02
feb

Niente figli, addio "Famiglia Cristiana"

Con dolore ho deciso di non rinnovare l’abbonamento. Ma non volevo andarmene senza salutarla. Ci siamo fatti ottima compagnia per molti anni. Famiglia Cristiana arrivava puntuale nella casa, dove sono cresciuta prima che mi sposassi. Poi mi sono abbonata io stessa. Non lo faccio per la crisi economica, ma per una crisi dello spirito. Purtroppo, dopo quattro anni di matrimonio, non sono arrivati bambini. E, salvo miracoli, non ne arriveranno. Abbiamo iniziato le pratiche per l’adozione, ma anche questa via è risultata tortuosa. Ci sono pochi bambini adottabili e molte coppie desiderose di adottare. La spuntano quelli con i redditi più alti.

Tornando a noi, col tempo mi sono accorta che, sfogliando la rivista, i miei occhi cadevano sempre sulle foto di famiglie con bambini. Gli articoli che catturavano il mio interesse erano quelli sull’educazione dei figli, sul ruolo dei nonni, sulla scuola, sull’infanzia. Per anni ho pensato: «Queste cose, un giorno, mi serviranno». Ora, invece, dopo aver ingoiato il boccone amaro della sterilità, devo salvare me stessa dalla depressione e tenere in piedi il matrimonio. Purtroppo, continuare a vedere foto e titoli sui bambini, per me è un pugno allo stomaco. Riconosco che non sono mancati articoli su adozione o sterilità. E che gli interventi su attualità, politica italiana ed estera, cultura... sono ottimi. Inutile dirle che la saluto con la speranza di ritrovarci.

Un’amica

Spero che tu, cara “amica”, lettrice fedele da tanti anni, non ti sia già allontanata del tutto. Perché alla familiarità con la rivista, con la quale sei cresciuta, fa contrasto una decisione che mi appare affrettata. E anche poco logica. A mio parere, non aiuta a vincere la depressione chiudersi in sé stessi. E tormentarsi su quel bene prezioso dei figli che non sono arrivati. Ci sono altre forme di maternità e paternità, per sentirsi realizzati. Capisco il dolore di chi ha mandato giù un “boccone amaro” come il tuo, ma più che tagliare i ponti (anche con la nostra rivista), occorre reagire con forza. E aprirsi. La via dell’adozione, pur con tutte le sue difficoltà, va ancora perseguita. Non è una questione di soldi.

Pubblicato il 02 febbraio 2012 - Commenti (2)
01
feb

Dottrina sociale: chi la conosce?

Vorrei rispondere a una sua domanda: «Come mai la Dottrina sociale della Chiesa intercetta così poco i credenti?» (FC n. 42/2011). Per me, forse, è perché la fede cristiana si riduce solo a celebrazioni del culto. C’è poca o scarsa formazione sociale. Noi cattolici abbiamo ridotto la fede a un fatto privato. Anche quando facciamo parte di associazioni o movimenti ecclesiali. Tutto il contrario del termine “cattolico”, che vuol dire “universale”, aperto agli altri e al mondo. Basta vedere quanta fatica si fa a promuovere le scuole di formazione sociale e politica. O iniziative per far conoscere la Dottrina sociale della Chiesa, parte integrante dell’evangelizzazione. Anche nella mia diocesi nessuno si pone, seriamente, questo problema. È disarmante quanto disinteresse ci sia. Ma non dobbiamo scoraggiarci. Tanto meno desistere.

Valerio T. - Ancona

Alle domande ci sono già le tue risposte, caro Valerio. Le condivido appieno. Aggiungo solo che il tema della formazione è fondamentale, se vogliamo credenti “maturi”, che sappiano essere nel mondo quel segno di distinzione che dovrebbe caratterizzarli. E per dare un contributo serio alla crescita del Paese, che abbia alla base valori come la solidarietà, la condivisione e la coesione. Così si contrasta una società sempre più egoista e individualista, che mira solo ai propri interessi.

Pubblicato il 01 febbraio 2012 - Commenti (3)
25
gen

Un po' più di umanità anche in chiesa

Le scrivo queste poche righe, dettate dalla rabbia e dallo sconforto nei confronti di un sacerdote. All’inizio di gennaio, il mio povero cognato è morto di infarto, lasciando noi parenti sconvolti nel dolore. Il giorno del funerale, abbiamo chiesto di poter leggere due parole dall’altare, in memoria del nostro caro. La risposta del parroco è stata dura e irremovibile. Per non creare un precedente. «Se volete», ci ha detto, «potete farlo, ma fuori della chiesa, dopo la funzione». Mi chiedo: perché altrove è permesso? Quali criteri si seguono? Perché ci è stato proibito di dare un ultimo saluto all’uomo, al padre, all’amico che non rivedremo più? Finita la cerimonia, il parroco si è defilato velocemente in sacrestia, senza neanche un breve saluto alla vedova e ai figli. Ho sempre meno fiducia negli uomini. Anche quelli di Chiesa. 

