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mercoledì 19 settembre 2018
 
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Venezia75, le nostre pagelle: tra tanti bei film, gli italiani fanno flop

09/09/2018La Mostra si chiude con un bilancio ampiamente positivo: film per tutti i gusti, in genere di buona qualità, tutti con uno sguardo sul presente. Peccato per il nostro cinema che resta a bocca asciutta. Ma non possiamo recriminare troppo. Ecco comunque cosa ci è piaciuto e cosa no.

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    I giudizi della giuria: PROMOSSI. Roma di Alfonso Cuarón, epopea autobiografica ambientata a Città del Messico in uno splendido bianco e nero, è stato votato all'unanimità dai giurati ed è difficile sostenere che non si tratti del film più bello passato in rassegna. Così come è difficile contestare le Coppe Volpi date a Daniel Defoe, mimetico Van Gogh in At eternity's gate e a Olivia Colman, splendida protagonista nei panni della regina Anna di Inghilterra in La favorita.
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    La qualità dei film: PROMOSSA. Poche volte si è visto un Concorso di tale livello e con film per tutti i gusti, dall'horror, al western, al dramma storico, alla commedia, alla fantascienza. Il direttore Barbera sembra aver trovato il mix perfetto tra le esigenze artistiche che una Mostra impone e la volontà di presentare film che arrivino anche al grande pubblico. La la land e La forma dell'acqua, dopo essere passati al Lido, hanno vinto l'Oscar. Accadrà lo stesso con Roma e Il primo uomo?
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    I film italiani: BOCCIATI. Tre film in gara: Suspiria di Luca Guadagnino ha diviso in pro e contro (noi siamo pro), What you gonna do when the world's on fire? (Minervini ha fatto di meglio) e Capri-Revolution di Mario Martone (nella foto, la vera delusione, un esercizio intellettuale privo di emozioni). Nessuno comunque è stato premiato e non possiamo dar torto ai giurati. Il film italiano più bello è secondo noi Sulla mia pelle, dedicato alla tragica storia di Stefano Cucchi.
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    Film ancorati al presente. PROMOSSI. 4. Cinema ancorato al presente: tutti i film (anche quelli in costume, come La favorita, nella foto) in qualche modo volevano restituire uno spaccato del  nostro tempo, farci ragionare sull'ipocrisia e l'incapacità di aprire la mente, l'avidità e l'ottusità del potere.
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    Cinema al femminile. PROMOSSO. La sterile polemica sulla presenza di una sola donna regista nel concorso è stata spazzata via da quanto abbiamo visto. Innanzitutto, tutti i ruoli più complessi e ricchi di sfumature nei film sono stati affidati alle attrici (dalla debuttante Lady Gaga in A Star is born alla nostra Marianna Fontana di Capri-Revolution). E l'unica donna in gara, appunto, Jennifer Kent, si è portata a casa due premi.
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    Gli insulti sessisti. BOCCIATI. In 75 edizioni della Mostra se ne sono viste di tutti i colori. Ma mai era successo quanto è avvenuto alla fine della proiezione di The nightingale. Un giovane collega si è alzato e ha sbraitato parole vergognose nei confronti della regista Jennifer Kent. Al di là di tante belle parole, c'è ancora tanta strada da fare e il fatto che a compiere un simile gesto sia stato un giovane fa male ancora di più.
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    L'accoglienza per il pubblico. BOCCIATA. Qualcosa è migliorato (non si sono viste famigliole respinte all'ingresso di un film dopo lunghe code a causa di problemi nell'acquisto dei biglietti), ma la Mostra conferma il suo carattere non per tutti. Un esempio? Il self service davanti al Casino, l'unico luogo teoricamente abbordabile: per un primo (di solito pessimo), un'insalata e una bottiglia d'acqua si può superare i 20 euro.
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    I film invisibili. PROMOSSI. La Mostra è sempre un formidabile strumento per vedere opere provenienti da tutto il mondo che difficilmente approderanno in sala. Due su tutte, gli straordinari documentari American Dharma dedicato all'inquietante guru dei populisti Steve Bannon e Still recording, sconvolgente (ma a tratti anche divertente) resoconto di due giovani siriani al seguito dei ribelli contro Assad di un anno di guerra. Un magnifico inno alla vita.
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    Le polemiche su Netflix. BOCCIATE. Lo spirito contemporaneo della Mostra si ritrova anche nella scelta di includere anche film prodotti da Netflix, come il vincitore Roma o l'italiano Sulla mia pelle, che invece Cannes aveva escluso. A parte che la visione di un film su una piattaforma digitale non preclude la sua uscita nelle sale, se questo serve ad avvicinare i giovani al cinema, tanto di guadagnato.
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