28/06/2011
A proposito di apparizioni mariane, ricordo che l'allora cardinale Ratzinger suggeriva di chiamare "apparizioni" solo quei fenomeni soprannaturali che si verificano erga omnes, e chiamare "visioni" tali fenomeni se avvengono nell'ambito di una sola persona, anche quando questa è circondata da gente.
Leonardo E.
La posizione molto articolata dell’allora cardinale Joseph Ratzinger nel famoso Commento teologico al messaggio di Fatima tendeva piuttosto a ridurre le apparizioni alle visioni. Infatti il futuro Papa chiarisce che «nelle visioni di Lourdes, Fatima, eccetera, non si tratta della normale percezione esterna dei sensi» e neppure di «visione intellettuale senza immagini, come essa si trova negli alti gradi della mistica. Quindi si tratta della categoria di mezzo, la percezione interiore», cioè con i «sensi interni».
Nella Lettera a monsignor Paolo M. Hnilica (4 ottobre 2000), lo stesso cardinale Ratzinger precisa: «Non escludo una apparizione della Vergine assunta col suo corpo glorioso».
In realtà, parlando di Cristo risorto i biblisti distinguono nettamente le visioni dalle apparizioni, che costituiscono un incontro interpersonale, dove Gesù risorto si lascia vedere. In 1Cor 15,5-8 ōphthē ripetuto 4 volte = fu visto, apparve, non indica in alcun caso «processi puramente interiori» (H. Kessler).
La conclusione che potremmo trarre per le apparizioni di Maria – ma siamo nel campo delle libere interpretazioni teologiche – è che esse devono essere ben distinte dalle visioni di ordine più o meno simbolico (come la visione dell’inferno a Fatima) in quanto rappresenterebbero un incontro interpersonale tra il corpo glorioso della Vergine assunta e i veggenti.
Stefano De Fiores