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martedì 21 novembre 2017
 

La fede non è un ansiolitico

Mi capita spesso di ascoltare prediche che fanno riferimento alla mancanza di partecipazione alla Messa, come frutto di un mondo secolarizzato e privo di interesse ai valori spirituali, senza tenere in minima considerazione anche le responsabilità di una Chiesa che lascia largo spazio alla religiosità popolare e ai messaggi delle apparizioni come unica via di salvezza dal «fuoco eterno». Io vorrei che non considerassimo più la fede come un ansiolitico. Si obietterà: che cosa c’è di male in queste devozioni? Non tolgono nulla all’insegnamento della dottrina cattolica! Ragionamento semplice e lineare, ma errato, perché così si blocca la crescita spirituale dei fedeli. Il Vangelo è un messaggio di libertà, che implica la responsabilità di scegliere. E in ogni scelta c’è il rischio di sbagliare. Mentre a noi piace la sicurezza, come il servo della parabola evangelica che sotterrò il suo talento, senza farlo fruttare.

LUIGI M.

Il problema, a mio parere, non è la devozione popolare, che, se non scade in riti formali o in forme magiche, ha il suo valore come espressione di una fede semplice e genuina. Il tema vero è la nostra consapevolezza dell’essere cristiani. Il riferimento alla parabola evangelica è appropriato, perché Gesù condanna chi, per paura o ignavia, non fa fruttificare i doni ricevuti. Il patrimonio che il Signore ci ha lasciato è la sua Parola, sono i segni della sua grazia, è il suo perdono, è la sua misericordia… doni che non vanno sotterrati ma fatti crescere, con creatività e con la fecondità dell’amore. «Gesù non ci chiede di conservare la sua grazia in cassaforte», ha detto papa Francesco commentando la parabola dei talenti, «ma vuole che la usiamo a vantaggio degli altri. Tutti i beni che noi abbiamo ricevuto sono per darli agli altri, e così crescono… Chi abbiamo “contagiato” con la nostra fede? Quante persone abbiamo incoraggiato con la nostra speranza? Quanto amore abbiamo condiviso col nostro prossimo?». Ecco, sollecitati da papa Francesco, sono queste le vere domande cui, da credenti, siamo chiamati a rispondere.


05 gennaio 2017

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