di Don Sciortino
Don Antonio Sciortino è il direttore responsabile di Famiglia Cristiana. In questo blog affronterà le tematiche riguardanti la famiglia e le questioni sociali, dalla disoccupazione, all'immigrazione all’impegno dei cristiani.
23 mag
Negli ultimi anni si sono verificati
in Europa più di venti episodi
gravi di razzismo nell’ambiente
dello sport. Nella cultura moderna
lo sport ha fatto della lotta alla
discriminazione, non solo quella
etnica, uno dei valori più alti
contribuendo allo sviluppo di
un concetto privo di pregiudizi.
È la mancanza di un’educazione
culturale che spinge l’individuo
ad assumere atteggiamenti
discriminatori. Bisogna iniziare
dalla scuola, insegnando ai più
piccoli il rispetto verso gli altri e
sviluppando la conoscenza reciproca.
Giovanni Paolo II, il “Papa sportivo”,
ricordava al Giubileo del 1984
che «lo sport può recare un valido
apporto alla coesistenza di tutti
i popoli al di sopra di ogni
discriminazione di razza, di lingua
e di nazioni».
Angelo P. - Lecco
Gli sportivi, da parte loro, per la vasta
popolarità di cui godono hanno
una grande responsabilità, nel bene e
nel male, con i loro atteggiamenti durante
e al di fuori delle attività sportive.
Tante campagne di solidarietà promosse
da un noto personaggio dello
sport hanno un’immensa forza trainante,
perché i “tifosi” tendono a imitare
i comportamenti del proprio idolo.
Lo sport in quanto tale, quando si attiene
ai princìpi della lealtà e della correttezza,
è un volano e un moltiplicatore
di “buoni sentimenti”. Per questo andrebbero
stroncati sul nascere tutti
quei fenomeni che “sporcano” lo sport.
Tra questi, l’inciviltà e l’ignoranza rozza
dei presunti tifosi che approfittano
del tifo sportivo per sfogare il peggio
dei loro istinti, con cori razzisti che dovrebbero
indignare tutti.
Pubblicato il 23 maggio 2013 - Commenti (0)
22 mag
È domenica mattina, sto seguendo il collegamento da piazza San Pietro
per il Regina Coeli. Osservo il Santo Padre sulla “papamobile”
muoversi tra la folla. D’improvviso si ferma e comincia a salutare, ad
abbracciare e baciare le numerose persone anziane, disabili in carrozzina.
In quel momento mi sono commosso, perché ho pensato «questo sì è un
vero uomo, ecco la misericordia di cui sempre papa Francesco parla. Ecco
un uomo pieno di Spirito Santo». Mi sono commosso perché, come
cristiano, cerco di vivere la mia vita quotidiana secondo il Vangelo di
Gesù. In particolare, cerco di scandire la mia giornata con la preghiera
e la recita del santo rosario, ma dentro mi sento inadeguato e peccatore.
Ho voglia di confessarmi per liberarmi da questo sentimento. Ora,
dal 13 marzo scorso, la mia fede ha una marcia in più e il caro
papa Francesco è un esempio da seguire. Ci voglio provare, anche
se non è semplice.
Ogni udienza ormai è un bagno di folla. Papa Francesco cerca il contatto fisico
con le persone che affollano piazza San Pietro, in special modo gli anziani,
i disabili e i bambini. È un vero pastore, che vuole sentire e portare addosso
l’“odore delle pecore”. Non si può assistere, senza commuoversi fino alle lacrime,
alla spontaneità dei suoi gesti di affetto con tutti. Come i baci ai bambini
o il chinarsi a raccogliere la borsa di un’anziana donna in carrozzella, emozionata
per la vicinanza del Papa. Uno stile pastorale diretto, a testimoniare
il Vangelo vissuto prima ancora che annunciato. E una sobrietà di vita per
farci comprendere che la povertà non va proclamata, ma incarnata in ogni
gesto quotidiano. Una Chiesa povera e dei poveri non è solo una bella definizione,
ma un impegno concreto da perseguire. E la povertà non è un accessorio
nella vita di un cristiano, ma un valore evangelico che caratterizza la novità
del messaggio di Gesù. La semplicità, l’umiltà e la povertà di papa Francesco
ci fanno presagire una Chiesa meno mondana e più spirituale, più attenta
agli ultimi che ai potenti. D’altronde, nella scelta impegnativa del nome
Francesco c’è già il programma del suo pontificato.
