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lunedì 26 giugno 2017
 

La ragazza bengalese rasata a zero: non c'è solo bisogno di leggi

Leggo il commento di Franca Zambonini sull’adolescente bengalese che vive a Bologna e... non so se stupirmi o indignarmi. «Nessuna violenza fisica o psicologica può essere tollerata»: parole del ministro dell’Interno. Lodevole voler mantenere le tradizioni del proprio Paese, ma a patto che siano compatibili con il rispetto dell’integrità fisica e psichica degli esseri umani. È di ieri la notizia del ragazzo singalese che a Bassano del Grappa si è ucciso perché i genitori gli vietavano di frequentare una coetanea italiana. I giudici hanno adottato gli stessi provvedimenti con cui proteggono pure i ragazzi, le ragazze e le donne italiane maltrattate in famiglia. Non dimentichiamo le ragazzine uccise in Italia e altrove in Europa dai padri perché si erano troppo integrate e tentavano di vivere come le coetanee. Tradizioni? Allora dobbiamo accettare anche le mutilazioni degli organi genitali? La lapidazione per le cosiddette ragazze madri, tipica di talune contrade extraeuropee? E che dire della poligamia? Mi dispiace dover fare le bucce proprio a Franca, che ammiro da sempre e seguo con interesse nei suoi interventi.

GIUSEPPINA GATELLA

Cara Giuseppina, in realtà Franca Zambonini poneva solo degli interrogativi e indicava la necessità di avviare un autentico processo d’integrazione. Che non può essere imposto per legge, ma ha bisogno dei tempi lunghi del dialogo. In questo auspico che siano gli stessi responsabili delle comunità musulmane ad aiutare i propri fedeli a integrarsi. C’è infatti bisogno di superare una mentalità che spesso non è legata alla religione, ma ad abitudini e tradizioni retrograde del proprio Paese d’origine (certo, spesso ammantate da motivi religiosi). Anche in Italia c’erano consuetudini che oggi ci sembrano ridicole o inaccettabili. Nel caso in questione, poi, ci sono due testimonianze opposte tra la ragazza e i familiari, secondo i quali la rasatura dei capelli era stata fatta d’accordo con la €figlia. Non so chi abbia ragione, lo stabiliranno gli inquirenti. Penso solo due cose: l’educazione dei €figli spetta in primo luogo ai genitori, quindi bisogna pensarci bene prima di allontanare i ragazzi dalla famiglia; tuttavia, non è ammissibile nessuna violenza, né €fisica né verbale (compresi gli “schiaffi€ pedagogici” di un tempo). E in caso di necessità è bene denunciare e far intervenire le forze dell’ordine.


20 aprile 2017

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