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Libri, il buono e il cattivo Aggiornamenti rss Paolo Perazzolo
Responsabile del desk Cultura e spettacoli

Marcello Fois = Verga, Chironi = Malavoglia, Sardegna = Sicilia

Ora lo possiamo dire: Marcello Fois è il Giovanni Verga dei nostri giorni e la sua trilogia sulla famiglia sarda dei Chironi è parente stretta del racconto sui Malavoglia. Un'affermazione in cui è implicito un apprezzamento, anche impegnativo, sull'autore. 

Marcello Fois (Nuoro, 1960) ha scritto una lunga, intensa e appassionante storia famigliare, articolata in tre libri. Stirpe uscì nel 2010, Nel tempo di mezzo nel 2012, ora Luce perfetta porta a compimento la trilogia, di cui è protagonista assoluta una famiglia, che vive in Sardegna, a Nuoro, seguita lungo un arco temporale che inizia nel 1889 e si conclude nel febbraio del 2000. Chironi è il nome di questa stirpe il cui «destino è di sembrare lì lì per precipitare, ma poi questo non accade mai».

Tutto ha inizio quando Michele Angelo Chironi e Mercede Lai si scelsero, «lui fabbro e lei donna»: da quell'unione nasce un ceppo che si dirama di generazione in generazione, continuamente frustato dai colpi della sorte, ogni volta pronto a risollevare la testa, sperimentando tutte le passioni e i sentimenti che ogni uomo, ogni famiglia può sperimentare. 

Non fa eccezione il terzo e ultimo atto di questa trilogia, Luce perfetta, appena pubblicato da Einaudi, in cui - come sempre, perché questa è la legge della vita - vita e morte, amore odio, compassione e crudeltà si mescolano alternano senza tregua. La scena qui è occupata da Cristian e Domenico. Il primo, è, insieme all'anziana zia Marianna, l'ultimo superstite della dinastia Chironi, numerosa sì, ma falcidiata da uccisioni, malattie e suicidi. Il secondo è figlio di quel Mimmíu con cui è stata stretta una sorta di alleanza, per gestire il considerevole patrimonio economico accumulato negli anni, perché, come ha tolto in felicità e serenità, così la sorte ha dato in ricchezza materiale. 

I due ragazzi, pur privi di legami di sangue, sono più che fratelli. Fino al giorno in cui si innamorano della stessa donna: Maddalena. La quale non avrebbe dubbi a scegliere Cristian, se questi non fosse stato impegnato a inseguire la malasorte, ma finisce per sposare, incinta, Domenico. A Cristian non resta che farsi da parte, e gli toccherà farlo in una maniera imprevedibile e tragica, come è nel Dna dei Chironi. Con i quali, però non si può mai dire che sia stata pronunciata l'ultima parola...

I tre volumi della trilogia hanno una costante intonazione epica e lirica, tanto che non è inappropriato definirli come una versione contemporanea della tragedia greca. D'altra parte, questo è lo stile adeguato se non necessario per raccontare una vicenda in cui le grandi passioni e i grandi sentimenti dell'esistenza la fanno da padroni, in cui il destino cessa di essere un'entità astratta per trasformarsi in una divinità che interferisce - eccome se interferisce - sulla vita degli uomini. Siamo in suo balìa, ma resta sempre un margine di libertà, per il quale siamo padroni e responsabili. Aspetto evidente in quest'ultimo volume, più ancora che nei due precedenti, nel quale il tradimento, l'invidia, la passione, la vendetta, l'avidità muovono i personaggi sulla scena.

L'intera vicenda si svolge in una Sardegna che, nonostante l'evolversi dei costumi e il "progresso", resta arcaica per la violenza con cui le dinamiche umane esplodono e si ripercuotono nelle relazioni. Una Sardegna lontana, appena lambita dalla grande Storia, ma non avulsa dalle evoluzioni sociali, come ad esempio, in Luce perfetta, la speculazione edilizia. 

Diventa così più chiaro il titolo di questo articolo, forse un po' gridato, ma veritiero nella sostanza: la saga della famiglia Chironi evoca la saga dei Malavoglia del grande Giovanni Verga.

Cambia l'ambientazione, pur restando un'isola (qui la Sardegna, là la Sicilia), ma il senso di un destino terribile e onnipotente, la violenza delle passioni, i rovesci e le rinascite, la tenacia con cui una stirpe umana resiste ai colpi della morte, e infine la compartecipazione dell'autore alle sorti dei vinti, fanno di Marcello Fois il Verga dei nostri giorni. 


09 luglio 2015

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