15
feb

Caro Celentano, di quali preti parli?

Caro Celentano,
mi sento autorizzato a risponderti perché ieri sera mi hai interpellato direttamente parlando alla “camera dove son dentro i preti”. Sono uno di quei preti che la predica la preparano, cercano di curarla facendo attenzione al senso, alla concretezza della vita, al ritmo e anche al volume ottimale per coloro che stanno in fondo alla chiesa e, secondo te, sentono male. Mi auguro davvero che tu non li abbia confusi con gli "ultimi" di cui si parla nel Vangelo. Sarebbe grave.
Nelle mie prediche, più che parlare di paradiso, parlo della Risurrezione di Cristo che è il vero e proprio centro della mia fede e anche della tua, se ti professi cattolico. Racconto della salvezza che Lui ci ha portato.

Forse c’è da fare qualche passo anche a livello teologico. Ci è stata promessa la risurrezione della carne (lo dico ogni domenica nel "Credo"), la vita piena, nel giorno del nostro battesimo: di questo parlo io come centinaia di altri preti e frati che ho conosciuto nella mia vita.
Ma non posso tacere di altri argomenti che riguardano il quotidiano della gente e che, talvolta, hanno bisogno di essere illuminati dal Vangelo per diventare segnali indicatori dell'altra dimensione che sembra starti tanto a cuore.
E per farla completa collaboro anche con Famiglia Cristiana, un giornale di cui tu auspichi la chiusura ma che in realtà io trovo estremamente coraggioso, onesto e libero, tanto da dire pane al pane e vino al vino, anche quando si tratta del tuo modo singolare di destinare parte del cachet ai poveri. Non è una rivista nata per dare consolazione ai malati ma per aiutare le persone a collegare la logica del Vangelo con la concretezza della vita. Ovviamente per capirlo bisognerebbe leggerla.

Proprio per il fatto che Gesù Cristo si è incarnato, parlare di ogni ambito della vita dell’uomo alla luce del Vangelo può orientare alla condizione ultima che, ribadisco, è la risurrezione della carne, la vita che continua.
Se una rivista molto popolare fa questo, a mio parere, ha già dato un aiuto grande alla mia azione pastorale nella quale, tra l’altro, suggerisco sempre che la carità dovrebbe essere discreta e non strombazzata per essere più vera.
Me lo insegna il Vangelo. Peccato che per alzare l’audience si debba ricorrere ad un lanciatore di coltelli che, però, continua ad allenarsi guardando la vita dallo specchietto retrovisore. Rischioso... forse basterebbe cantare bene e parlare di meno...

Qualcuno in Rete ha ipotizzato che si potrebbe chiudere anche un Festival dalle spese così esorbitanti in un periodo in cui molte famiglie non arrivano a fine mese costi che, tra l’altro, rendono scandaloso il fatto che si inceppi il sistema di votazione e la gara si debba ripetere. Ma io non arrivo a tanto.
Mi limito a suggerire che una infinitesima parte del tuo cachet tu la possa destinare a migliorare i problemi tecnici che ci rendono più difficile la vita, a cominciare dall’impianto audio delle chiese che frequenti tu e dal sistema di votazione della giuria dell’Ariston. E magari anche a qualche buon libro di teologia.

don Marco Sanavio

Pubblicato il 15 febbraio 2012 - Commenti (22)
14
feb

Dire l'amore in 140 caratteri

Su Twitter ormai si condivide di tutto, anche le dichiarazioni d'amore.
Su Twitter ormai si condivide di tutto, anche le dichiarazioni d'amore.

Condensare e dire l’amore in 140 caratteri, ancora meno che in un sms. E’ questa la sfida che vede impegnati gli innamorati di tutto il mondo nel giorno del loro patrono.
Su Twitter l’hashtag italiano (parola utile ad isolare l'argomento a cui si è interessati nel flusso dei tweet) più gettonato in occasione della popolare ricorrenza è #sanvalentino.

Migliaia i messaggi d'amore condivisi pubblicamente con il partner e con tutto il mondo, molti ironizzano prendendo a prestito i termini dal mondo dell'economia: “tu sei la mia tripla A”, “Sei il mio obiettivo di lungo periodo” oppure espressioni come “our love is too big too fail” rintracciate grazie al popolarissimo hashtag #FedValentines.

Lo scrittore Federico Moccia ha lanciato insieme a Repubblica il primo di una serie di tweet con l'hashtag #amore140, il Corriere Fiorentino ha invece pensato di stimolare la fantasia dei suoi lettori con il termine #tweetdamore.
Tutti alla ricerca del frammento, della frase ad effetto, dell'incisività come antidoto allo sbrodolamento che rischia di diluire l'intensità delle frasi che scaldano il cuore.
È il momento di Twitter, non solo perchè hanno inziato ad usarlo vip e politici; come osserva opportunamente qualche internauta acuto «Twitter ti fa amare persone che non conosci, come potrebbe succedere che Facebook ti faccia detestare persone che conosci bene». Rappresenta l'apertura al mondo, il contatto diretto con gli irragiungibili, il desiderio di avere seguaci (“followers”) e di mettersi alla sequela di qualcuno.

