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mercoledì 16 ottobre 2019
 

Giuseppe Conte alla guerra dei due Mattei

Fa bene il premier Conte a non sentirsi “sereno”. Sarà anche un sostenitore della maggioranza, ma sono giorni che Matteo Renzi lancia frecciate al governo. L’ex premier e segretario del Pd si è attribuito il merito del mancato aumento dell’Iva, per poi lanciare avvertimenti sull’introduzione di nuove tasse. Venerdì da Assisi Giuseppe Conte aveva risposto stizzito: «Non abbiamo bisogno di fenomeni». Ma domenica, ospite di Lucia Annunziata a Mezz’ora in più, Renzi è tornato alla carica suggerendo al presidente del Consiglio di affidare «a un professionista» la delega per i servizi segreti e di presentarsi al Copasir per «spiegare tutto sulla spy story, modello fiction americana» che ha coinvolto il ministro della Giustizia Usa, William Barr, «venuto a incontrare segretamente il capo del Dipartimento per le informazioni per la sicurezza Vecchioni». In pratica si chiede al premier di rinunciare alla delega per i servizi, con un atto di sfiducia plateale.  Niente male per un alleato di governo.

Nel frattempo, in attesa dell’assemblea alla Leopolda di Firenze, la sua creatura Italia Viva continua  a ingrossare le fila. L’ultimo arrivo è la senatrice Annamaria Parente, che ha lasciato il Pd per passare a Italia Viva dove sarà Responsabile per il lavoro e il sociale. Con quest’ultimo arrivo, il nuovo gruppo Psi-Italia Viva conta 17 senatori. Alla Camera i renziani sono invece 25. Ma secondo fonti interne ci sono almeno 10 dem che mangeranno il panettone in qualità di deputati renziani.

Può il governo andare avanti su due fronti, quello esterno del primo Matteo (Salvini) e quello interno (Renzi), del Matteo che in questo momento appare molto più pericoloso? Ha scritto Stefano Folli con la consueta lucidità: “Si procede lungo un sentiero stretto soprattutto perché i rapporti nella maggioranza sono rapidamente peggiorati. E negli ultimi giorni anche la posizione del presidente del Consiglio si è fatta instabile. Dipende dalla frenesia del Matteo Renzi pre-Leopolda, certo. Ma dipende allo stesso modo da eventi imponderabili che richiamano l’attenzione sul clima poco limpido in cui è maturato l’esecutivo Conte 2, con riflessi che oggi potrebbero minarne la navigazione”.

Per il principe dei commentatori politici “l’astio tra Renzi e Conte ha ormai raggiunto e superato la soglia di sicurezza. Al punto in cui siamo, è poco verosimile che s’individui un punto di equilibrio in grado di coinvolgere e pacificare Renzi per i prossimi due o tre anni. Magari favorendo il suo ingresso nel governo in un ruolo adeguato”. Dunque sarà curioso capire come farà Conte a disinnescare il politico fiorentino e sentirsi finalmente sereno, ma stavolta senza hashtag, come avvenne per il povero Letta.


07 ottobre 2019

 
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