Pubblicato il 22 maggio 2013 - Commenti (0)
16 mag
A due settimane dal
referendum sui
finanziamenti comunali
alle scuole dell’infanzia
paritarie di Bologna,
andrebbe ricordato che,
in base a una legge del
2000 voluta da Giovanni
Berlinguer, queste scuole
sono da considerarsi
pubbliche come quelle
comunali e statali. In tutta
Europa le scuole pubbliche
non statali di ispirazione
laica o religiosa sono
finanziate dallo Stato.
In Italia ricevono modesti
contributi, nonostante
facciano risparmiare allo
Stato circa sei miliardi di
euro all’anno. A Bologna
una scuola per l’infanzia
paritaria costa al Comune
600 euro per bambino
l’anno, quella comunale
costa 6.900 euro. Basta con
le guerre ideologiche!
Luca
A nessuno giova la guerra
tra scuola pubblica e paritaria.
Al di là del fatto che entrambe
svolgono un ruolo pubblico, lo
sforzo comune da fare è battersi
per migliorare tutta la scuola,
senza distinzioni.
Pubblicato il 16 maggio 2013 - Commenti (5)
15 mag
Carissimo don Antonio, in questi primi giorni del nuovo
Governo sento brividi di sconforto nel mio cuore. Già
il populismo avanza i suoi ricatti. Restituire l’Imu equivale
a ridare tanto a chi ha già tanto, e poco o nulla a chi ha poco.
Chi vive in affitto o chi non paga l’Imu perché ha una
famiglia numerosa non riceverà alcun vantaggio dalla
restituzione. Anzi, subirà inevitabili aumenti del costo dei
servizi: mense e rette scolastiche, pasti e assistenza agli
anziani... Perché, invece, non destinare quei quattro miliardi
dell’Imu per far ripartire il lavoro e risolvere tanti problemi
dei giovani e degli esodati? Un’attività produttiva è un
volano che mette in moto un grande indotto. Lo Stato deve
concentrare i suoi sforzi su un obiettivo di crescita, senza
disperdere le risorse in tanti rivoli improduttivi. E poi, i ricchi
che riceveranno tantissimo dalla restituzione dell’Imu, non
consumeranno più di quanto già fanno. È facile, invece,
che usino quei soldi per un week end all’estero, alla faccia
del calo dei consumi interni! Con rispetto e solidarietà per
il coraggio con cui sa affrontare tanti problemi cruciali della
nostra società, le faccio i miei auguri per un impegno sempre
più proficuo.
Loredana R.
Certo, questo Governo è frutto di un’emergenza, per l’impossibilità
che una sola forza politica ha di guidare il Paese. In tempi
normali, nessuno avrebbe mai pensato a mettere assieme forze
che da vent’anni si sono contrastate, superando spesso e volentieri
il regolare confronto, con insulti e delegittimazioni, quasi fossero
nemici e non semplici avversari con idee diverse. Ma ora viviamo
tempi eccezionali e si richiederebbe una dose altrettanto eccezionale
di consapevolezza e responsabilità per salvare il Paese e
dare speranza a tanti cittadini ormai allo stremo, in tutti i sensi.
Eppure, già emergono nel Governo inutili impuntature su Imu e
altro. Ognuno, con l’occhio ai sondaggi, guarda ai vantaggi elettorali
che potrà trarre da ogni decisione. O anche dal far cadere,
ancora una volta, il Governo. Siamo in perenne campagna elettorale,
sordi agli accorati appelli del presidente Napolitano.
Pubblicato il 15 maggio 2013 - Commenti (1)
09 mag
Vorrei rispondere alla mamma che le ha
scritto sulla sua situazione di donna incinta
con un contratto non a tempo indeterminato
(FC n. 16/2013). Come donna condivido il
sentimento di rabbia e frustrazione per l’abuso
di potere esercitato dai datori di lavoro. Come
dipendente di una grande azienda dove, invece,
sono le future mamme ad abusare dello stato
di “donne incinte” e “puerpere” per i benefici
che lo Stato riconosce loro, sono dalla parte dei
datori di lavoro. Spesso si guarda solo ai diritti
delle donne e non a quelli delle aziende che,
in questo periodo di crisi, devono sopportare
i costi della scelta affrettata di una dipendente
ad avere un nuovo figlio. Viviamo in un
Paese troppo garantista verso le donne, che
pretendono, tra l’altro, la “parità” con l’uomo.
