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Isacco amò Rebecca

Rebecca ed Eliezer al pozzo, dipinto di Nicola Grassi (1682-1748). Venezia, San Francesco della Vigna.
Rebecca ed Eliezer al pozzo, dipinto di Nicola Grassi (1682-1748). Venezia, San Francesco della Vigna.

Abbiamo già trattato le prime due letture proposte dal Lezionario del matrimonio (Genesi 1,26-31 e 2,18-24). Il terzo testo è una selezione frammentaria di alcuni versetti del capitolo 24 della Genesi. Eliezer, maggiordomo di Abramo, è incaricato di una delicata missione: condurre le trattative matrimoniali per ottenere una consorte al figlio Isacco. Secondo le norme giuridiche antiche, la moglie deve appartenere al reticolo delle parentele tribali.

Per questo Eliezer cerca la donna per Isacco nell’area di origine di Abramo, nel «Paese dei due fiumi», l’alta Mesopotamia. Là il maggiordomo incontra una pronipote di Abramo, Rebecca, figlia di suo nipote Betuel. Nella trattativa ha una funzione di rilievo Labano, fratello della donna, secondo gli usi “maschilisti” dell’Antico Oriente. Ma anche Rebecca è coinvolta: «Vuoi partire con Eliezer?», le chiedono il padre Betuel e il fratello Labano ed ella risponde: «Andrò!».

Riceve allora la solenne benedizione da parte del clan con un augurio di fecondità e prosperità nella sua discendenza numerosa in «migliaia di miriadi». Ancor oggi, al matrimonio dei contadini o dei beduini palestinesi, si schiaccia sulla soglia della casa o all’ingresso della tenda dei nuovi sposi una melagrana i cui chicchi simboleggiano i figli numerosi augurati alla coppia. Ma il vertice del racconto è nella suggestiva scena finale. Siamo quasi al tramonto e, nelle steppe del deserto di Giuda, Isacco è in giro con il cuore ancora gonfio di tristezza per la morte di sua madre, Sara. Quand’ecco all’orizzonte profilarsi una carovana di cammelli. Egli intuisce che forse è il corteo della sua futura sposa. Il narratore evoca il giuoco degli occhi: Isacco «alza gli occhi» e vede la carovana, Rebecca «alza gli occhi» e vede Isacco e subito si copre con il velo che nascondeva il volto alle donne.

Isacco prende per mano la sua sposa e la introduce nella tenda femminile della tribù, quella occupata dalla madre Sara, moglie di Abramo: d’ora innanzi sarà Rebecca la “principessa” del clan. Scocca ormai la scintilla dell’amore ed è bellissima la sobria annotazione finale: «Isacco trovò conforto dopo la morte della madre». La solitudine dell’uomo Isacco, la sua tristezza e le sue amarezze sono cancellate dalla presenza della sua donna. Quasi commentando la storia d’amore di Isacco e Rebecca, il poeta mistico ebreo andaluso Giuda ha-Levi (1075-1141) scriveva: «Guarda lo sposo come è solitario, accorri, o bella, per fargli da compagna; non è bene per l’uomo vivere da solo, felici sono le coppie innamorate.

Il tempo dell’amore è venuto, l’ora che unisce i due sposi». L’amore è ciò che dà sapore a tutta l’esistenza. Quando il cielo è spento delle nuvole — affermava lo scrittore francese Paul Claudel — la superficie dei laghi è piatta e metallica; quando brilla il sole essa si trasforma in uno specchio mirabile delle tinte del cielo e della terra. Così è della vita dell’uomo quando s’accende l’amore: il panorama è lo stesso, il lavoro monotono, la città alienante, i giorni anonimi; eppure l’amore tutto trasfigura e allora tutto si ama e tutto si vede con occhi diversi.


16 gennaio 2015

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