02/10/2011
L’arcivescovo incontra la movida torinese. Monsignor Cesare Nosiglia, da pochi mesi alla guida dell’arcidiocesi di Torino, è sceso ai Murazzi del Po, luogo d'incontro notturno per molti giovani della città. Sono le 22.30 di sabato 1 ottobre, tanti gli sguardi stupiti e incuriositi dei ragazzi che osservano il vescovo passeggiare. In questo posto è più normale vedere una rissa, assistere a pestaggi o sentirsi domandare “sei a posto?”, che significa “hai bisogno di roba per la serata?”. Ed è qui che arriva lo stupore. Perché è successo qualcosa che è andato oltre la solita routine. In realtà questo non è un evento estemporaneo.
Ma andiamo con ordine. Se l’ospite d’onore era l’arcivescovo,
l’organizzatore della serata è stato l’Oratorio salesiano San Luigi di
Torino che si trova in zona San Salvario, quartiere multietnico nel
cuore della città. "E’ attivo dal 2006 un progetto di educativa di
strada", dice don Mauro Mergola direttore dell’Oratorio. "All’inizio
eravamo presenti nel territorio con educatori che entravano in contatto
con baby-pusher, poi a mano a mano la nostra presenza si è allargata e
adesso abbiamo una postazione fissa per quattro sere alla settimana giù
ai Murazzi e un’altra postazione nel parco del Valentino. Abbiamo deciso
di invitare l’arcivescovo per mostrargli la presenza della Chiesa anche
in un luogo in cui questa sembra non avere nulla a che fare”.
Monsignor Nosiglia ha accettato l’invito e, dopo aver assistito a canti e
balli organizzati da studenti universitari e dall’associazione ivoriana
Akan Piemonte, ha risposto alle domande poste da alcuni frequentatori
italiani e stranieri del luogo. Cosa vuol dire divertimento? “L’uomo è
fatto per la gioia – dice il vescovo citando anche il primo miracolo
raccontato nel Nuovo Testamento della conversione dell’acqua in vino -
ma lo sballo ti lascia vuoto. Bisogna presentare il divertimento come
una possibilità di realizzare sé stessi e non solo l’esteriorità. C’è
più gioia quando partecipa anche il cuore. Qui ai Murazzi si constata
con mano la possibilità di incontro e anche di divertimento”.
Sono stati anche presentati i risultati di un’indagine quantitativa che
poneva ai frequentatori dei “Muri” la domanda: “Si può parlare di Dio in
un luogo così contraddittorio?”. Dai dati raccolti “è stato rilevato
un certo fastidio, soggezione e persino un sentimento di vergogna nel
parlare di fede. Questo in particolare per i giovani cattolici poiché i
ragazzi musulmani sono stati più propensi a parlare Dio e più orgogliosi
nella testimonianza del loro essere praticanti”. Dopo questo momento
di incontro il vescovo ha iniziato a passeggiare tra i locali entrando
anche in alcuni di questi. Accolto dal gestore e stringendo la mano al
barman, ha chiesto un bicchiere d’acqua. Durante la passeggiata Marco
Mele, educatore, e lo psicologo Simone Spadarotto hanno spiegato al
vescovo che, insieme al coordinatore del progetto l’assistente sociale
Matteo Aigotti hanno instaurato un dialogo coi gestori dei locali
cercando di sensibilizzarli riguardo alla vendita di alcolici ai minori e
proponendo eventi culturali diurni che possano anche essere un modo per
riqualificare la zona piena di gente la notte e quasi deserta di
giorno.
“Forse alcuni gestori ci vedono come fumo negli occhi - dice don Mauro -
ma in generale la collaborazione e positiva. Elemento importante è
anche l’interazione con le forze dell’ordine e il Comune. Speriamo che
questo evento sensibilizzi maggiormente le amministrazioni. Noi comunque
non siamo il Servizio sociale, noi siamo un Oratorio”. Al termine della
serata, prima di andare via, il vescovo commenta: “Mi sono sentito come a
casa. I giovani chiedono risposte, hanno bisogno di sapere, ma certo
non di predicatori”.
Testo e fotografie di Gabriele Einaudi