                                                                                                                              Rocco C.

L’assenza di umanità in circostanze particolari come la morte di un familiare è davvero scoraggiante. È triste leggere una lettera come questa. Basterebbe davvero poco, un saluto e un po’ di cortesia, per alleviare la sofferenza di chi ha subìto il trauma di una perdita. Quei parenti non avevano chiesto di fare una sceneggiata in chiesa, ma di dare un saluto al proprio caro. Non credo volessero mettersi in mostra o esibirsi. Visto come sono andate le cose, immagino che anche la celebrazione sia stata del tutto anonima, senza calore e partecipazione. Peccato, così viene meno il conforto spirituale della fede e della liturgia. Se in chiesa burocratizziamo anche la morte, forse è perché abbiamo cristallizzato il Vangelo.

Pubblicato il 25 gennaio 2012 - Commenti (16)
24
gen

Governo: tecnico e ingiusto

Sono un affezionato lettore e abbonato. Vorrei esporle la mostruosa iniquità della Manovra di questo “Governo tecnico”. Cioè, l’ampia disparità di trattamento degli italiani. Quando si è trattato di spremere, per l’ennesima volta, i “soliti noti”, le forze politiche non hanno battuto ciglio. Quando si è tentato, timidamente, di mettere mano al loro portafoglio, c’è stata una generale levata di scudi. La “casta” (piena di corrotti e incapaci) si è sentita offesa. Sedici milioni di euro al mese (pagati con i contributi degli italiani) per loro sono pochi. Non ho parole per commentare. Chi le scrive è un pensionato che, da questa Manovra, è stato colpito duro. Vivo in un appartamento di cinquantatré metri quadri, acquistato con tanti sacrifici. Ora, questa mia casa è considerata una ricchezza da tassare. Per non parlare del mancato adeguamento Istat della mia pensione, che supera di poco la famigerata soglia dei mille e quattrocento euro. Mi piacerebbe sapere qual è il concetto di equità per Monti. Nel mio piccolo, con la mia modesta pensione aiuto il prossimo. Ora, purtroppo, mi sarà più difficile farlo. Mi vergogno e provo un senso di colpa. 

                                                                                                            Francesco - Trieste

Nessuna vergogna o senso di colpa, per chi fa i conti coi centesimi, vivendo alla giornata. La vergogna, davvero immensa, dovrebbero provarla gli appartenenti alle tante “caste”, che speculano sulla pelle dei più poveri e indigenti. Si arricchiscono in modo vergognoso. E non vogliono rinunciare ad alcun privilegio e beneficio. Oggi, chi non dà il giusto contributo per risanare il Paese, mangia “pane avvelenato”, per usare un’espressione del presidente Monti. Non ha dignità. Chi si crede furbo, prima o poi, come le volpi finisce in pellicceria.

Pubblicato il 24 gennaio 2012 - Commenti (4)
18
gen

Quei suicidi in carcere

Ho diciott’anni e faccio volontariato. Da circa due anni ho cominciato a interessarmi dei detenuti, leggendo lettere e articoli su di loro. Spesso mi scontro con i miei parenti. Per loro, «bisognerebbe ammazzarli tutti». Non hanno pietà. Di fronte a tanti suicidi nelle prigioni, bisognerebbe invece fare qualcosa. Vorrei mettermi in corrispondenza con qualche carcerato. E dare anche un aiuto concreto, diretto. Ma non so come fare. Perché la Tv non ci fa conoscere meglio la loro situazione? Perché non ci fa capire perché tanti tentano il suicidio? 