Certo l'amore a colpi di bit può apparire freddo, ma l'alfabeto è da sempre un veicolo fondamentale per gettare ponti, corteggiare, esprimere sentimenti o chiedere scusa. Peccato non esista un scuola di alfabetizzazione emotiva che ci fornisca strumenti utili a trasferire in pochi caratteri ciò che emerge dal profondo di noi stessi.

Tra le novità della rete si sta facendo largo una rete sociale che ha tutte le carte in regola per catalizzare l'attenzione della metà rosa del mondo. Si tratta di Pinterest, una sorta di bacheca (pin=puntina + interest=interesse) che consente di aggregare gli individui in base ai loro interessi. Sembra che alle donne piaccia molto, anche perchè in molti casi rappresenta un primo passo per contattare possibili fidanzati con affinità già evidenti: http://pinterest.com/

A questo proposito fate attenzione: san Valentino rappersenta una delle occasioni più ghiotte per i pirati informatici. Finte cartoline d'amore, link postati su Facebook e Twitter, applicazioni e giochini diventano spesso veicolo di potenti virus e malware che rischiano di rendere scarsamente romantica questa ricorrenza. E i soldi per il vostro regalo al partner potrebbero essere dirotatti al tecnico che cercherà di ricuperare i dati del vostro computer o cellulare...

Pubblicato il 14 febbraio 2012 - Commenti (1)
03
feb

Tengo il telefono e taglio il cane

La vendetta del cane (copertina e questa foto: ThinkStock).
La vendetta del cane (copertina e questa foto: ThinkStock).

Nei giorni scorsi lo spot radiofonico commissionato da un grosso fornitore di telefonia e connettività mobile ha fatto esplodere il disappunto della Rete. Nella breve gag audio viene presentata una coppia che sta discutendo quali spese tagliare per far fronte al caro vita. Durante la loro conversazione si percepisce in sottofondo un cagnolino che abbaia festoso mentre lei esclama “no... Fuffi no, dai…”, e lui conclude con un perentorio “Taglia!”.

Nelle intenzioni della compagnia telefonica doveva trattarsi solo di un ammiccamento ironico mentre nella percezione degli utenti è diventato un invito all’abbandono del fidato animale domestico. Nel giro di poche ore la protesta degli utenti della Rete e dei blogger è stata amplificata e rilanciata dai quotidiani nazionali facendo fare marcia indietro alla compagnia telefonica che ha presentato subito le sue scuse tramite Internet, ritenute comunque da molti troppo blande. La protesta nel web sta scemando perché la compagnia telefonica ha subito ritirato lo spot radiofonico, ma la vicenda mi suggerisce almeno tre considerazioni su quanto accaduto.

1) Il controllo sulla comunicazione e sul consumo

Che Internet fosse un potente strumento di controllo in mano agli utenti già lo sapevamo. Oggi, però, risulta sempre più evidente che può costituire il contatto più rapido dei consumatori con le aziende, in grado di influenzare anche le politiche di mercato delle stesse. Se i social network sono diventati luogo principe per le ricerche di mercato è altrettanto vero che possono diventare strumento per orientare pesantemente il flusso dei consumi e smascherare pubblicità e proposte ingannevoli. La brand reputation, la reputazione del marchio, si gioca oggi soprattutto in Rete, con le dovute attenzioni alle campagne diffamatorie e agli attacchi che la concorrenza scatena appositamente su Internet.

2) Gli affetti non si toccano

«Comunque è fondamentale il rapporto umano fisico», sento ripetere dagli adulti al termine di ogni incontro che abbia come tema Internet. Per alcuni si tratta di una blanda difesa verso un mondo che sentono particolarmente estraneo, per molti è un mantra prodigioso che ricorda loro la necessità di una dimensione affettiva e di contatto che oggi più che mai diventa irrinunciabile. La presenza di un cagnolino in casa riporta al centro la necessità di un contatto fisico, del rapporto con un essere vivente che rappresenta la fedeltà e la dedizione all’uomo. Irrinunciabile anche al tempo della relazione elettronica e con i tagli della crisi. Il dolore provocato dalla perdita di un affetto caro è lacerante, perchè riportarlo a galla in uno spot che dovrebbe risultare piacevole e simpatico?

3) La cura restituisce senso

Prendersi cura di un essere vivente nell’era in cui i rapporti personali si possono troncare con un sms diventa un antidoto efficace per dare senso ai legami, ma anche alla propria esistenza. «Avevo rifiutato la vita più volte», mi ha confidato una ragazza ospite della comunità papa Giovanni XXIII di Rimini, «ma da quando mi hanno affidato un ragazzo disabile di cui prendermi cura tutto ha ripreso senso e luce». Si spostano equilibri, priorità, attenzioni, ritmi di vita. La cura polarizza e restituisce senso all’esistenza. La “Pet therapy” ci assicura che anche la cura di Fuffi è salutare e addirittura medicinale per l’uomo.

Scodinzolio di Fuffi contro Internet? 1 a 0 per Fuffi.