Non ho mai provato la gioia d’essere madre, ma
mi chiedo se sia giusto abusare della maternità
“per farla pagare ai maschi”.
Laura
Cara Laura, faccio fatica a ritrovarmi nel tuo linguaggio.
Anzi, non mi pare vero che una donna possa
avere un concetto di maternità così poco rispettoso.
Il lavoro è per l’uomo, non è l’uomo servo del lavoro.
La vita è il bene più prezioso che abbiamo, e
tutto deve ruotare, con armonia, attorno a essa. Il risentimento
è cattivo consigliere.
Pubblicato il 09 maggio 2013 - Commenti (9)
06 mag
Caro don Antonio, abbiamo appena
rinnovato l’abbonamento. Siamo
contente d’averlo fatto, perché la rivista
ci comunica cose che altrimenti non
avremmo occasione di sapere. Ma
vorremmo farle un appunto: sono già
due numeri che vediamo nell’ultima
pagina di copertina una pubblicità per
dare “duemila cucce ai cani”. Ha visto
il telegiornale ieri sera? Una famiglia
sul lastrico per aver perduto il lavoro,
e il capofamiglia che tenta il suicidio
viene salvato per miracolo. Beh! Non si
dovrebbero ospitare queste pubblicità
quando ci sono altri problemi molto
più gravi di questi “trovatelli”. Siamo
francescane, amiamo gli animali, ma
molto più le persone che ora hanno
bisogno di un tetto dove stare. Scusi
queste parole, ma anche noi come
piccola comunità cerchiamo di alleviare
le sofferenze di coloro che bussano
ogni giorno alla nostra porta. E siamo
sicure che anche voi fate lo stesso.
Pace e bene!
Suore francescane
Care sorelle, leggendo Famiglia Cristiana,
vi siete soffermate sulla pubblicità delle
cucce ai cani, ma non avevate bisogno
di ascoltare la Tv per scoprire le povertà e
le sofferenze di chi non ha un lavoro o delle
famiglie disperate che non ce la fanno
più. Bastava sfogliare lo stesso numero
della rivista per comprendere il brutto momento
che stiamo attraversando, tra vecchie
e nuove povertà. Da tempo, e con forza,
sollecitiamo chi ha responsabilità politiche
a farsi carico dei più poveri e delle
tante emergenze del Paese. Aver ospitato
quella pubblicità non ci ha distolto dall’attenzione
ai veri problemi della gente.
Pubblicato il 06 maggio 2013 - Commenti (1)
30 apr
Ho letto su Famiglia Cristiana
(n. 16/2013) l’intervento di don
Mazzi sulla Chiesa povera. Il cardinale
Biffi sosteneva l’esatto contrario:
la Chiesa deve essere ricca. E portava
a dimostrazione la differenza tra il
Battista e Gesù: questi era chiamato
Signore, non vestiva peli di cammello
ed era invitato a cena da personaggi
di riguardo. Certo, Gesù non era ricco.
Credo che il cardinale volesse mettere
l’accento su una questione ancora
oggi dibattuta. A mio parere, c’è un
equivoco di fondo: lo sfoggio di ori,
auto con autista e abiti lussuosi da
parte degli alti prelati non è una bella
testimonianza, specialmente per chi
non crede. Ma parlare di svendere
quadri, candelabri, mobili d’epoca...
mi sembra fuorviante. Gli oggetti
devozionali dei secoli passati non sono
responsabili né della crisi né della fame
nel mondo, come non lo è il Guercino
conservato nella mia parrocchia.
Sono stati donati per fini devozionali
e devono mantenere la loro funzione,
anche se confezionati con ori e pietre
preziose. Utilizzarli per altri motivi
sarebbe sacrilego. Per aiutare i poveri
la Chiesa si liberi piuttosto di certe
operazioni finanziarie, o venda beni
che non hanno nulla a che vedere con
la fede. Allo stesso modo, per ripianare
il debito, lo Stato non può mettere
all’asta gli oggetti preziosi dei musei
per venderli ad americani o cinesi:
si farebbe un torto alla nazione
e si scatenerebbe la rivoluzione.
