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lunedì 14 ottobre 2019
 

XXXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) - 30 ottobre 2016

L’AMORE DEL SIGNORE IN CERCA DI CHI SI È PERDUTO

«Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Luca 19,1-10


Anche questa domenica il Vangelo racconta l’incontro di un pubblicano – Zacchèo – con Gesù, un incontro di salvezza che cambia radicalmente la vita di quel pubblico peccatore. Con un messaggio essenziale: Dio «viene a cercare chi era perduto». Sì, il nostro Dio, in Gesù, ci cerca costantemente, ogni volta che ci allontaniamo da lui, ogni volta che sperimentiamo il fallimento e la debolezza. Perché il suo cuore è mosso soltanto dall’amore e dalla misericordia: «(Tu) Hai compassione di tutti (prima lettura)… chiudi gli occhi sui peccati degli uomini… ami tutte le cose...». Ecco perché la storia di Zacchèo, insieme ad altre storie evangeliche (fiˆglio perduto, adultera, Pietro…), dà a noi – tanto spesso schiacciati dai nostri limiti e sconfiˆtte – speranza e fiducia nuove, poiché il nostro Dio «viene a cercare e a salvare ciò che era perduto». Ma, per salvarci, egli ha bisogno anche di noi; ha bisogno che, come Zacchèo, anche noi usciamo dal nostro mondo, dalle nostre meschinità, per “salire sul sicomoro” e, a nostra volta, tentare di incontrare il suo sguardo.

INCONTRO AUTENTICO. I particolari del brano ci aiutano nella comprensione. Gesù agisce in una scena con più protagonisti: lui, la folla, Zacchèo, con la sua storia poco ediˆficante (stando a quanto lui stesso confessa). Gesù passa, ma la folla ostacola l’incontro con lui. Per Zacchèo, però, la fatica di farsi strada tra la folla, salire sull’albero e incontrare lo sguardo di Gesù non è inutile! Il Maestro, infatti, lo chiama e si reca a casa sua, per un incontro autentico e salviˆfico. Forse, noi Zacchèo (e tutti quelli come lui, con il marchio di “peccatori”) l’avremmo lasciato marcire appeso a quella pianta, magari additandolo scandalizzati alla pubblica riprovazione. Gesù invece no. Lo stacca dall’albero con delicatezza, anche se con impazienza («scendi subito»), e immediatamente crea relazione. Non occorre che Gesù parli, rimproveri, sottolinei; non servono prediche. Basta l’incontro. E quanta gioia nelle parole e nei gesti di quell’uomo convertito!
L’incontro con Gesù ha reso possibile ciò che la logica corrente riteneva impossibile: un pubblicano – per di più arricchitosi sulle spalle degli altri – apre la sua casa e il suo cuore a Dio e al prossimo. Tanto da mettere mano anche “al portafoglio”, per riparare i torti commessi ed entrare in una nuova logica di condivisione fraterna! La conversione, infatti, se autentica, genera sempre gesti concreti di responsabilità e giustizia.
Dio è sempre in cerca di chi si è perduto. Come possiamo, allora, noi – che pure ci consideriamo suoi discepoli – limitarci ad additare, giudicare e condannare chi commette degli sbagli? Ci conceda il Signore di divenire operatori di misericordia e pace tra i fratelli, segno di speranza per chi vuole risollevarsi dalle proprie cadute.


27 ottobre 2016

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