Pubblicato il 03 febbraio 2012 - Commenti (0)
31
gen

Antidoti alla bulimia digitale

Il messaggio che il Papa ha consegnato il 24 gennaio, festa di S. Francesco di Sales, in vista della 46ª giornata mondiale delle comunicazioni sociali ha messo in evidenza gli squilibri che oggi esistono tra silenzio e parola. Troppe parole intasano la comunicazione, rischiano di svuotare il linguaggio della sua efficacia, non lasciano tempo e spazio all’ascolto (http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/communications/documents/hf_ben-xvi_mes_20120124_46th-world-communications-day_it.html).

Anche la parola digitale ha iniziato da essere troppo invasiva e lo possono testimoniare con forza gli adulti che cercano di arginare il profluvio di messaggi che figli e nipoti inviano e ricevono in qualsiasi momento della giornata, anche di notte. «Talvolta – mi confida Mara, mamma di due adolescenti - sento il suono di ricezione dei messaggi alle due, tre di notte. Una volta mi sono alzata per andare a spegnere il cellulare di mia figlia, che lo tiene sotto il cuscino, ed ho scoperto che stava rispondendo ad un sms…».



La bulimia digitale ha comunque effetti molto pesanti anche sugli adulti, che spesso continuano a lavorare al telefono invadendo gli spazi di ascolto domestici o gestiscono rapporti delicati tramite messaggi che limitano drasticamente le sfumature possibili nella comunicazione in presenza. Non è raro nemmeno che la tv li sequestri durante i pasti, riempiendo il loro vuoto relazionale a scapito della conversazione familiare. Come ristabilire un “ecosistema che sappia equilibrare silenzio, parola, immagini e suoni”, si chiede il Papa nel messaggio consegnato in vista della giornata mondiale della comunicazioni sociali del 20 maggio prossimo.

Giuseppe Castelli, 70 anni, sacerdote, monaco e moderno eremita (fotografie di copertina e del servizio interno di Alberto Roveri).
Giuseppe Castelli, 70 anni, sacerdote, monaco e moderno eremita (fotografie di copertina e del servizio interno di Alberto Roveri).


Proviamo a indicare qualche antidoto, lasciando aperta la strada ad altri suggerimenti.

La contemplazione
E’ un livello di coinvolgimento altissimo, ma si raggiunge con un abbandono semplice che non richiede un grosso sforzo psicologico. Il riferimento è a quell’aggancio potente che scatta dopo l’osservazione delle meraviglie della natura, che provoca stupore, sorpresa, che genera gusto per la vita, non alla contemplazione strutturata o legata a tecniche di preghiera. L’individuo stesso è portato a silenziare i suoi dispositivi per non rovinare l’incanto.

La meditazione
Si tratta di una pratica che prevede un alto livello di concentrazione della mente e che può generare un benessere psicofisico della persona.

La tradizione cristiana beneficia da secoli dei frutti di questo itinerario interiore ma il suo esercizio è ancora riservato a pochi, purtroppo (http://www.meditazionecristiana.org/).

«La bellezza salverà il mondo», afferma il principe Miškin nell'Idiota di Dostoevskij. Nella costruzione russa della frase c’è un’anastrofe che potrebbe suggerirci un’altra interpretazione: sarà il mondo a salvare la bellezza. Dedicarsi a cose belle, oltre che utili e pratiche, può aprire canali di comunicazione nuovi dentro di noi. Fare spazio all’arte, alla musica, alla poesia, a una bellezza che non sia solo estetica ma gusto dell’armonia, del genio umano, apertura al trascendente può essere una via per preservare il gusto profondo di una vita troppo spesso stritolata dai ritmi del quotidiano.

Un po’ di digiuno digitale può far luce sui vuoti che ci portiamo dentro e che cerchiamo di colmare ingurgitando immagini, suoni, parole e messaggi senza misura. Sono graditi altri suggerimenti…

Pubblicato il 31 gennaio 2012 - Commenti (0)
18
gen

Don Raffaele, cappellano di crociera

Il web ha progressivamente portato a galla storie e risvolti legati al drammatico naufragio della Costa Concordia del 13 gennaio scorso ridefinendo, come in un mosaico a cui si aggiungono tessere di ora in ora, i momenti dell’evacuazione e la lunge notte trascorsa sull’Isola del Giglio. Video girati con i cellulari e pubblicati dai naufraghi, foto dei primi soccorsi, appelli per ritrovare persone, preghiere per le vittime. Tra le tante voci dei supersiti anche quella del cappellano della Concordia don Raffaele Malena, 73 anni, che ha seguito da vicino le fasi di evacuazione cercando di supportare quanti cercavano di abbandonare la nave in quei momenti concitati, soprattutto i più deboli.



Calabrese di origine, nato in una famiglia di marittimi, primogenito di nove figli, don Raffaele conosce bene ricchezza e trappole del mare ed ha cercato di assistere i supersiti radunati a Giglio Porto con l’aiuto del parroco locale, don Lorenzo Pasquotti (http://www.radiovaticana.org/it1/articolo.asp?c=554824).

