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sabato 20 luglio 2019
 

«Settimo comandamento: e se un cardinale "ruba" l'elettricità?»

Gentile direttore, sono un po’ confusa. Il settimo comandamento recita: “Non rubare”. Non vi è contemplato il furto della corrente elettrica. Oppure il fine (fare la carità ai bisognosi) giustifica i mezzi, cioè il furto, perché di furto si tratta, ai danni di chi quella energia eroga?

ANNAMARIA ELIANTI

Il riferimento è al gesto clamoroso del cardinale Konrad Krajewski che domenica 12 maggio ha riattaccato i contatori in uno stabile occupato di Roma. «L’ho fatto per i bambini», ha detto. «C’erano oltre 400 persone senza corrente, con famiglie, bambini, senza neanche la possibilità di far funzionare i frigoriferi». Ha pure lasciato un biglietto da visita per ogni eventuale lamentela. Era un problema di emergenza, che nessuno aveva voluto risolvere. Una situazione in cui si trovano tante famiglie, non solo a Roma.

Al di là delle questioni legali, dal punto di vista morale c’è stata una violazione del settimo comandamento? Tutti conosciamo la sintesi catechistica: non rubare. Rileggendo però per intero la spiegazione del Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 2401-2449) scopriremo qualcosa di sorprendente, come questa frase: «Coloro che possiedono beni d’uso e di consumo devono usarne con moderazione, riservando la parte migliore all’ospite, al malato, al povero». Il nostro caso è ben spiegato al n. 2408: «Non c’è furto se il consenso può essere presunto, o se il rifiuto è contrario alla ragione e alla destinazione universale dei beni. È questo il caso della necessità urgente ed evidente, in cui l’unico mezzo per soddisfare bisogni immediati ed essenziali (nutrimento, rifugio, indumenti...) è di disporre e di usare beni altrui».


31 maggio 2019

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