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Matrimonio e impurità

Coppie di amanti, particolare da un dipinto di Hieronymus Bosch (1450 ca.- 1516). Madrid, Museo del Prado.
Coppie di amanti, particolare da un dipinto di Hieronymus Bosch (1450 ca.- 1516). Madrid, Museo del Prado.

«La lussuria è come l’avarizia: aumenta la propria sete quanto più ottiene». Così osservava lo scrittore francese Montesquieu nella sua celebre opera socio-politica Lo spirito delle leggi (1748). La prostituzione, le degenerazioni sessuali, la pornografia con la loro sete viziosa spesso devastano la vita di coppia e familiare. San Paolo mette in guardia su questo i cristiani di Corinto in un testo del Lezionario biblico del matrimonio (1Corinzi 6,13-20).

Corinto, città corrotta e percorsa da movimenti sociali e culturali disparati, riflette le sue anomalie nella comunità cristiana. Due correnti si scontravano: quella del rigorismo sessuale che riteneva indegno persino il matrimonio, e quella lassista che riteneva tutto lecito, considerando la sessualità solo una questione fisiologica. Paolo contro la prima tendenza ribadisce nel capitolo 7 la legittimità e santità del matrimonio cristiano, contro la seconda reagisce con il brano che presentiamo.

L’argomentazione si fonda sul “corpo”, un termine ripetuto per sette volte in segno di importanza e pienezza. Contrariamente alla cultura greca che vedeva la corporeità come una prigione o tomba dell’anima, la Bibbia si fissa sull’uomo intero nel suo intreccio di spiritualità e materialità, e la parola “corpo” diventa sinonimo di persona. Il corpo è il grande simbolo dell’uomo, del suo manifestarsi, del suo comunicare con gli altri e con il mondo. In questa prospettiva, la sessualità non è una mera questione biologica, è espressione di una comunicazione anche interiore.

L’Apostolo, allora, esalta il nesso tra il corpo e Dio. L’intera esistenza del credente, che si esprime attraverso il corpo, è il grande tempio in cui lo Spirito Santo celebra una perfetta liturgia. Paolo, infatti, esorta anche i Romani «a offrire i loro corpi come sacrificio vivente, santo, gradito a Dio» (12,1). Qui si spinge oltre. Iniziando a sviluppare quell’immagine del corpo di Cristo, di cui parlerà nel capitolo 12, vede il singolo cristiano come membro del grande corpo glorioso di Cristo.

Ecco, allora, da questi due presupposti – il corpo «tempio dello Spirito Santo» e «membro di Cristo» – la conseguenza morale che esalta la visione cristiana della sessualità. Attraverso l’impudicizia, la fornicazione, l’egoismo sessuale, il piacere frenetico e disumano, l’uomo dissacra la santità della sua esistenza, sostituisce al Dio vivente un idolo, alla liturgia festosa dell’amore umano e divino sostituisce la cupa celebrazione di un’orgia, al corpo segno di una comunione personale sostituisce una funzione organica istintiva. L’appello dell’Apostolo è, allora, limpido: «Glorificate Dio nel vostro corpo!».

I coniugi cristiani, attraverso il sacramento che è presenza divina nel loro amore, celebrano nei loro corpi, nella loro esistenza matrimoniale, la gloria del Signore. Triste è, invece, la sessualità cieca, fine a sé stessa, come scrive in una sua lirica la poetessa Edith Bruck: «Ogni inizio è già la fine. Tutto si consuma in un gesto, in un amplesso, in una cena, in un incontro. Non c’è tempo per niente: ogni volta ci salutiamo come se fosse l’ultima e senza promesse».


27 marzo 2015

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