Don Raffaele ha difeso l’equipaggio, ben consapevole che nei momenti di panico è difficile gestire le emergenze anche per il personale più preparato. I dispersi dell’equipaggio li conosceva personalmente, era preoccupato per loro (www.stellamaris.tv/?q=node/2502). Seguire gli oltre mille marittimi a bordo è uno dei compiti principali che gli erano stati assegnati sulla Costa Concordia dove, oltre a far da riferimento per i passeggeri cattolici, aveva ricevuto il compito di assistere e accompagnare i lavoratori di ogni razza e religione. I cappellani di bordo sono circa una ottantina e fanno riferimento all’Apostolato del mare italiano, legato alla Fondazione Migrantes. Nelle navi da crociera, in ordine gerarchico partendo dal capitano, il loro livello di ufficiali si colloca al terzo grado. E’ stato proprio l’Apostolato del mare ad organizzare in collaborazione con la Caritas un primo team di accoglienza al terminal crociere di Savona per dare supporto materiale e spirituale ai passeggeri scampati al naufragio (www.stellamaris.tv/?q=node/2497). Ma si è pensato subito anche ai marittimi, ad assisterli nel momento di grande smarrimento e disperazione che hanno vissuto dopo la tragica notte del 13 gennaio. In collaborazione con l’Ufficio risorse umane di Costa crociere l’Apostolato del mare ha creato un team per visitare in ospedali ed alberghi i lavoratori della Concordia scampati al naufragio, fornendo loro anche telefoni e schede per comunicare con le rispettive famiglie. «Attraverso la rete di amici e colleghi dell’Apostolato del mare –si legge sul loro sito- e della Caritas, l’opera continuerà anche nei giorni a seguire, fino a che ci sarà bisogno perché a sostegno di chi ha vissuto in prima persona e in condizioni estreme un dramma di quelle dimensioni. Servono dei volti umani che si facciano compagnia, casa, famiglia».

Qualcuno da Portofino ha postato una preghiera abitata solo dal rumore del mare e dalle immagini del Cristo degli abissi per le vittime del naufragio della Costa Concordia. Riposino in pace.


Pubblicato il 18 gennaio 2012 - Commenti (0)
05
gen

Caro, scusa ma preferisco Facebook

Ancora Facebook sotto accusa, stavolta come fattore scatenante dello scoppio di coppia. A lanciare l’accusa il sito inglese www.divorce-online.co.uk, specializzato in servizi per gli sposi che hanno deciso di mettere fine alla loro unione. L’allarme, rimbalzato in rete nei giorni scorsi, proviene da una ricerca condotta proprio da Divorce online su un campione di 5000 richieste di divorzio pervenute al sito britannico, che conta oltre 67000 clienti dal giorno della sua apertura. Il 33% degli intervistati indica Facebook come la causa principale della separazione tra coniugi indicando come primi incriminati i messaggi inviati a persone dell’altro sesso e, successivamente, i commenti sgradevoli e le soffiate di amici e conoscenti che bazzicano sul noto social network.



Indicare Facebook come causa dei divorzi sarebbe come incolpare la febbre di essere causa dell’influenza o incriminare le vetrine dei pasticceri per il nostro soprappeso. Non possiamo accusare coltelli e pistole di essere causa di gran parte degli omicidi nel mondo. Qualcuno obietterà che Facebook non è considerato solo uno strumento ma un vero e proprio ambiente di vita: bene, in questo caso va evidenziato come non sia possibile accusare una città ritenuta violenta di rendere automaticamente violenti i suoi abitanti, come se gli stimoli esterni inghiottissero la libertà degli individui. «I social network ti offrono la tentazione su un piatto d’argento» scrive Laura75 in un forum online che tratta di questo tema. Ma nessuno di noi è un automa, nessuno è così svuotato di volontà e buon senso da cedere inesorabilmente al sequestro emotivo imputato a Facebook e compagni.

Maunuele Petrilli un cameraman che ha una certa confidenza con la Rete ha pubblicato una decina di mesi fa un video su Youtube, in occasione dell’ennesima ondata di accuse scaricate su Facebook come causa delle separazioni dei coniugi. In un cartello, posto all’inizio del breve contributo pubblicato qui sotto, si legge: «Facebook è motivo di litigi e divorzi… a mio avviso è anche uno strumento che velocizza quello che prima o poi sarebbe dovuto finire… dove l’amore viene messo a dura prova.»



Mi chiedo se sia sufficiente un commento sgradevole o un flirt su Facebook a troncare una vera storia d'amore, o se in questi casi la fragilità della coppia provenga da altri fattori. Permettetemi un’ultima osservazione su quel “prima o poi sarebbe dovuto finire” citato nel video. Esiste un’ancora di salvataggio che racconta come il vero amore possa ricostruire anche dove altri tentativi hanno fallito. Si tratta di Retruovaille (www.retrouvaille.it), un metodo collaudato che rimette in contatto la coppia, il “salvagente per matrimoni in difficoltà” che fa appello all’amore, alla preghiera e alla natura stessa del sacramento per riconciliare tra loro i coniugi in difficoltà. E anche questo lo trovate in Rete, tanto quanto l’incriminato Facebook.

