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martedì 21 novembre 2017
 

«Mio figlio disabile non riesce a ingoiare l'ostia». Il parroco: «Se non impara, niente Comunione»

Sono mamma di un bambino con grave ritardo psicomotorio che quest’anno dovrebbe fare la prima Comunione. Sta frequentando il catechismo insieme alla sua assistente già dall’anno scorso. Alla prima riunione di quest’anno ho fatto presente al parroco che mio glio non riesce a prendere l’ostia e mi sono sentita rispondere che il problema non è suo ma di noi familiari. Se non riusciamo a insegnarglielo non farà la prima Comunione! In estate ho provato a fargli ingoiare l’ostia, ma con nessun risultato, anzi per poco non si strozza! Non è possibile far fare la prima Comunione a un bimbo disabile in altro modo, senza che ingerisca l’ostia? Grazie se vorrete togliermi questo dubbio e rasserenare il mio cuore.

MONIA

Cara Monia, credo che il problema si possa superare senza troppe difficoltà, in un dialogo sereno con il parroco. Dalle tue parole non sono in grado di giudicare se il problema di deglutire avviene solo per l’ostia o per qualsiasi cibo. Nel primo caso, forse con un po’ di pazienza, e magari solo con un pezzetto di particola, riuscirai a insegnarlo a tuo figlio. Altrimenti è possibile, con l’approvazione del vescovo, partecipare solo con la Comunione al calice.

C’è, in questo senso, il caso particolare di un ragazzo di Modena che soffre di una rara e grave malattia. Si nutre solo con un sondino, ma può fare la Comunione con una goccia di vino consacrato che gli viene deposta sulla lingua tramite una siringa.

Papa Francesco ha detto l’anno scorso, al Giubileo dei disabili, che non ammettere alla Comunione persone disabili è «una cosa bruttissima». È vero che il Codice di diritto canonico riserva l’Eucaristia ai battezzati che hanno raggiunto l’età di ragione (can. 913), ma si riferisce alle situazioni normali. Lo stesso Benedetto XVI, nell’esortazione apostolica Sacramentum Caritatis, supera questa norma chiedendo che venga assicurata la Comunione eucaristica anche ai disabili mentali.

Essi, infatti, «ricevono l’Eucaristia anche nella fede della famiglia e della comunità che li accompagna». Tutto questo vale a maggior ragione per tuo figlio, che ha solo un ritardo psicomotorio, per quanto grave. Esiste in merito anche un documento del 2004 dell’Ufficio catechistico nazionale, con diverse indicazioni pratiche. Si intitola L’iniziazione cristiana alle persone disabili.


03 novembre 2017

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