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Libri, il buono e il cattivo Aggiornamenti rss Paolo Perazzolo
Responsabile del desk Cultura e spettacoli

Gli schei vanno e vengono e rovinano tutti

Per capire che cosa sia il Nordest, anche nella sua valenza simbolica che lo rende metafora nazionale, Effetto domino di Romolo Bugaro risulta utile quanto un saggio sociologico di Ilvo Diamanti o un’inchiesta giornalistica di Gian Antonio Stella.

Lo scrittore sofferma il suo sguardo sensibile e chirurgico su Franco Rampazzo, un imprenditore che si è fatto da sé, si è arricchito, ha regalato benessere alla sua famiglia, e ora - seguendo la proposta di un certo Colombo, anch’egli una vita a cercare gloria imprenditoriale - si butta in un grande affare: costruire una città di lusso, che sorgerà come un fungo dal nulla in mezzo alla campagna veneta. Il progetto parte, ma a un certo punto, del tutto inaspettatamente, la banca che lo finanzia si tira indietro.

Scopriremo che la ragione non è tanto un problema economico, quanto una lotta interna all’istituto di credito (per ogni livello di potere, ne esiste sempre uno superiore, più potente e inafferrabile), ma poco importa: Rampazzo non ha più soldi per pagare i fornitori e l’effetto domino annunciato dal titolo si scatena inesorabile, travolgendo tutti, dai pesci grossi a quelli piccoli, dagli imprenditori a famiglie e bambini innocenti.

Il merito di Bugaro - che è anche avvocato che per lavoro conosce da vicino ascese e cadute delle imprese - non è solo quello di mostrare la catena che lega i destini di uomini diversi, di documentare che la spregiudicatezza imprenditoriale che ha come unico criterio il business non è innocua, ma si ripercuote con costi altissimi sulla vita di tanta gente; il suo merito maggiore, è quello di entrare nel cuore, nella mente, nella logica dell’"imprenditore medio del Nordest".

Non c’è alcun accento né intento moralistico nel suo racconto, che invece predilige l'analisi antropologica e psicologica, dalla quale emergono profili in chiaroscuro: i personaggi vivono nel mito del lavoro e degli schei (ricordate il libro-inchiesta di Gian Antonio Stella?), non hanno la finezza di pensare che devastare una campagna per un resort per ricchi non è un'idea brillante, certo, ma hanno anche capacità non comuni, sanno avviare imprese dal nulla, possiedono un loro codice comportamentale che li porta a rispettare chi è più “sgamato” di loro e sa fregarli giocando il loro stesso gioco...

Si sono fatti prendere la mano, questo sì, e così vanno incontro alla catastrofe, come corridori impazziti che non sanno frenare la loro corsa. Il lavoro e il denaro sono i miti a cui hanno consacrato la vita, sacrificando molto di tutto il resto. Quando morirà la moglie, Rampazzo sospetterà di aver perlomeno perso di vista alcuni aspetti non trascurabili dell’esistenza. E prenderà il suo posto nel coro parrocchiale...


09 giugno 2015

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