                                                                                                                                Serena

Cara Serena, la tua sensibilità non può che farti onore. Anche perché è rivolta verso una categoria di persone abbandonate e ignorate dalla società. C’è poca attenzione alle condizioni di vita dei detenuti e alla possibilità che possano “redimersi” ed essere recuperati alla vita sociale, dopo aver scontato la giusta pena. Eppure, per un cristiano visitare i carcerati fa parte delle opere di misericordia corporali. Su questo verterà il giudizio del Signore. Ce lo ricorda l’evangelista Matteo: «Ero carcerato e siete venuti a trovarmi». Di recente, ci ha dato un bell’esempio Benedetto XVI con la visita ai reclusi di Rebibbia a Roma. Per far sentire loro la vicinanza del Signore e della comunità ecclesiale. Quanto alla tua richiesta di fare qualcosa per loro (i tuoi genitori non saranno d’accordo), ti consiglio di rivolgerti al cappellano del carcere più vicino a dove vivi. È la persona giusta per indicarti la strada migliore. Anche per superare gli intoppi burocratici.

Pubblicato il 18 gennaio 2012 - Commenti (16)
13
gen

Lo shopping e la Festa

La stampa ha messo in evidenza che il senatore Monti, subito dopo aver ricevuto l’incarico di formare il nuovo Governo, s’è recato a Messa. È stato un bell’esempio per molti cattolici, che non vanno in chiesa la domenica. Ora, però, il presidente del Consiglio fa un decreto che permette ai negozi di stare aperti tutti i giorni, anche quelli festivi. Se Monti ha avuto il tempo per andare a Messa la domenica, un dipendente di un negozio non potrà avere la stessa possibilità. Sarà difficile “santificare le feste”, come ci chiede il comandamento. Lei ha sempre preso posizione contro norme ingiuste. Forse, è il caso di farlo ancora contro questo decreto anticattolico. 

                                                                                                                                     B.V.

Finalmente, ho letto un commento sulla Più rispetto e riconoscenza per le “badanti” liberalizzazione degli orari dei negozi. Anche molti non cattolici sono rimasti sorpresi dal silenzio della Chiesa su un tema così importante. I lavoratori hanno diritto a celebrare la festa in famiglia. Sorprende che una legge così liberista sia stata voluta da un Governo con un presidente cattolico. Il provvedimento, oltre a non creare posti di lavoro, contribuirà invece a secolarizzare la società. Gli unici valori saranno profitto e individualismo. Auspico che la stampa cattolica rompa il silenzio. 

                                                                                                                           Un lettore

Non sono mancati gli interventi al riguardo. Né è la prima volta che si mette in discussione la domenica, come giorno del Signore e del riposo, da dedicare alla famiglia e a una sana cura dello spirito. Non tutto può essere finalizzato al fine economico, al profitto e ai soldi. Né si può accettare qualsiasi modo per raggiungere questo obiettivo. Un’economia senza etica, che non abbia al centro la dignità della persona, ci porta ai dissesti di cui stiamo pagando conto e conseguenze. La crescita economica deve andare di pari passo con lo sviluppo integrale della persona. Il tempo per la festa, da dedicare al Signore e alla famiglia, è indispensabile se vogliamo una società dal volto umano. Un altro mondo è possibile, se solo ci crediamo. Più equo e più giusto. Così come è possibile un’economia non solo di mercato, ma di comunione e condivisione. Dove le “buone azioni” hanno un doppio valore. In tutti i sensi.

Pubblicato il 13 gennaio 2012 - Commenti (1)
11
gen

Ieri pompieri, oggi incendiari

Il movimento leghista mi fa irritare. Dopo essere stati al Governo per otto anni, criticano e si comportano come se fossero sempre stati all’opposizione. Ho settantasette anni e ho sempre fatto del volontariato, fin da ragazzino nell’Azione cattolica. Ora, in politica, non si capisce più niente. Prevale solo la logica clientelare. Si bada agli interessi personali. E anche i cattolici non sono da meno. Manca quella formazione morale, che avevamo noi dell’Ac, per vivere da cittadini responsabili. Mi colpisce, infine, la contraddizione del movimento leghista. Per criticare l’attuale Governo si appellano alla Costituzione. Ma sono gli stessi che hanno dileggiato bandiera e inno nazionale. Purtroppo, tra tanta accondiscendenza. Anche da parte della Chiesa. 

                                                                                                                   Igino - Firenze

Potrei cavarmela dicendo che quelli che ieri erano i pompieri, oggi sono gli incendiari. E anche tanto maldestri. Hanno fatto passare gli elefanti e ora strillano per un moscerino. Chi ha onestà intellettuale, sa giudicare. Molti, in passato, hanno taciuto per viltà o compiacenza. Derubricando a goliardate atti di vera inciviltà. Oggi, paghiamo il prezzo del silenzio e della mancanza di coraggio. Così, il degrado civile ed etico ha corroso la società. A ognuno le proprie responsabilità.