Marco
In concomitanza con la Giornata
mondiale di preghiera per le vocazioni,
avete pubblicato un pezzo di don Mazzi
che darà un notevole contributo alla
crescita delle vocazioni! C’è da giurare
che, grazie a quell’articolo, i seminari
saranno presto presi d’assalto da giovani
che non vedono l’ora di entrare nella
“casta” di coloro che se la spassano fra
gli ori delle chiese, gli agi delle case
canoniche e tanti altri privilegi. Che si
vuole di più dalla vita? Ma don Mazzi
dove vive? Ma davvero conosce la vita
dei preti? Non sa che quasi tutti i preti
fanno da sacrestani, si cucinano da soli,
stirano, lavano panni e pavimenti, e se
si ammalano è un dramma? Lo sa che
significa stare in una parrocchia per
quarant’anni, quasi dimenticati, senza
andare per salotti televisivi e senza una
vacanza di una sola ora al mese? Ho
una foto con lui a Cortina d’Ampezzo,
dove passeggiava con i Vip (io ero di
passaggio con i miei giovani per una
gita): quel soggiorno gliel’hanno
regalato o l’ha pagato di suo? E i
poveri? Vendere, poi, i calici: a chi? Ai
rigattieri? In questa crisi, tante famiglie
vengono a bussare alle porte delle
parrocchie e nessuno se ne torna
indietro senza aiuto. E con i magri
fondi della Caritas, spesso mettiamo
mano al nostro portafoglio, senza far
tante storie. E per un prete che invita a
rubare, si fa giustizia sommaria di tutti?
Ma che Vangelo è questo di don Mazzi,
non nuovo a mostrarsi primo della
classe e dar pagelle a tutti i confratelli?
Anche questa mia lettera è brutta, certo.
E non merita di essere ospitata. Ma
Famiglia Cristiana non batte ciglio su
quella di don Mazzi. E speriamo che mi
si dica che non ho capito lo spirito della
nota, e che ho interpretato male.
E ti pareva? Con ossequi.
Don Gino
Caro don Antonio ti scrivo due righe
e se troverai tempo mi risponderai a
titolo personale, visto che hai avuto la
bontà di pubblicare già due mie e-mail
sulla rivista. Mi chiedo: chi siamo noi
cristiani? Fino al giorno prima che fosse
eletto papa Francesco, sentivo tutti
(anch’io tra questi) criticare la gerarchia
per il lusso che è in netto contrasto con
il Vangelo. Ora, invece, mi tocca sentire
critiche per le rinunce che ha fatto papa
Francesco. Nella mia famiglia, come in
tantissime altre, si è aperto
il cuore quando abbiamo sentito parole
che aspettavamo da tanto tempo. E che
dobbiamo fare nostre per non “tradire”
il Vangelo.
Guido B.
Non sono il difensore d’ufficio di don
Mazzi e avrei potuto far rispondere direttamente
a lui alle contestazioni mosse al
suo intervento su Famiglia Cristiana (n.
16/2013) dal titolo “Che bello se tutti noi
preti fossimo esempio di povertà”. Ma
non vorrei che la polemica si riducesse a
una questione personale, di accuse e controaccuse
rispetto a stili di vita, comparsate
televisive e frequentazioni di Vip, e perdessimo
di vista il vero tema del dibattito.
Al di là delle provocazioni e dei paradossi,
don Mazzi da sempre è sulla stessa onda
di papa Francesco che, appena eletto, ha
detto: «Ah, come vorrei una Chiesa povera
e per i poveri». Possiamo disquisire quanto
vogliamo su quale sia il significato della
povertà, ma la sobrietà negli stili di vita
e la concreta vicinanza ai poveri sono nel
cuore del Vangelo. Credo che don Gino sia
vicino a don Mazzi più di quanto non immagini.
In fondo, al netto dei paradossi,
entrambi vogliono una Chiesa povera.
