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Luca, l’evangelista delle donne Aggiornamenti rss Gianfranco Ravasi
Cardinale arcivescovo e biblista

Un matrimonio contrastato

Nel nostro itinerario biblico “familiare” seguendo il Lezionario liturgico nuziale giungiamo al libro di Tobia (7,9-10.11-17), che narra una storia familiare ambientata a Ninive, antica capitale assira, ma dedicata a un viaggio “matrimoniale” del protagonista, Tobia junior, per ottenere in sposa una donna della stessa tribù, Sara.

Il testo, composto attorno al 200 a.C., è stato sempre oggetto di lettura devota di famiglie ebree e cristiane e di meditazione per le coppie. Questa «commedia fine e amabile, poema molto bello ed utile», come lo definiva Lutero, illustra infatti la storia di un matrimonio raggiunto con fatica, con il superamento di molti ostacoli, con una costante fiducia nel «nostro Signore e Dio, nostro Padre per tutti i secoli» (13,4). Il brano della liturgia nuziale mette in scena il momento decisivo delle nozze tra Tobia e Sara, figlia di Raguele, abitante nella città di Ecbatana in Persia.

La cerimonia, dopo l’approvazione paterna, è molto semplice. Le destre degli sposi si intrecciano in un gesto simbolico d’unione ancor oggi ripetuto nel rito cristiano. La benedizione solenne paterna santifica l’amore umano facendo intervenire la grazia del «Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe». È lui la sorgente di ogni amore, la fonte della pienezza della vita comune, la radice dell’unità fedele. Tra i papiri di un’antica colonia giudaica d’Egitto, Elefantina, è stata ritrovata anche la formula della celebrazione nuziale del rito ebraico pronunziata dallo sposo: «Ella è mia moglie e io sono suo marito per sempre da questo giorno». Al rito segue la stesura dell’atto ufficiale («la scrittura del matrimonio») e il pranzo nuziale.

Il racconto, nelle parole dell’angelo Raffaele – che, sotto le spoglie umane, accompagna Tobia – e in quelle di Raguele, padre della sposa, conserva un’eco delle paure e degli ostacoli superati. La donna, infatti, secondo la narrazione popolare del libro, era tormentata da uno spirito del male che seminava morte. Al di là dell’elemento un po’ macabro, c’è un’esperienza significativa per tutte le coppie. L’amore ha spesso molti nemici, «il male è accovacciato alla porta» della casa (Genesi 4,7). Ostacoli, tentazioni, incomprensione, oscurità, morte si ergono attorno all’oasi dell’amore. È per questo che anche il matrimonio cristiano è affidato alla grazia di Dio sotto la cui protezione efficace si colloca l’arco intero della vita nuziale con tutte le sue ore, i suoi giorni, i suoi anni, i suoi incubi e le sue gioie.

L’amore richiede questa fiducia e questa donazione totale, anche nel rischio: «È meglio che non s’innamori mai colui che è predisposto ad amare veramente», scriveva paradossalmente e ironicamente il romanziere russo Ajtmatov nell’opera Il patibolo. L’amore è abbandono, totalità, trasparenza, accettazione del bene e del male che viene incontro ai due sulla strada della vita. Ma Dio a Sara e Tobia invia il suo angelo, segno della sua protezione amorosa e «l’angelo del Signore si accampa accanto a quelli che lo temono e li salva» (Salmo 34, 8).


24 gennaio 2015

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