Pubblicato il 05 gennaio 2012 - Commenti (2)
27
dic

Condividi e batti la crisi

Tentiamo di pescare dalla Rete alcune strategie che ci svincolino un po’ dalla crisi che ha stretto nella morsa anche questo Natale 2011.
     La prima parola magica potrebbe essere Open source, ovvero quelle risorse libere e gratuite che ci permettono di risparmiare qualche decina di euro e, al tempo stesso, di operare nella più assoluta legalità. Il comune di Bologna ha risparmiato 160 mila Euro in un anno semplicemente eliminando gran parte delle licenze a pagamento. Dai sistemi operativi ai sofisticati programmi per montaggio video, la Rete offre una gamma di prodotti sicuri e costantemente aggiornati, senza toccare minimamente il nostro portafogli. Per chi ha un po’ di dimestichezza con l’Inglese consigliamo di fare una ricerca su Tucows.com, un noto sito che fornisce indicazioni e recensioni su programmi e applicazioni gratuite Un bel regalo da mettere sotto il nostro albero...
     Andrebbe poi sottolineata la parola-tormentone che i social network ci propinano ad ogni visita: condividi!. Il web ha contribuito ad abbattere campanili e recinti in favore di una logica collaborativa all’interno della quale più si condivide più si hanno benefici. Internet consente anche di far conoscere realtà che hanno bisogno del nostro sostegno concreto, alle quali possiamo trasferire denaro con pochi clic. 
     Associazioni benefiche, mense dei poveri, missioni all’estero, adozioni a distanza… c’è una gamma vastissima di interventi che la Rete ci abilita a completare con un tocco del mouse. Attenzione, però, alle frodi che in questo periodo si intensificano particolarmente. Fidatevi solo di siti conosciuti e di domini ben riconoscibili!
     Ci sono, poi, anche prassi quotidiane che possono essere mutuate da queste strategie della rete. I gruppi di acquisto solidale, ad esempio, che stanno facendo della condivisione e dell’economia di scala una risorsa sana per le casse di tante famiglie. Oppure il car sharing casalingo: la signora che abita al quarto piano, finalmente, potrebbe proporre un passaggio per recarsi a scuola anche al figlio della signora che abita al secondo, liberando le strade mattutine da un’auto e dal Pm10 che avrebbe prodotto circolando. Chissà che a forza di cliccare “condividi” non nasca il desiderio di una vita meno incasellata in compartimenti stagni e più attenta ai bisogni altrui.
     Un gruppo di giovani padovani ha scelto di fare degli speciali auguri di condivisione su Youtube. Hanno provato per settimane i movimenti per realizzare un “Social Mob” coinvolgendo famiglie, bambini, amici degli amici in un’iniziativa solidale per le mense dei poveri della diocesi.
     Vi segnaliamo, infine, un’opportunità che solo l’avvento della Rete poteva portare in casa nostra. Cliccando sul player della custodia di Terra Santa potrete assistere ogni giorno alla messa dalla Grotta del latte di Betlemme. Auguri a tutti voi nel Signore!

Pubblicato il 27 dicembre 2011 - Commenti (0)
09
dic

Natale, un Avvento da vivere via web

Anche il web può diventare itinerario che conduce a Natale. L’ Avvento, di per sé, non è l’attesa di un bimbo che nasce ma dell’Incontro con il Cristo che un giorno tornerà. Il sito www.donboscoland.it elenca una serie di risorse online che possono essere utili a preparare questo incontro. Tra i sussidi per la preghiera quotidiana c’è da segnalare quello realizzato dal Movimento giovanile salesiano, gestore del sito sopra elencato, che è stato prodotto in formato e-pub per poter essere aperto su libri digitali.

Anche sul sito della Conferenza episcopale italiana è stato pubblicato un sussidio ritmato sulle quattro domeniche di Avvento www.chiesacattolica.it/cci_new_v3/s2magazine/index1.jsp?idPagina=25576 all’interno del quale confluiscono schede dedicate alla famiglia, al mondo del lavoro all’animazione liturgica, alla catechesi e a giovani e ragazzi. Non mancano le indicazioni concrete e un riferimento chiaro all’ambito della carità.

Il portale Pope 2 You, creato dal Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali, utilizza invece una serie di video realizzati in collaborazione con il Franciscan media center e la Custodia di Terra Santa per ritmare il cammino che conduce all’evento di Betlemme: pope2you.net/index.php?id_testi=43.


Anche tra i video iniziano a intensificarsi le proposte Natalizie. Oltre al simpatico "virale" che lo scorso anno ha spopolato nel web e ripropone la storia della Natività in digitale...




... sono stati realizzati altri contributi che creano cortocircuito tra la vicenda narrataci dal Vangelo e i moderni social media:




La notte di Natale sarà possibile assistere in diretta streaming alla messa celebrata a Betlemme presso la Grotta del Latte, semplicemente collegandosi all’indirizzo: http://it.custodia.org/default.asp?id=4920.

Pubblicato il 09 dicembre 2011 - Commenti (0)
21
nov

Ecumenismo, la realtà viva del web

Ecumenismo è una parola difficile, rischia di esprimere tutto e niente allo stesso tempo. Il termine deriva dal greco e indica la parte della Terra abitata ma nello specifico indica il cammino verso l’unità di tutti i cristiani oggi divisi in più confessioni. Il percorso è arduo, fatti di accelerazioni e blocchi, di attenzioni teologiche e linguistiche, di delicati intrecci diplomatici. In Europa, però, c’è un gruppo di cristiani che vive una profonda dimensione ecumenica fai-da-te senza esserne pienamente consapevoli. Complice l’elettronica.