Pubblicato il 11 gennaio 2012 - Commenti (14)
09
gen

Cattolici adulti, ma nel senso giusto

Noto che anche lei, negli ultimi tempi, usa volentieri il termine “cattolici adulti”. Mi sembra che Prodi sia stato il primo a utilizzarlo e voleva significare la sua indipendenza dal Magistero della Chiesa. Soprattutto sui temi etici. Leggo, ora, che su Repubblica, in riferimento ai cattolici del Governo Monti ci si è augurato che siano “cattolici adulti”. E che non ascoltino il cardinale Bagnasco quando parla di difesa dei valori definiti essenziali, irrinunciabili. Sarebbe utile capire che cosa significano queste espressioni. 

                                                                                                                          Fabiano B.

Dovrebbe essere l’auspicio di tutti che i cattolici fossero davvero adulti. Ne guadagnerebbe la comunità ecclesiale e la stessa società. Ma adulti nel senso giusto. Non per polemica o in contrapposizione alle indicazioni dottrinali del Magistero. Non è questa la strada giusta. Ma adulti in quanto persone che hanno raggiunto una fede matura, dopo un serio cammino di crescita spirituale e religiosa. Con una fede convinta, non di semplice facciata. Come avviene, generalmente, nel Paese, dove quasi il novanta per cento delle persone si dicono cattolici. In realtà, lo sono solo all’anagrafe battesimale. Perché il Vangelo non ispira più i loro stili di vita e le scelte di ogni giorno.

Pubblicato il 09 gennaio 2012 - Commenti (3)
05
gen

L'Italia degli xenofobi

«E se hai la pelle nera, amico guardati la schiena, io son stato marocchino, me l’han detto da bambino, viva, viva il Senegal...».  Così cantava Pino Daniele, nel suo pezzo O’ scarrafone. E continuava: «Questa Lega è una vergogna, noi crediamo alla cicogna, e corriamo da mammà...».

Non le scrivo per lodare un cantautore napoletano, ma perché questa canzone, composta in tempi “non sospetti”, era premonitrice di una realtà disarmante, che mi fa vivere e lavorare in una città dove si spara ai “negri”.

Proprio così. Il “pazzo” di Pistoia aveva un obiettivo preciso: i “negri” che lavorano a Firenze. Ebbene, Mor e Modou non potranno mai più “correre da mammà”, perché sono morti. Certo, uccisi per mano di un pazzo. Ma i discorsi del bar, il giorno dopo, sono del tono: «Quante storie per un matto!». Si tende a minimizzare.

Negli ultimi dieci anni, abbiamo sentito parlare solo di respingimenti, espulsioni, tram per soli stranieri, classi ghetto nelle scuole. Siamo diventati razzisti?

Antonio - Firenze

Derubricare l’omicidio dei due senegalesi, venditori ambulanti in un mercato di Firenze, come l’opera di un pazzo è voler sfuggire alla realtà. E ignorare che per anni si è fatta una becera propaganda contro le persone di colore. Con una forza politica che ha lucrato consensi sulla paura dello straniero. E ha preso una serie di provvedimenti dalla fantasia contorta. Come, un esempio tra tanti, togliere l’acqua dalle fontane pubbliche per impedire che ne facciamo uso gli immigrati. Clima xenofobo, sfociato spesso in razzismo. Purtroppo, con il complice silenzio di chi avrebbe dovuto alzare la voce e non l’ha fatto. Avallando così una progressiva degenerazione civile ed etica del Paese.

Pubblicato il 05 gennaio 2012 - Commenti (28)
21
dic

Troppi don Abbondio nella Chiesa

Seguo spesso la sua rubrica, pur non essendo un abbonato. Le confermo la stima per la capacità di ascolto, che è una forma altissima di carità.
Frequento la parrocchia e sono attivo nel volontariato. Mi considero una persona in ricerca. Sono, però, contrariato dal diniego del nostro vescovo a una manifestazione contro questo assurdo sistema politico e sociale.
Si parla di crisi economica, ma non si tagliano sprechi e alti costi della politica. O le spese militari. Uno schiaffo alla povertà. E al futuro incerto dei nostri figli.
Ho tanta paura. Né mi rincuorano le stanche catechesi di tanti preti. Se i laici devono essere il terreno fertile in cui germoglia la Chiesa, perché tarpare le ali a chi vuol volare?
La primavera del Concilio si sta spegnendo. Mentre ad Assisi il Papa prega per la pace con i rappresentanti delle religioni, nelle cattedrali di tante città si ha paura a condannare la guerra. Che è sempre uno scandalo.
Troppi don Abbondio affollano la nostra Chiesa. Manca la profezia. Noi cattolici siamo alle prese con beghe da sacrestia.