Pubblicato il 30 aprile 2013 - Commenti (16)
29 apr
Sono un lettore da quando sono nato. Famiglia Cristiana è
sempre stata presente in casa mia. Ora ho cinquantadue anni,
sposato con tre figli, tutti “bravi ragazzi” per fortuna. Assieme
a mia moglie Emanuela stiamo cercando di educarli al meglio,
fra l’altro insegnando loro il valore della “verginità”. Parola non
più in uso, anzi fuori moda oggi. Non mi considero un “vecchio
cattolico”, cerco di stare al passo con la vita moderna. E dialogare
con le nuove generazioni, sempre nel rispetto della dottrina
cattolica. Ma c’è un “ma”: Famiglia Cristiana, che dovrebbe
difendere questi valori, dà spazio a una storia dal titolo “Così papa Bergoglio ha benedetto il nostro Raffaele” (n. 14/2013),
dove si racconta la storia di Marco e Sara e del loro piccolo
che portano le offerte al Papa durante le celebrazioni pasquali
in San Pietro. Niente di strano, anzi evviva, è un inno alla vita
e alla famiglia... Ma poi leggo: «Quando abbiamo scoperto di
aspettare Raffaele, io e Sara non eravamo ancora sposati». Poi si
è regolarizzata la questione, c’è stato il matrimonio
– bene aggiungo io –, ma farli diventare “eroi” o
modello di “sacra famiglia” mi è sembrato eccessivo.
Si dà l’idea che la Chiesa sia favorevole ai rapporti
prematrimoniali! Non voglio far polemiche,
ma i giornali cattolici non possono ignorare i valori.
La scelta della coppia per un articolo così importante
andava ponderata meglio.
Giovanni C.
Neanch’io voglio far polemiche,ma questa tua lettera, caro
Giovanni, mi amareggia. Primo perché ti fai giudice di
quella giovane coppia, senza conoscerne la storia e il cammino
di crescita cristiana. Con lo stesso criterio, per te non si
salverebbe nessuno nella Chiesa. Neppure un santo come
Agostino di Ippona, di cui dovresti conoscere il passato prima
della conversione. Il Vangelo ci insegna a non giudicare
per non essere giudicati. E guai a ritenersi giusti, disprezzando
gli altri. Dio legge nel cuore, difficile poterlo ingannare.
Come ci mostra papa Francesco, Dio è così misericordioso
che anche quando ci giudica ci ama. E non si stanca mai
di perdonarci. La perfezione cristiana è una meta, non un
dato acquisito in partenza. I conti si fanno alla fine.
Pubblicato il 29 aprile 2013 - Commenti (0)
24 apr
Circa due anni fa è mancato mio padre.
Nell’ora finale, accanto a noi figli c’era
il suo badante peruviano. Quest’uomo
si è sempre comportato bene, anche in
seguito con mia madre. La sera del decesso,
l’ho visto piangere. In questi mesi, però,
ho sentito spesso mio fratello insultarlo
per il colore della pelle. E mia sorella
gli controllava il cibo. Tenga presente
che stava con mia madre notte e giorno.
I miei fratelli conoscono solo l’odore dei
soldi, non hanno amici né affetti. Capita
che maltrattino mia madre ottantenne, che
non riesce a farsi rispettare come un tempo.
Ora, senza preavviso, hanno licenziato
il badante, gettandolo nella disperazione
perché gli è scaduto il permesso di
soggiorno. Come posso credere ancora
nella famiglia?
Marinella - Torino
L’odore dei soldi può tramutarsi in lezzo insopportabile.
L’avidità e l’egoismo riempiono
la casa di beni, ma svuotano il cuore di umanità.
Gli amici e gli affetti non si comprano col denaro.
E il destino degli avari e degli sfruttatori
è languire nell’abbandono, dimenticati da tutti.
«Chi semina vento raccoglie tempesta». Ma
la famiglia è altra cosa. E tu dove sei?
Pubblicato il 24 aprile 2013 - Commenti (2)
22 apr
Ho letto con molta
attenzione l’articolo
“Carosello, bastava la
parola”, pubblicato sul
numero 10/2013 e nella mia
mente di ottantenne si sono
risvegliati molti ricordi.
Guardavo Carosello ogni
sera in compagnia dei
miei genitori e mi piaceva
tantissimo, a partire dal
motivo musicale della sigla.
Gli attori erano bravi
ed eleganti nell’interpretare
le scenette pubblicitarie,
rimaste celebri anche
perché dirette da registi
come Olmi, Leone e Fellini.
Che nostalgia per quel
modo di fare televisione:
ora è tutto infarcito da
doppi sensi, battute di
cattivo gusto e, a volte,
persino bestemmie!