Si tratta dei webmaster cristiani europei che si riconoscono nella sigla Ecic (European christian internet conference) e s'incontrano spesso su Facebook oppure sul sito ufficiale www.ecic.org, ma almeno una volta all’anno desiderano ritrovarsi in presenza e si danno appuntamento in una città europea per confrontarsi e rinsaldare amicizia.

Luterani, cattolici, protestanti, ortodossi s'incontrano perché appassionati dal Vangelo e dal saperlo intrecciare con i bit. Prioritarie, tra loro, sono amicizia e convivialità; la preghiera comune rinsalda la fratellanza e aiuta a concentrarsi su ciò che unisce più che su quello che divide.

Il video e le foto pubblicate qui sotto raccontano un’esperienza di condivisone gioiosa che è già una sorta di “ecumenismo” casalingo:




Ed ecco la galleria fotografica:

http://www.flickr.com//photos/jukina/sets/72157627107803794/show/


Nel 2012 l’incontro annuale di Ecic si svolgerà a Roma dall’11 al 14 giugno
. I convegni Ecic lasciano molto spazio all’incontro, hanno ritmi sostenibili e molti momenti di laboratorio e confronto per piccoli gruppi. La lingua ufficiale è l’inglese.

Si possono così scoprire gli esperimenti elettronici che le altre Chiese creano per l’evangelizzazione: dai mondi tridimensionali come http://churchoffools.com alle proposte destinate ai più piccoli www.kirche-entdecken.de, allo sguardo puntato sull’orizzonte missionario www.cevaa.org.

Anche se non masticate molto il Finlandese, fate un gito nella sezione “videot” del sito della Chiesa luterana di Finlandia Usko, Toivo, Rakkaus (Fede, speranza, carità http://uskotoivorakkaus.fi), una delle più grosse campagne lanciate sia in presenza che tramite il web per riavvicinare i giovani adulti alla fede. Lo stesso sforzo pastorale che oggi stanno tentando cattolici, ortodossi, evangelici…

Pubblicato il 21 novembre 2011 - Commenti (1)
31
ott

Cattolici e Rete, è ora di buttarsi

Una recente ricerca condotta da SWG per il Moige (Movimento italiano genitori) ha messo in luce come sia cresciuto il consumo di Internet da parte dei minori. Ben 7 su 10 navigano quotidianamente per circa un’ora di media. La percezione è, però, che questi giovani cybernauti non siano del tutto a conoscenza dei pericoli che corrono nell’esplorazione del web.

     Infatti da un’indagine condotta da A&F Reserach risulta  che il 30% degli adulti e il 40% dei ragazzi non sa proteggere in modo adeguato la privacy all’interno dei social network. Così Moige, Tren Micro, Cisco, Polizia postale e delle Comunicazioni hanno lanciato una campagna, partita da Roma il 27 ottobre, per sensibilizzare gli alunni di 30 scuole secondarie di primo grado su rischi e pericoli della Rete.  



     Il tessuto delle parrocchie italiane ha sempre avuto le antenne ricettive nel mondo dell’educazione, ha spesso integrato e completato la formazione proposta da altre agenzie cercando di coniugare i valori irrinunciabili in cui crede con progresso e novità. Peccato che nel settore della formazione all’uso dei nuovi media risenta di un passo troppo lento. Forse l’impreparazione e la perplessità di fronte ad un percorso che appare estremamente accelerato hanno fatto sì che non sorgessero rapidamente cammini chiari e condivisi. Ci si muove a tentoni, invitando esperti più o meno qualificati che spesso puntano il dito sulla pericolosità della navigazione tralasciando, invece, le straordinarie opportunità che l’elettronica offre ai giovani di oggi. 

     Il mondo “virtuale” e intangibile che si incontra in Rete è svilito spesso da chi opera quotidianamente nel mondo spirituale che, pur con altre caratteristiche, opera costantemente a contatto con l’intangibile, l’invisibile, l’impercettibile. Non sembra più il tempo di stare alla finestra, accontentandosi di qualche infarinatura sull’argomento. Probabilmente va studiato, sviscerato, riproposto ai ragazzi all’interno dei cammini formativi parrocchiali come un ambito fondamentale che coinvolge il mondo delle relazioni e lo stesso itinerario di fede. Solo così il “virtuale” potrà diventare un termine che indica la grande forza che sta dentro ai nuovi mezzi e non solo il lato problematico del loro uso.

Pubblicato il 31 ottobre 2011 - Commenti (1)
20
ott

Aleteia, nuova frontiera dell'evangelizzazione

«Esistono prove storiche che Gesù Cristo sia veramente esistito?». A oggi Google non è ancora un motore computazionale, non ha una sua intelligenza artificiale per orientarci nella risposta a questa domanda. Se la inserissimo nella sua finestrella di ricerca rischieremmo di perderci nella Rete a caccia, più che della risposta, di una fonte attendibile o di una risposta sintetica. Il colpo di genio per abbinare domande e risposte sulla religione cattolica, coinvolgendo i cybernauti e gli utenti dei social media, è balenato ai creatori di www.aleteia.org.

