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martedì 20 febbraio 2018
 

Se la fede va sugli scaffali... e lo yoga vende di più

Caro padre, il Rapporto Coop-Censis 2017 riguardante i consumi e gli stili di vita degli italiani propone le consuete statistiche riguardanti gli acquisti di beni, servizi e più in generale le nuove tendenze della gente. Scopriamo così che tirano molto gli alimentari, l’elettronica di consumo, i viaggi, le vacanze, gli abbonamenti alle pay-tv, mentre sono in netto calo la lettura su supporto cartaceo, la musica su cd e... la religione tradizionale. Pare che il 53% degli intervistati abbia dichiarato di essersi accostato a forme di religiosità definite più soft, tipo yoga, buddismo o vegan. Magari qualcuno storcerà il naso a sentir parlare di religione tra saponi, Tv e computer, ma tant’è. Del resto, basta entrare nelle chiese sempre più vuote e sentire i discorsi della gente per farsi un’idea...

SALVATORE RUSSO

Sono dati che fanno pensare, anche se riguardano solo una parte degli italiani. Più di 2 milioni sono quelli che praticano lo yoga, mentre quasi 2 milioni sono vegetariani o vegani e, in generale, sembrano aver aderito a quella che viene definita «la nuova religione del benessere». È chiaro che tra tutti questi ci sono anche dei cattolici, quindi non si tratta di un vero cambio di religione. Certo, un altro dato dice che mentre più del 70 per cento degli italiani si dichiara cattolico, appena il 25 per cento è praticante. Al di là dei numeri, c’è comunque la tendenza a una religione più individualistica, più “fai da te”. Noi cattolici dobbiamo tenerne conto, anche nella pastorale. Soprattutto c’è bisogno che ciascuno di noi viva davvero fino in fondo il Vangelo, dimostrando con i fatti che Gesù Cristo è il centro della nostra vita, che ci riconosciamo nella Chiesa in quanto comunità di fedeli che si amano e sono solidali con tutti, che la fede ci porta alla gioia, alla felicità. In fondo, poi, Gesù ci ha paragonati al lievito che fermenta la pasta. Ed è questo il nostro compito.


18 gennaio 2018

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