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domenica 19 agosto 2018
 

«FC, brava su Facebook! Ma quanto odio tra i fan...»

Gentile redazione, seguo la vostra pagina su Facebook e noto che i vostri toni sono sempre pacati, ragionevoli, aperti al dialogo. Quello che mi sgomenta sono i commenti. Il web è una giungla, e chi sa chi siede dietro a quei computer? Eppure mi fa paura che su pagine cattoliche si scateni una retorica di odio e di intolleranza inimmaginabile.

Ma non è solo questo: i discorsi che leggo troppo spesso non hanno nulla a che fare con l’insegnamento cristiano, ma con un conservatorismo cieco e pieno di pregiudizi: non c’è volontà di conoscere l’altro, di comprenderlo. La parola “buonismo” è sbandierata come se fosse il nemico numero uno della società. Ti viene da pensare: tutte queste persone ossessionate dal pericolosissimo buonismo che posto riservano nella loro vita alla bontà? Se non accolgono, non amano, ignorano volutamente chi vuole spiegare loro con dolcezza e raziocinio come stanno le cose, allora non è del buonismo che hanno paura, ma del buono. Hanno paura di Gesù, perché Gesù non è un legalista.

Quello che mi fa paura è che in Italia il cattolicesimo si associ con troppa facilità a una mentalità di destra che talvolta sfocia nel populismo, altre nel vero e proprio fascismo e questo mi terrorizza: tutto ciò che non è conservatore viene demonizzato senza nemmeno cercare di capire. Per esempio il femminismo, per il quale generazioni di donne hanno dato la vita perché io oggi fossi libera di avere una vita sociale (quasi) piena, ridotto a “l’utero è mio e me lo gestisco io”. Eppure esistono femministe che non credono nell’aborto. Che ne pensate? C’è speranza?

AGNESE

Cara Agnese, sono pienamente d’accordo con te. Internet e i social network scatenano troppo spesso i peggiori istinti delle persone, con conseguenze anche drammatiche per chi viene preso di mira. Questo avviene anche su pagine cattoliche e da parte di persone che si ergono come difensori della fede contro il cosiddetto “buonismo”. Si perde così di vista la bontà, la mitezza, l’umiltà di cuore di cui Gesù ci ha dato l’esempio e che ci invita a imitare. Certo, Gesù ha usato anche parole forti, ma contro i potenti del suo tempo, e con uno stile profetico.

C’è però speranza, cara Agnese. Prima di tutto perché si tratta solo di una minoranza rumorosa. Fatta spesso di persone che in parte non sono affatto cristiane ma intervengono per esternare il proprio odio; e in parte sono spinte da un sentimento di paura che le indirizza contro l’altro, il diverso, lo straniero. Ma la paura va governata, non deve essere l’unico motivo che ci spinge ad agire.

Ma c’è speranza anche perché la nostra fede cristiana ci invita alla pace, al dialogo, all’incontro, a lasciarci guidare dall’amore. La speranza è in ciascuno di noi, nella misura in cui scegliamo di agire diversamente, di usare un linguaggio mite, di rispondere al male con il bene. Anche su Internet. Papa Francesco ci dà l’esempio. Come ha scritto nel messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali, «il miglior antidoto contro le falsità non sono le strategie, ma le persone: persone che, libere dalla bramosia, sono pronte all’ascolto e attraverso la fatica di un dialogo sincero lasciano emergere la verità; persone che, attratte dal bene, si responsabilizzano nell’uso del linguaggio».


01 febbraio 2018

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