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domenica 22 settembre 2019
 

Ho aperto la mia casa a quattro nordafricani

Caro don Antonio, vorrei raccontarle la gioia che ho provato quando ho deciso di aprire la casa e accogliere quattro nordafricani. Mi sento provocata dalle immagini degli sbarchi che vedo in Tv. Non posso non commuovermi di fronte a quella gente stipata nei barconi, ammassati in attesa di una destinazione. Non posso non guardare quei volti disperati e ignorare che quegli uomini e quelle donne con bambini hanno venduto tutto, a volte anche parte del proprio corpo, per avere un posto sulle “carrette del mare” pur di scappare dalla fame e dalla guerra. Non posso andare a dormire serena o sedermi a tavola mentre loro affogano in mare. No, come cristiana, non posso far finta di nulla. Non potrei più recitare il Padre nostro. Certo, non tutti hanno la possibilità di ospitare degli immigrati, ma una cosa ciascuno di noi può fare: rispettarli!
Se quella persona stipata nella barca fosse mia madre o mio fratello, come agirei? Mi verrebbe spontaneo tendere una mano e salvarla. Di fronte a tante tragedie umane, alle bare senza nome, ai corpi trasportati dalle onde o avvolti da teli, bisognerebbe far silenzio e avere sentimenti di compassione e umanità. Perché chiudere la porta, perché giudicarli senza nemmeno conoscerli? Papa Francesco dice che il benessere ci ha portato alla globalizzazione dell’indifferenza. Ma se noi cristiani non abbiamo più amore verso il prossimo fatto di disperati, dove andremo a „finire? Questi sono dei “poveri cristi” ri„fiutati, fl†agellati, torturati, che bussano alle porte di casa nostra.
Premesso che amo gli animali e che in casa ne ho una decina tra cani e gatti, vorrei fare un paragone, anche se a qualcuno potrà sembrare fuori luogo. Dall’inizio dell’estate la Rai manda in onda uno spot contro l’abbandono degli animali, sostenuto da tanti divi della Tv. Perché non si fa altrettanto con le persone? Perché questi bei personaggi, amanti degli animali, non si prestano a fare degli spot contro la xenofobia, il razzismo e l’“abbandono” di essere umani? Gli immigrati, solo perché neri, disperati e malmessi, valgono forse meno dei nostri cari animali? Io ho accolto quattro giovani africani, e ne vorrei altri, perché la loro presenza sta arricchendo (non parlo economicamente) molto la mia vita e il mio essere cristiana.

LUCIANA S.Padova 

Se non possiamo aiutarli e accoglierli in casa, come fa Luciana, almeno rispettiamoli e non facciamoli oggetto di volgari aggressioni verbali («scimmia africana»), com’è avvenuto a Fermo nelle Marche. Emmanuel, migrante nigeriano di 36 anni, è morto a seguito di una rissa con un giovane italiano. Quest’ultimo aveva pesantemente offeso la sua giovane moglie Chinyere mentre passeggiavano per strada. Assieme a un centinaio di altri stranieri, vivevano nella comunità di don Vinicio Albanesi, nel seminario di Fermo adibito all’accoglienza.
Triste destino il loro: dopo essere scampati alla persecuzione di Boko Haram in Nigeria (dove in un attentato sono morti alcuni loro parenti), alle sevizie dei torturatori in Libia, ai pericoli della traversata nel Mediterraneo, ˆfinalmente pensavano d’essere salvi e di rifarsi una vita in Italia. Ma in quella stessa terra che li ha accolti è fiˆnito anche il loro sogno di un futuro migliore, per mano di chi è cresciuto in una cultura xenofoba e in un clima di odio verso gli stranieri. «Dietro la mano che ha ucciso Emmanuel c’è un fiume di parole d’odio razziale. Parole che rigurgitano dai social network, ma anche pronunciate da leader politici complici di alimentare la rabbia», ha detto l’ex ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge, fatta anch’essa oggetto di aggressione verbale da un rappresentante delle istituzioni. Ma quell’episodio, gravissimo per le conseguenze e l’impatto sull’opinione pubblica, fu rapidamente archiviato dai colleghi parlamentari, con irresponsabile leggerezza. L’Italia non è un paese xenofobo, ma ci sono tante sacche di razzismo alimentate dal populismo di chi specula sul malcontento per un pugno di voti in più alle elezioni.
A problemi reali, si danno purtroppo risposte sbagliate. E i mass media ne sono complici quando soffiˆano sul fuoco, dando sempre addosso agli stranieri, che considerano all’origine di tanti nostri mali quali degrado e criminalità, ma anche dei problemi economici e sociali. Un’informazione seria e responsabile dovrebbe evidenziare anche gli aspetti positivi di integrazione. Come ha fatto di recente il presidente dell’Inps, Tito Boeri, che nel suo rapporto annuale ha sottolineato come in termini di contributi sociali gli stranieri versano molto di più di quanto ricevono in pensioni sociali. Versano otto miliardi all’anno e ne ricevono soltanto tre di ritorno, “regalando” al Paese cinque miliardi di contributi netti.
Allo stesso modo, andrebbero sconfessati i luoghi comuni e pregiudizi su cui si alimentano paura e rabbia dei cittadini. I recenti dati Istat mostrano che non è affatto vero che gli immigrati “rubano” il lavoro agli italiani, perché dove calano gli occupati italiani non aumentano i lavoratori stranieri. Questi vanno a occupare quelle professioni che i nostri non vogliono più fare. Papa Francesco, commentando la parabola del Buon samaritano, ha detto: «Dio è nel migrante che tanti vogliono cacciare via. I migranti non sono un pericolo, ma in pericolo». Vittime di un clima di intolleranza, discriminazione e istigazione alla violenza anche verbale, che spinge a irreparabili gesti di barbarie e disumanità.


22 luglio 2016

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