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giovedì 22 agosto 2019
 

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - (ANNO A) 19 GENNAIO 2014

Vedendo Gesù venire verso di lui, Giovanni disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”.
Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio»
.
Giovanni 1,29-34

CRISTO CI INVITA A PARTECIPARE ALLA SUA VITTORIA


Giovanni Battista oggi ci rende partecipi del suo stupore di fronte a quanto noi abbiamo contemplato la scorsa domenica e testimonia che «Gesù è il Figlio di Dio». Non si tratta di una semplice ripetizione di quanto abbiamo ascoltato una settimana fa: Giovanni ci invita a penetrare in profondità nel mistero di Gesù, in quella realtà di salvezza che mai finirà di renderci gioiosi e grati. Giovanni la annuncia così: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!».

Gesù, all’inizio del Vangelo di Giovanni, ci viene presentato attraverso l’immagine dell’agnello, del capro espiatorio di cui ci parla l’antico libro del Levitico: «Aronne poserà entrambe le mani sul capo del capro vivo, confesserà su di esso tutte le colpe degli Israeliti, tutte le loro trasgressioni, tutti i loro peccati e li riverserà sulla testa del capro; poi, per mano di un uomo incaricato di ciò, lo manderà via nel deserto. Così il capro porterà sopra di sé tutte le loro colpe in una regione remota, ed egli invierà il capro nel deserto».

Nel deserto però il capro si disperde e muore: così Dio distrugge i nostri peccati dimenticandoli, proprio come il capro che nel deserto si perde e non viene più né ritrovato né cercato. Ma questo capro era solo un’immagine, per quanto incisiva ed efficace, di una realtà che, nella nuova alleanza stabilita tra Gesù e l’umanità durante l’Ultima Cena, non è più data solo nel segno: è data oramai nella realtà del sacrificio del Signore che va a morire per noi.

L’AGNELLO DI DIO.

Ecco dunque l’Agnello di Dio, Gesù che si dona per la nostra salvezza, per riconciliare l’umanità con il Padre e per spalancarci la porta di quella fede che ha il suo sbocco efficace nel Vangelo della carità e che è motivo di grande e autentica gioia per ciascuno di noi. È significativo che i Vangeli di Matteo, Marco e Luca collochino, dopo il racconto del Battesimo di Gesù, quello del suo inoltrarsi nel deserto. È qui che il Signore si scontra con il Diavolo, che da sempre tenta di dividere l’uomo da Dio: lo tenta nei suoi desideri più attraenti (il potere, la gloria, il prestigio), ma viene sconfitto.

Gesù, il capro espiatorio dei nostri peccati, ha iniziato a vincere sul male che sfigura e annienta la dignità umana. Sì, ha iniziato a vincere il Diavolo; ma ora invita noi a partecipare a questa vittoria facendoci discepoli del suo Regno. Gesù ci colloca dentro il suo stesso punto di vista, esattamente là dove diventiamo anche noi testimoni che è lo Spirito ad agire su di lui e su di noi perché la nostra buona volontà diventi efficace aderendo alla volontà di Dio che culminerà sulla croce.

Lì l’Agnello che toglie il peccato del mondo darà compimento alla sua missione e ci coinvolgerà come inviati, missionari della gioia nuova del Vangelo.


16 gennaio 2014

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