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domenica 25 febbraio 2018
 

I cattolici e l’accoglienza dei migranti

Egregio direttore, sentendo come è stata affossata la legge sulla cittadinanza mi sono riletto il Primo piano del n. 51. C’è scritto che la decisione di affossare la legge ha spaccato la sinistra, parla di forze razziste e si cita Salvini. Ma mi pare che tutti i partiti di centrodestra siano stati ferocemente contrari. E i tanti cattolici che fanno parte di quell’elettorato erano e rimangono contrari a quella legge. Alla faccia delle esortazioni del Papa. Siamo al paradosso che i buoni cattolici che difendono il presepio, il crocifisso e le tradizioni cristiane siano contenti quando una nave affonda e i neri muoiono, basta che non arrivino qui, e che quelli che erano i comunisti senza Dio si comportino da buoni e inneggino al Papa!

Ho sentito discorsi sconvolgenti all’uscita dalla chiesa dopo Messa. Ma perno in chiesa ho sentito bestemmie e offese al Papa, perché invita all’accoglienza ma non si prende nessuno in Vaticano! Ho generalizzato un po’ troppo, ma non credo che siano la maggioranza le parrocchie che hanno accolto una famiglia di profughi.

SILVANO TROIANI - Villafranca di Verona

Caro Silvano, in realtà la Chiesa italiana ha fatto e continua a fare molto per l’accoglienza. Un recente rapporto spiega che le diocesi coinvolte sono il 63 per cento (139 su 220), le quali hanno accolto 23.300 persone. Lo hanno fatto attraverso le parrocchie, ma anche altre strutture ecclesiali e mediante le famiglie. Le realtà più organizzate nell’accoglienza sono quelle del Nord, specialmente Lombardia e Triveneto; al terzo posto c’è la Sicilia. Tutto questo dimostra che, al di là delle parole, c’è ancora molta sensibilità verso chi ha bisogno, come i migranti e i rifugiati.

Aggiungo alle tue riflessioni solo due considerazioni. Ogni partito cerca di accaparrarsi i voti dei cattolici, presentandosi come alfiere dei valori cristiani. Noi, però, non dobbiamo lasciarci condizionare, ma riferirci al Vangelo nella sua integralità. Una seconda considerazione la traggo dalla lettera di un altro lettore, Umberto Coassin di Sesto al Reghena (Pordenone), che ringrazio. È amareggiato per il naufragio della legge sullo ius culturae, ma segnala che «la legge vigente sulla cittadinanza italiana consente, almeno in alcune (poche) condizioni, di anticiparne l’acquisto prima dei 18 anni. È il caso dei minori conviventi con i genitori stranieri che richiedono la cittadinanza dopo almeno dieci anni (quattro per i comunitari) di residenza in Italia. Inoltre, si può diventare cittadini italiani anche per matrimonio, e ne beneficiano contemporaneamente gli eventuali minori; e per adozione del minorenne straniero da parte di genitori o uno dei genitori italiano».


12 gennaio 2018

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