Un’equipe internazionale diretta da Jesus Colina e coordinata da Guillaume Anselin si prenderà cura delle questioni, anche spinose, che giungeranno dal popolo della Rete coinvolgendo teologi, giornalisti, esperti e social manager per fornire le risposte in quattro diverse lingue, tra cui l’italiano. La nascita di questa nuova frontiera dell’evangelizzazione online è stata possibile grazie dalla collaborazione con Andrea Scorzoni e Silvia Costantini dell’agenzia www.h2onews.org, che forniranno ad Aleteia i supporti multimediali in più lingue, e al progetto internazionale "Marie de Nazaret" www.mariedenazareth.org.



Purtroppo per molti battezzati il cammino di fede si è fermato alla soglia della cresima, abbandonato per noia, delusione, poca incisività nella vita quotidiana o anche semplicemente per pigrizia. I peggiori nemici per una ripresa dell’itinerario personale sembrano essere il pregiudizio o la scarsa conoscenza dei fondamenti della religione. Le mie orecchie hanno udito una signora di buona cultura confermare un paio di volte che Gesù ha indicato di «rubare ai ricchi per dare ai poveri» con buona pace, a questo punto, di Robin Hood che pensava di avere il diritto d’autore su questa strategia. Plauso dunque ad Aleteia se ci aiuterà a sintetizzare e chiarire concetti relativi alla religione cattolica, sgretolando alcuni alibi e luoghi comuni che proliferano tra battezzati e non. Anche con la nostra collaborazione.

Pubblicato il 20 ottobre 2011 - Commenti (2)
11
ott

E Ravasi porta la Bibbia su Twitter

Il blog del cardinale Gianfranco Ravasi sul sito Internet del Sole 24Ore.
Il blog del cardinale Gianfranco Ravasi sul sito Internet del Sole 24Ore.

Lo aveva preannunciato all’inizio della scorsa estate in un intervista rilasciata ad un settimanale italiano: «Porterò la Bibbia su blog e Twitter». Così il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha iniziato a twittare dal 20 giugno (@CardRavasi) proponendo quasi ogni giorno una frase tratta dalla Sacra scrittura o segnalando link interessanti. Ha preceduto di una settimana anche il primo tweet del Papa che con un tocco sul tablet più diffuso nel mondo ha dato l’avvio a www.news.va, un sito che raccoglie in un solo colpo d’occhio tutta l’informazione proveniente dalla Santa sede.

Ma c’è di più. Da venerdì 7 ottobre Gianfranco Ravasi è sbarcato ufficialmente nella blogosfera o meglio, citando le sue parole, “nell’oceano di Internet” con l’intenzione di svincolare i suoi pensieri da cerchie ristrette di lettori e consegnarli al popolo della Rete. «Aprire un blog e abituarmi a Twitter – scrive il card. Ravasi nel suo blog “Parola e parole” ospitato nel sito de Il Sole 24 ore - significa per me confrontarmi con le sfide dell'oggi e aprirmi alle novità che le culture ci propongono, spesso veicolate proprio dai linguaggi emergenti».

Blog e Twitter (@UKinHolySee) sono anche gli strumenti scelti dall’ambasciata inglese presso la Santa sede per raccontarsi e cercare un confronto con gli internauti. Il giovane ambasciatore Nigel Baker non ci introduce solamente nella sua attività diplomatica attraverso il blog raggiungibile all’indirizzo http://blogs.fco.gov.uk/roller/bakerenglish, ma ha anche scelto di aggiornare un canale fotografico su Flickr (http://www.flickr.com/photos/ukinholysee), un social medium specializzato in immagini e video che gli consente un approccio fresco e immediato con il popolo della Rete.

Sembra che tra i diplomatici di sua maestà ci sia una certa attenzione verso la Rete, visto che il sito del Foreign Commonwealth Office è fortemente orientato verso i social network ed elenca oltre una sessantina di ambasciatori che utilizzano abitualmente i blog per aprire finestre sulla loro attività e sui paesi in cui operano.



Oggi il confronto con il social networking è ineludibile. Qualcuno bolla questa attività come una moda destinata a dissolversi in breve tempo, in realtà penso si tratti di una strategia vincente che rileva la voglia di partecipare e condividere una nuova socialità, mediata anche dall’elettronica. La possibilità di commentare e rilanciare notizie, l’interazione tra vari sistemi rende evidente quell’intreccio umano che Derrick De Kerckhove ha definito “intelligenza connettiva”, ovvero la capacità di far interagire tra loro le menti attraverso la rete per la creazione di qualcosa di nuovo, un progresso in umanità e conoscenza.

