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venerdì 24 maggio 2019
 

Ma i sacramenti si pagano?

Mio figlio dovrà fare la prima Comunione. Mi hanno però chiesto 50 euro da dare al parroco per spese di riscaldamento, altri 80 per il fotografo (imposto ovviamente dalla parrocchia, perché altrimenti si fa confusione), più altri 30 per noleggiare il saio (per chi non ce l’ha), altri soldi per i fiori e regali alle catechiste. Una sola domanda: i sacramenti si pagano?

LETTERA FIRMATA

I sacramenti non si pagano. Come si legge nel Compendio del Catechismo, «per mezzo dei sacramenti, Cristo comunica alle membra del suo Corpo il suo Spirito e la grazia di Dio che porta i frutti di vita nuova, secondo lo Spirito». Se i sacramenti comunicano la grazia, allora non possono che essere gratis. Non è vietato però fare un’offerta alla parrocchia. Per porre un limite a qualche prete che chiedeva troppo il concilio di Trento chiese a ogni vescovo di stabilire una tariffa modesta per venire incontro ai più poveri (il Codice di diritto canonico al can. 945 raccomanda che ai poveri non sia chiesta alcuna offerta).

Oggi il “deterrente” della tariffa va superato, perché ha legato la Messa e gli altri sacramenti a un prezzo in denaro. Nel caso specifico, bisogna però porsi qualche domanda. Quanto si prevede di spendere per il pranzo, per i regali e magari per un vestito nuovo per l’occasione? E quanto si sarebbe stati disposti a pagare per un proprio fotografo? Quanto chiesto dalla parrocchia, anche se fastidioso, non pare così esoso. Non va peraltro inteso come un mero pagamento del servizio, ma come un’offerta, un contributo per quella che è la casa di tutta la comunità.


08 maggio 2019

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