30/11/2011
Lucio Magri nel 1981. È morto il 28 novembre 2011 in Svizzera a 79 anni con il ''suicidio assistito''. Fu tra i fondatori del Manifesto nel 1969.
«Ho deciso di morire». «La vita mi è divenuta insopportabile». Così, Lucio Magri, 79 anni, giornalista e fondatore de Il Manifesto, militante attivo nella politica, intraprende il viaggio della morte.
Si è fatto sapere che ha deciso in piena lucidità, con consenso libero e informato, quale è richiesto dalla procedura medica della clinica svizzera. È spontanea l’obiezione: come può essere libera e consapevole la domanda del suicidio assistito che viene da una persona in condizione di profonda depressione psicologica?
Il primo e doveroso sentimento è la pietà, la compassione (patire con) per Lucio Magri e per gli amici e colleghi di lavoro che a lui erano profondamente legati. Hanno tentato di dissuaderlo, ma questa volta senza successo.
Nessuno può pretendere di giudicare la persona, il grado di libertà-responsabilità di decisioni così estreme. Il giudizio ultimo è affidato alla sua coscienza e, se credente, a Dio, giusto e misericordioso giudice.
Il rispetto e la comprensione della persona, tuttavia, non conducono a condividere o giustificare gesti così estremi. Nessuno ha un dominio incondizionato e assoluto sulla vita, così che possa arbitrariamente decidere se, come e quando darsi la morte. Se il non credente non arriva a comprendere che il padrone della vita è Dio, di certo può comprendere che il padrone della vita non è lo Stato. Questo, di conseguenza, non può concedere a nessuno, meno che meno al medico, la licenza di uccidere.
La nota stonata viene da chi cavalca questo dramma, e altri ancora, per rendere giuridicamente possibile, anche in Italia, l’eutanasia o il suicidio assistito. In realtà, le cliniche della morte, dove ci sono, sono espressione di una società incapace di rispondere con proposte di vita a chi chiede la morte; lanciano un messaggio nefasto al mondo della sofferenza e della solitudine; fanno passare per legittima e doverosamente da assecondare una domanda che non è altro che il grido del disperato; falsificano e snaturano il ruolo del medico e le strutture ospedaliere.
I problemi della vita, l’infelicità, la solitudine, non si risolvono con il dare la morte.
Luigi Lorenzetti, teologo