dio verso il suo popolo; d’altra parte Matteo colloca questa parabola immediatamente dopo l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme e subito prima della parabola del banchetto nuziale. Questo duplice sfondo ci permette di cogliere in profondità il significato di questa parabola.

La storia della salvezza è la storia dell’amore fedele di Dio. La vigna è amata; Dio se ne prende cura e non la dimentica: «C’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca e costruì una torre». In questa storia d’amore Dio non fa da solo: coinvolge gli uomini e si sceglie un popolo:  «La diede in affitto a dei contadini (il popolo di Israele) e se ne andò lontano». Ma la storia si complica e i contadini si ribellano: la storia della salvezza è la storia di un amore fedele (quello di Dio) e, dall’altra parte, di continue infedeltà: «Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto: ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono». Su tutto domina peròla fedeltà del padrone che continua ad amare la sua vigna.

Il dono del Figlio. «Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini… lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero». Il figlio è disarmato; è un dono senza condizioni. Questo figlio, lo sappiamo, è Gesù: ultimo gesto d’amore per la vigna; egli viene in debolezza per vedere se è rimasto un po’ d’amore. Dio non vuole l’obbedienza della legge, vuole un cuore che ama e che fa di questo amore la legge. Di lì a poco la croce sarà posta al centro del Vangelo, segno di contraddizione perché si possa contemplare lo spettacolo dell’amore di Dio.  A questo punto, Gesù stesso spiega la parabola e svela un segreto sconcertante.

La pietra scartata. «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è divenuta la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?”». Si tratta di una rivelazione importante: indica la pedagogia di Dio e la strategia del Vangelo. San Paolo ha capito entrambe le cose quando ha scritto: «Quando sono debole, è allora che sono forte». La pedagogia di Dio ci insegna che il suo modo di procedere mette sempre al primo posto la sua iniziativa. Noi non possiamo dare nulla a Dio: è  lui che riempie di doni la nostra vita. Essere educati alla fede significa entrare in questa logica; non è facile, ma è la logica di Dio. La pietra scartata ci aiuta anche a capire la “strategia” del Vangelo: l’accoglienza della fantasia e della  misericordia divine che usano mezzi poveri per fare cose grandi. Sottrarsi all’opera educativa di Dio e “impugnare” il Vangelo con una strategia diversa dall’uso degli “scarti” espone la Chiesa e i cristiani a fallimenti sicuri.


05 agosto 2015

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