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venerdì 28 luglio 2017
 

«Qui il lavoro c'è, ma non chi lo voglia fare»

Caro don Antonio, non è vero che i giovani sono senza lavoro, il fatto è che non sono più allenati a fare fatica ed eventualmente qualche sacrificio. Sono un piccolo artigiano che negli anni con scelte misurate e tanto lavoro (la mia giornata va dalle 7 del mattino alle 20 di sera con pausa pranzo di un’ora, compreso il sabato e la domenica mattina) è arrivato ad avere nove collaboratori. Avrei bisogno di averne almeno altri due, ma ho una difficoltà enorme a trovarli. Gli ultimi tentativi in ordine di tempo: ho assunto tramite stage di tre mesi due neodiplomati. Uno, in circa due mesi, sarà venuto al lavoro venti giorni. Aveva sempre una scusa per assentarsi. L’altro, che sembrava avere un po’ più di buona volontà e che ero pronto ad assumere, giunto alla fine dello stage mi ha risposto che non se la sentiva perché il lavoro era troppo impegnativo e difficile. La dimostrazione di quanto asserito sta nel fatto che nella provincia di Vicenza gli artigiani sarebbero disposti ad assumere circa 8.000 giovani, se solo li trovassero... Altra conferma viene da un vostro articolo a firma di Francesco Anfossi “Confindustria cerca 60 mila profili professionali che non trova per mancanza di competenza dei giovani”. Io mi chiedo: mancanza di competenza o di buona volontà?

RENATO ZANETTI

Caro Renato, grazie per questa tua riflessione, che offre uno spaccato interessante sul tema giovani e lavoro. La realtà mi sembra più complessa. Dipende anche dai contesti. In qualche caso il lavoro manca davvero, in altri non c’è una formazione corrispondente alle reali esigenze del mercato (da questo punto di vista bisognerebbe indirizzare meglio le stesse scuole professionali), in altri casi ancora c’è un’effettiva mancanza di buona volontà. C’è anche un altro grande problema, ed è il costo del lavoro. Posso capire che qualche giovane si scoraggi di fronte a un impiego impegnativo e non abbastanza retribuito, a causa soprattutto degli oneri fi scali e contributivi che assorbono quasi la metà della paga. Mi auguro che chi ci governa prenda in seria considerazione questo problema, non solo a parole; che il mondo della scuola prepari adeguatamente i giovani per entrare nel mondo del lavoro. E anche, certo, che tutti comprendano l’impegno necessario per “guadagnarsi il pane”.


23 marzo 2017

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