Pier Giorgio Marocco
Torino
Pubblicato il 22 aprile 2013 - Commenti (1)
18 apr
Mi riferisco all’articolo
di Alberto Chiara su FC
n. 3/2013 circa le spese per
l’acquisto degli aerei F35 e
U212A. È inutile attendersi
che i politici ci ripensino.
Siccome non c’è cittadino
che condivida l’assurdità
di tale spesa, soprattutto
in questi anni di grave
crisi, occorre muoversi dal
basso. Ma da soli non ce
la possiamo fare: come
cristiana, cittadina italiana
e vostra abbonata, vi
chiedo di mettere Famiglia
Cristiana al servizio
di tale causa, promuovendo
una petizione online e per
posta con raccolta firme
per l’azzeramento degli
ordinativi militari e per
mettere mano con serietà e
ragionevolezza agli stipendi
della classe dirigente
(Stato, Regioni eccetera).
Antonia
Pubblicato il 18 aprile 2013 - Commenti (2)
15 apr
Sono tra coloro che speravano
in un accordo di governo tra
il centrosinistra di Bersani e il
Movimento 5 Stelle per realizzare
alcuni punti comuni sulla
moralizzazione della politica, la lotta
alla corruzione e all’evasione fiscale,
la semplificazione istituzionale.
E per prendere i primi importanti
interventi per la vita economica
e sociale, e alleviare il disagio delle
famiglie e dei giovani. Purtroppo,
mi sono illuso. Ora, gli obiettivi
dichiarati di Grillo e Casaleggio sono
quelli di far saltare il sistema dei
partiti e puntare a una maggioranza
assoluta del movimento al prossimo
giro elettorale. Sono preoccupato
di come si stanno comportando
i “grillini” in Parlamento, con
la loro adesione incondizionata
al “verbo” del capo. Non parlano
con i giornalisti né si fanno vedere
in Tv, sono sospettosi e avversi
a tutto, pensano di dover controllare
e giudicare tutti. Tantissimi, anche
cattolici, li hanno votati senza
conoscerli, ma avevano riposto in
loro molte speranze, in parte deluse.
Qualche settimana fa, ci avete
presentato una “famiglia 5 Stelle”
con la figlia neo deputata pronta
a partire per Roma con tanti buoni
propositi: perché non li intervistate
di nuovo per sapere cosa pensano
della drammatica situazione in cui
ci troviamo? E, soprattutto, qual è
l’impegno della giovane deputata
per salvare l’Italia?
Graziano V. - Parma
Il tempo della protesta è finito. Ora,
per il Movimento 5 Stelle sarebbe il momento
della responsabilità, per attuare
le riforme annunciate e per rinnovare
il Paese, devastato da anni di cattiva
politica di una “casta” inetta, ingorda
e inefficiente. Ma alle buone intenzioni,
finora è seguita solo una pessima
esibizione di inutile arroganza su
sterili posizioni e chiusura su tutto. Se
sperano così di conquistare, al prossimo
giro, tutti i seggi in Parlamento,
vanno incontro a una grande delusione.
Chi li ha votati, l’ha fatto perché
agissero da subito per il bene del Paese.
Se perdono questa occasione, che è
alla loro portata, in una prossima elezione
rischiano d’essere spazzati via.
Già, oggi, la delusione è tanta.
Pubblicato il 15 aprile 2013 - Commenti (2)
11 apr
Ho sempre cercato di insegnare ai miei tre figli un linguaggio educato,
senza cadere nella volgarità e credo anche di esserci riuscita. Ma cosa dire
ora che sentiamo, a destra e sinistra, un turpiloquio continuo da parte della
nostra classe politica e, soprattutto, da parte di un Grillo troppo “sparlante”?
Anche nei film dovrebbe esserci un freno alle parolacce, altrimenti che
esempio diamo ai ragazzi? Sono convinta che ci meritiamo un mondo
migliore, a cominciare dalle piccole e fattibili cose.
