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martedì 12 dicembre 2017
 

Immacolata Concezione - 8 Dicembre 2017

LA GRAZIA DI DIO PER DISOBBEDIRE AL TIMORE

L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

Luca 1,26-38
  

Nella solennità dell’Immacolata concezione della Beata Vergine Maria – in tempo di Avvento – la Chiesa medita l’Annunciazione. Questo testo è un meraviglioso paradigma di ogni visita del Signore. Mettiamoci alla sua scuola.

Anzitutto l’angelo è «mandato da Dio». Le cose di Dio partono da Dio. La vita nuova non può partire da noi, la salvezza si accoglie, non si gestisce, non si manipola. Maria è visitata da Dio, e anche noi – tendenzialmente così autoreferenziali – abbiamo bisogno di lasciargli il volante della nostra vita. Non è facile lasciarsi salvare, è più frequente che le persone – anziché darsi – continuino a escogitare proprie soluzioni. E spesso sono peggiori dei problemi che dovrebbero risolvere.

Ma l’angelo, da cosa inizia? «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». Come mai una chiamata alla gioia? Perché per dar spazio alla vita nuova bisogna rompere ogni alleanza con la tristezza, con l’infelicità. Va ricordato che, oltre i nostri sette peccati capitali, i fratelli cristiani orientali ne enumerano un ottavo, che papa Francesco definisce «una tristezza dolciastra, senza speranza, che si impadronisce del cuore come “il più prezioso degli elisir del demonio”» (Evangelii gaudium 83).

Sotto sotto la tristezza ci affascina. Il gusto della melanconia e dell’autocommiserazione. Ma l’angelo dice: «Rallègrati!» e credi alla grazia. Dio è generoso, credi al bene. Come si può essere salvati se non si crede alla salvezza? Come si può entrare nella gioia se si è affezionati alla malinconia?

CHI È PADRONE DEL NOSTRO CUORE? A fronte del turbamento di Maria ecco la seconda parola dell’angelo: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio». Ecco l’avversario storico della fede: la paura, che detta i tempi delle nostre ansie e fa delle angosce le padrone del nostro cuore, dei nostri gusti, delle nostre scelte. L’angelo non può che invitare a disobbedire al timore. Come potrà mai un uomo fare opere di vita eterna se è ostaggio della paura? Attenzione però: Gabriele non invita a un esercizio muscolare contro la paura, come una sorta di “machismo” spirituale. Tutt’altro.

Perché non temere? «Perché hai trovato grazia presso Dio». Nessuno vincerà mai da solo le sue paure più profonde, ma c’è grazia presso Dio e con lui si può disobbedire al timore. Nella paternità di Dio si scioglie ogni nostro terrore.

E l’ultima parola dell’angelo sarà: «Nulla è impossibile a Dio!». Le cose di Dio non sono secondo la nostra debolezza ma secondo la Sua potenza. Perché l’uomo diventa banale? Perché delimita il suo orizzonte alle sue misere forze. Ma nulla è impossibile presso Dio.

Quale è la risposta di Maria? «Avvenga per me secondo la tua parola!». Non «mi impegno», non «ci penso io», non «visto che mi tocca, mi rassegno» o altre mediocrità. In greco quell’«avvenga » è un “ottativo”, indica desiderio, auspicio. «Avvenga! Accada proprio come dici!». Non è adeguamento, ma letizia, desiderio. Chi inizia a capire il Signore, non vede l’ora che venga. Chi ne ha paura, non Lo conosce.


05 dicembre 2017

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