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sabato 19 gennaio 2019
 

Martedì 25 dicembre - Natale del Signore

Lettura del Vangelo secondo Luca (2,1-14)

In quei giorni. Un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.

C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli / e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
   

Dalla Parola alla vita

«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama»: finalmente è Natale! È avvenuto l’impensabile: Dio si è fatto uomo, per amore nostro, per la nostra salvezza.

Le speranze che attraversano tutta la storia di Israele giungono a compimento in modo imprevedibile, inimmaginabile. La luce che progressivamente è cresciuta durante l’Avvento, domenica dopo domenica, ora risplende sulla grotta di Betlemme e nell’umanità divina di quel neonato avvolto in fasce.

La profezia di Isaia annuncia, a quegli Ebrei che erano stati deportati in Mesopotamia, un futuro ritorno in Galilea, un tempo di pace senza fine e un discendente di Davide capace di regnare secondo il cuore di Dio: «Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà:  Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace».

Noi cristiani riconosciamo in Gesù il compimento di questa e di tutte le profezie, gli auspici e gli aneliti dell’Antico Testamento: il dono di Gesù, il dono che è Gesù, il dono che Dio fa di se stesso è infatti il massimo che il Signore può fare per noi. Più volte in questa prima lettura ricorrono i temi della gioia e della pace, così come anche nel racconto della nascita di Gesù tramandatoci dall’evangelista Luca.

Il Natale è sempre stato una festa caratterizzata dalla gioia: è così per noi anche questo Natale 2018? Quali motivi di gioia ci offre la nascita di Gesù? Qual è il Vangelo, cioè la “Bella notizia”, che il Signore mi annuncia per donare gioia al mio cuore e alla mia vita?

Lo sconosciuto autore della lettera agli Ebrei sa che credere che Gesù di Nazaret fosse il Messia non era difficile quanto credere che egli fosse Dio stesso! È forse per questo che il brano della seconda lettura si sofferma sull’identità di Gesù: egli non è semplicemente un profeta né un angelo, ma il Figlio di Dio Padre, cioè Dio egli stesso. Questo è un dogma della fede cristiana, cioè è un punto decisivo e non a caso molti non riescono a crederci.

Allora mi chiedo: chi è per me Gesù? Finché lo ritengo semplicemente un grande uomo, un maestro di vita, un uomo di Dio, è un conto... Ma se davvero credo che egli è il Figlio fattosi uomo, questo atto di fede può avere delle conseguenze inimmaginabili sulla mia vita!

«È nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore»: cosa significa per me che Gesù è salvatore? Da cosa mi salva? Da cosa sento il bisogno di essere salvato?

I primi a ricevere questo annuncio furono dei pastori e non persone appartenenti a classi sociali elevate (sacerdoti, intellettuali, benestanti…): fin da subito infatti il messaggio di Gesù si rivolge innanzitutto ai semplici, ai poveri, a coloro che non hanno un ruolo sociale prestigioso. Chi di noi si riconosce tra questa gente, senta su di sé in questo Natale lo sguardo preferenziale di Dio, si senta primo destinatario della benevolenza del Signore. E chiediamoci se conosciamo qualche persona che proprio in questo Natale può aver bisogno di ri-ascoltare la Buona notizia per ritrovare un po’ di pace e gioia nel cuore. Perché se il Natale è davvero una bella notizia, sarà una gioia condividerla con gli altri.

Commento di Chiara Zambon e Matteo De Matteis


23 dicembre 2018

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