Annamaria - Treviso
Tra le piccole e fattibili cose per cambiare il mondo che ci circonda, potremmo
tutti fare uno sforzo per modificare il nostro linguaggio, evitando parolacce, volgarità,
doppi sensi e, soprattutto, le bestemmie. Ci eravamo illusi che anche la politica,
con l’uscita di scena di Bossi e del suo parlare scurrile (fin troppo tollerato
dagli alleati che dicevano di ispirarsi ai valori cristiani), avesse chiuso un capitolo
ignobile. Ci dobbiamo ricredere: al peggio non c’è fine.
Pubblicato il 11 aprile 2013 - Commenti (7)
04 apr
«Eppure, il vento soffia ancora....»,
intonava una bella canzone ecologista
di Pierangelo Bertoli. In effetti,
sta soffiando e forte sia nella Chiesa che
nella politica italiana. È un vento francescano,
che porta gesti e parole semplici e
profonde, orientate alla sobrietà, alla
credibilità e al rispetto del creato. Un
vento che ci auguriamo continui a soffiare
perché il cambiamento si consolidi ed
entri nelle coscienze. Un cambiamento
che parla anche il linguaggio della tenerezza
che è, prevalentemente, declinato
al femminile. Di qui l’auspicio che questo
vento arrivi fino all’elezione di una
donna al Quirinale, che abbia a cuore la
libertà, lo Stato di diritto e la tutela dei
diritti umani e civili, specie di chi è più
fragile e vulnerabile.
Manlio R.
I gesti e le parole di papa Francesco ci
stanno mettendo in crisi, perché ci richiamano
il Vangelo da vivere nella
sua radicalità. Quel Vangelo che, se anche
l’abbiamo letto, non ispira certo i nostri
comportamenti e stili di vita, che sono
mondani e poco solidali. Forse, ne abbiamo
scolorito le pagine più impegnative,
quelle che ci scomodano e ci “comandano”
di amare il prossimo e anche il nemico.
È questo il comandamento fondamentale
del cristianesimo. È da ciò che si riconoscono
i seguaci di Gesù.
Una Chiesa povera
e per i poveri non è un accessorio per
la nostra fede, ma ne è il cuore.
Ce ne dà ampia testimonianza papa
Francesco, con il suo stile umile e semplice.
Per la prima volta, quest’anno, la Messa
del Giovedì Santo è stata celebrata in
un carcere minorile. E papa Francesco si è
cinto il grembiule per lavare i piedi a dodici
ragazzi, tra cui due donne e alcuni musulmani.
Al ragazzo che, con spontaneità,
gli ha chiesto «perché sei venuto qui?»,
papa Francesco ha risposto che è «qualcosa
che è venuto dal cuore». «Sono venuto»,
ha detto, dove sono quelli che mi aiuteranno
a essere umile e servitore come deve essere
un vescovo. Le cose del cuore non hanno
spiegazione, vengono solo».
E, a braccio, nell’omelia ha spiegato come
«chi è più in alto deve essere al servizio
degli altri». E che dobbiamo aiutarci l’uno
con l’altro, perché così ci faremo del bene.
A queste parole, ci verrebbe da dire: «Chi
ha orecchie per intendere, intenda». O come
ha scritto Aldo Cazzullo sul Corriere
della sera, parafrasando il famoso titolo
di un libro di Hemingway: «Quando suonano
le campane di San Pietro, non dobbiamo
chiederci se suonano per il Segretario
di Stato o per la Curia o per lo Ior; esse
suonano per noi». Oggi, più che mai, abbiamo
bisogno di una “Chiesa del grembiule”:
quella di papa Francesco.
Pubblicato il 04 aprile 2013 - Commenti (3)
28 mar
La lettera di alcuni bambini dell'asilo di Granze: una carica di felicità per il nuovo Papa.
Gentilissima Famiglia Cristiana,
la gioia per il nuovo Pontefice è stata davvero
contagiosa! Anche i bambini del nostro piccolo asilo nido
sono stati coinvolti nella festa con entusiasmo e gioia.
Hanno colorato, con vigore, un poster con il nome del nostro
papa Francesco! Sarebbe bello poter vedere la loro foto
sulle pagine della nostra rivista, di cui apprezziamo lo spazio
che dedicate ai suggerimenti per genitori ed educatori.
Forse, la richiesta è azzardata... ma noi ci proviamo!
Potrebbe davvero essere un buon incoraggiamento per
le famiglie di questi piccoli ad avvicinarsi alla rivista!
Pubblicato il 28 marzo 2013 - Commenti (1)
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