Pubblicato il 11 ottobre 2011 - Commenti (2)
29
set

Ragazzi, proteggete il profilo su Facebook

Nella preparazione alla cresima si insegna ai ragazzi il rispetto del proprio corpo. «E’ il tempio dello Spirito santo –spiegava la mia catechista di un tempo- e come tale dovete prendervene cura per preparavi al momento in cui nessun altro lo farà al posto vostro.» Oggi la rapida evoluzione dei social media ha mutato anche le attenzioni della catechesi. Proprio la scorsa settimana un catechista mi ha invitato a spiegare ai suoi ragazzi come proteggere la loro identità digitale su Facebook. Complimenti, innanzitutto, a questo giovane formatore che ha compreso come i ragazzi che sta accompagnando a ricevere il sacramento vivano la loro presenza in rete come una estensione della loro personalità e ha pensato di affrontare l’argomento. Interessante anche la lettura antropologica che ha dato del fenomeno: oggi il corpo è anche quello mediato dall’elettronica, quello di cui è più difficile prendersi cura perché ancora troppo nuovo e lontano dal controllo degli adulti. E i social media non sembrano più essere soltanto un moda.


Negli incontri assembleari a cui mi invitano spesso gruppi di genitori per discutere dei new media mi rendo sempre più conto della difficoltà degli adulti nel governare l’utilizzo massiccio dell’elettronica da parte dei figli. Ricette magiche? Nessuna, fin’ora, se non il consiglio di conoscere un po’ di più i mezzi che si hanno di fronte e aiutare i figli ad acquisire uno spirito critico nel loro utilizzo. A seconda dell’età della prole, le strategie variano: dal controllo parentele su e-mail e siti visitati, ai vari filtri, alla contrattazione di tempi e modi sino a giungere alla formazione vera e propria. Purtroppo sono ancora gli strumenti di formazione e le agenzie che si occupano di media education con uno sguardo speciale sui nuovi mezzi elettronici. Noi, nel nostro piccolo, suggeriamo di partire da una mini guida per proteggere profilo e privacy su Facebook, anche grazie ai nuovi strumenti introdotti di recente dal popolare social network. E’ opera dell’informatico Silverio Galante e si può scaricare liberamente.

Pubblicato il 29 settembre 2011 - Commenti (2)
14
set

Scuola, il dialogo parte dalla Rete

Insegnanti e studenti possono trovare nel web un valido strumento di scambio e di crescita.
Insegnanti e studenti possono trovare nel web un valido strumento di scambio e di crescita.

Il rientro a scuola può essere considerato uno di quegli stati nascenti che aprono prospettive nuove e rigenerano energie assopite. Se da un lato la sperimentazione delle classi 2.0 promette un futuro interconnesso, dall’altro conosciamo bene la situazione di difficoltà che riguarda molte scuole italiane, carenti delle dotazioni minime e di fondi per le attività didattiche di base. Sedi accorpate, classi “pollaio”, proteste di precari e studenti, istituti che scompaiono, altri percorsi introdotti post diploma. Tra nuovo e vecchio che si ripete cosa è possibile fare per dare ossigeno agli alunni della scuola derll’obbligo?

Qualcuno ha deciso di rimboccarsi le maniche fin da subito, convinto che le buone pratiche siano la base per far funzionare la scuola oltre le carenze e gli ostacoli che, di certo, non mancano. L’idea di avviare un confronto, una sorta di “intelligenza collettiva” sul pianeta scuola,  è balenata nella mente di Gianni Marconato un professionista convinto che nella scuola si possa apprendere “con e senza le tecnologie” a patto che strategie di insegnamento e didattica siano orientate alla vita reale.

Così ha preso forma “La scuola che funziona”, un network creato su piattaforma Ning che aggrega docenti e formatori che cercano un confronto e una crescita nella didattica e sperimentano modalità classiche ed efficaci di insegnamento accanto a nuove proposte supportate dalla tecnologia.

Anche gli studenti hanno i loro network, più o meno formali, che non sono solo una facilitazione al copia e incolla facile, ma possono diventare un luogo utile di confronto. Studenti.it propone addirittura un vademecum su come disintossicarsi dai social network in vista del ritorno sui banchi molto lignei e poco multimediali.

Una soluzione interessante l’ha proposta qualche dirigente scolastico che ha iniziato l’anno presentando un blog dell’istituto, nella speranza che possa diventare uno strumento di dialogo informale tra docenti e alunni. Altre scuole hanno optato per un profilo su Facebook. Il nostro consiglio è quello di stabilire delle regole chiare sui comportamenti da tenere in rete, sia per il corpo docente che per gli alunni, così da evitare spiacevoli inconvenienti nel corso dell’anno.

La Chaussettologie - Challenge your world from Desrumaux Celine on Vimeo

(video segnalato da “La scuola che funziona”)

Pubblicato il 14 settembre 2011 - Commenti (0)


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Autore del blog

Un prete in Rete

Don Marco Sanavio

Prete della diocesi di Padova che dal 1999 si occupa di coniugare il mondo della tecnologia con la pastorale. Ha iniziato a collaborare con alcuni uffici della Conferenza episcopale italiana in occasione del Grande giubileo del 2000, creando il sito www.giovani.org, e ha seguito progetti multimediali all’interno del consiglio direttivo dell’Associazione webmaster cattolici italiani. A Padova è responsabile della Pastorale dei nuovi mezzi di comunicazione. Da un paio d’anni ha avviato la Scuola per educatore mediale.

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