Francesco M. - Bari

I tempi che viviamo richiederebbero una Chiesa coraggiosa. Con più profezia. Ma anche laici “adulti” nella fede. Non più minorenni, soggiogati dal clero.
Siamo tornati indietro rispetto al Vaticano II, che aveva scoperto vocazione e dignità dei laici. In forza del battesimo, che ci accomuna nella Chiesa come “popolo di Dio”. Pur con diversità di compiti e ministeri.
Va recuperata quella spinta profetica del Concilio. Una speranza non solo per la Chiesa, ma per il mondo intero. Oggi, c’è una terribile involuzione. E la tentazione, non più strisciante, di un ritorno al passato. Alla ricerca di false sicurezze.

Pubblicato il 21 dicembre 2011 - Commenti (49)
21
dic

Cattolici senza arrossire

Per usare una sua espressione, sembra che i cattolici comincino ad aprire gli occhi. Finalmente! Speriamo sia vero. Se ci troviamo in questo sfascio etico e politico, qualche responsabilità ce l’ha pure la Chiesa come istituzione.
Non basta chiedere perdono per gli errori del passato. Occorre pentirsi anche per quelli recenti. Ai cattolici di facciata, preferisco quelli “adulti”. La maturità nella fede non è una colpa.
Dovremmo, forse, essere eternamente bambini, perché qualcuno possa indirizzarci e condurre dove vuole? La Chiesa, purtroppo, ha preferito “atei devoti” a cattolici onesti e competenti. Lo dobbiamo a Famiglia Cristiana se, in questi tempi, possiamo dirci cattolici senza arrossire.

Un lettore

Il lettore ci gratifica al di là del nostro impegno. Che è quello di raccontare la realtà, senza manipolarla. E prendere posizione netta a favore dei valori. A difesa della dignità delle persone e dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani. Non ci muovono interessi di parte, ma la ricerca e l’amore per il bene comune. Cioè il benessere di tutti. A cominciare dalle famiglie che non hanno voce per essere rappresentate. Lo facciamo ispirandoci ai princìpi evangelici. In libertà e autonomia. Da qualsiasi potere. Con la responsabilità che ogni credente deve avere nell’offrire il proprio contributo per la costruzione della “città terrena”.

Pubblicato il 21 dicembre 2011 - Commenti (0)
14
dic

Monti e la missione impossibile

Ho letto l’articolo: “Una nota stonata nel Governo Monti” (FC n. 50/2011). Indiscutibile il valore della famiglia. Ma non le pare che stiamo esigendo l’inverosimile da questo nuovo Governo? Appena nato, sta fronteggiando nodi problematici immani. Con una umiltà “da esaurimento” dialoga con tutti. Non mi pare sia disimpegnato, a cominciare dal suo presidente. Non sarà esplicitata la parola famiglia, ma nel programma c’è il rilancio dell’occupazione giovanile. Una speranza per il futuro di nuove famiglie. Insomma, lei è inflessibile e rigido nei giudizi. Un Governo così, l’Italia se lo sogna un’altra volta! Non giochiamo alla santità assoluta. Spezziamo qualche lancia in più di incoraggiamento a questa nuova gente politica. Si stanno accollando pesi inverosimili per il bene del Paese. 

                                                                                                       Antonietta L. - Padova

D’accordo con te, cara Antonietta. Il Paese ha percepito aria nuova, meno ammorbata da interessi personali e di casta. Ha salutato con entusiasmo il cambio alla guida del Paese. L’opinione pubblica sostiene questo nuovo esecutivo più di quanto non facciano gli stessi parlamentari, che scherzano con il fuoco, ricattando o minacciando di ritirare la fiducia. Quasi non fossero ancora consci della gravità della situazione. E, soprattutto, non avessero compreso l’indignazione e la rabbia della gente, difficile da controllare quando non sa più che dare da mangiare ai propri figli. Proprio per questo, ci voleva più equità negli interventi. E più coraggio nel combattere privilegi, evasioni e corruzione. Spremere i poveri è semplice, lo si è sempre fatto. Avremmo voluto più audacia nel far pagare ricchi e benestanti. Nel tassare i “capitali scudati”, che se hanno pagato una tassa (lieve) per rientrare in Italia, non godono però di immunità perenne. Una cartina da tornasole sarà l’asta delle frequenze televisive. Se verranno regalate ai soliti noti (Rai e Mediaset), vuol dire che c’è ancora tanto cammino da fare nell’equità. O che siamo sotto ricatto. Se c’è qualcosa da regalare, lo si dia ai lavoratori, ai pensionati e alle famiglie.

Pubblicato il 14 dicembre 2011 - Commenti (21)
12
dic

Rinsavire con la crisi

Fino al primo Dopoguerra (1945) esistevano valori come la famiglia, la generosità, l’estro artistico, la passione per lo sport, la gioia di vivere. Oggi, i cattolici non sono più come al tempo di Pio XII. E la famiglia è in profonda crisi. L’individualismo e il relativismo morale hanno corroso il concetto di bene e male. Obbedienza e fedeltà non sono più virtù, ma quasi una colpa. C’è assuefazione, se non tolleranza, alla corruzione. Non c’è più umanità né rispetto dei diritti di tutti. Diamo i vestiti alla Caritas, ma non riconosciamo la cittadinanza a chi ne ha diritto. C’è una classe politica non all’altezza dei problemi. Inamovibile, grazie a leggi “porcellum”. Gli italiani meriterebbero uno Stato migliore. E politici più onesti e saggi. Oggi, la gioia di vivere degli italiani è avvelenata dal virus di una politica malata. Quella che bada solo a interessi personali e privati. Spero che la crisi ci faccia rinsavire. Nelle menti e nel cuore. 

                                                                                                                       Giancarlo M.

C’è poco da aggiungere alla tua lucida analisi, soprattutto sulla situazione in cui ci troviamo oggi. Mi associo al tuo auspicio, che anche dalla crisi possa venirne qualcosa di buono. Come un cambio di mentalità nel modo di vivere e negli stili di vita, improntati più a sobrietà e rigore etico. E più onestà e saggezza in chi è chiamato a gestire la “cosa pubblica”. Cioè il bene di tutti.

Pubblicato il 12 dicembre 2011 - Commenti (5)
06
dic

Le ricchezze del Vaticano

Non si può avere Dio per padre se non si ha la Chiesa per madre. Critichiamo la Chiesa perché la amiamo. Da ragazzo, ho fatto una domanda al mio prete dell’oratorio sulle ricchezze del Vaticano. Ho compiuto settant’anni, quel bravo sacerdote marcia verso i novanta, ma non mi ha ancora risposto. È vero che le riforme nella Chiesa hanno tempi biblici e che bisogna avere pazienza. Di fronte ai casi di bisogno, non si possono preferire gli ornamenti superflui delle chiese e la suppellettile preziosa del culto divino. Al contrario, potrebbe essere obbligatorio alienare questi beni per dare cibo, casa e vestiti a chi ne è privo. Così dicono alcuni documenti ecclesiali. Ora, in tempo di crisi, sarebbe bene che la Chiesa desse il buon esempio in fatto di sobrietà. E, per aiutare i poveri, utilizzasse non solo i contributi dei fedeli e dello Stato, ma anche i propri beni. Una cura dimagrante sarebbe opportuna anche per lei. 

                                                                                                                              Carlo M.

Se dopo tantissimi anni non le è giunta la risposta del suo prete, forse la domanda era mal posta. Assecondava pregiudizi e luoghi comuni. Con scarsissimo fondamento. L’invito a maggiore sobrietà e condivisione dei propri beni è, comunque, sempre valido. Non solo per i preti. Contro la tentazione di adagiarsi nel benessere. O illudersi nella ricchezza, trascurando i poveri. A fronte di qualche “controtestimonianza” (la Chiesa è fatta di uomini peccatori), ci sono esempi splendidi di condivisione e comunione. Il cardinale Tettamanzi ha donato i propri beni a favore dei poveri. In questi giorni, nella diocesi di Locri-Gerace, i sacerdoti hanno deciso di autotassarsi. E destinare una parte del loro stipendio o della loro pensione “ai più poveri tra i poveri”. Un piccolo gesto pubblico, oltre a quanto già fanno nel silenzio, aiutando tante famiglie bisognose.

Pubblicato il 06 dicembre 2011 - Commenti (26)

Autore del blog

Don Sciortino risponde

Don Sciortino

Don Antonio Sciortino è il direttore responsabile di Famiglia Cristiana. In questo blog affronterà le tematiche riguardanti la famiglia e le questioni sociali, dalla disoccupazione, all'immigrazione all’impegno dei cristiani.

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