02/02/2012
Il Guardasigilli Paola Severino. (foto Ansa).
«Il Parlamento ha votato ed è sovrano, ma confidiamo che in seconda lettura si possa discutere qualche miglioramento perché interventi spot su questa materia possono rendere poco armonioso il quadro complessivo». Così il ministro della Giustizia Paola Severino ha commentato, a caldo, il voto favorevole della Camera all’emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati, inserito dalla Lega in occasione del voto sulla legge Comunitaria, e approvato stamattina con 264 voti favorevoli e 211 contrari.
Il Governo Monti aveva dato parere contrario ed è andato sotto. La materia è caldissima. Perché mette di mezzo una questione che potenzialmente sfiora un principio costituzionale, l’indipendenza della magistratura, astratto in apparenza, indispensabile nei fatti a che la legge sia davvero uguale per tutti.
Alla luce di un concetto che potremmo tradurre in soldoni in “chi sbaglia deve pagare”, l’emendamento introduce l’aspetto della responsabilità civile diretta del magistrato. La responsabilità civile infatti è già prevista ma è indiretta: oggi chi viene ingiustamente danneggiato dall’errore giudiziario può fare causa allo Stato, sarà lo Stato che, perdendo la causa, si rivarrà sul magistrato chiendendogli i danni. Se la responsabilità è diretta, invece, la causa civile con richiesta di risarcimento danni potrà essere intentata direttamente al magistrato, con i pericoli intimidatori che questo comporta quando dall’altra parte ci sia potere forte economicamente, politicamente o sul piano criminale.
Si tratta di un tema complesso che ha a che fare con la garanzia che spetta al cittadino che della giustizia fruisce. Anche per questo l’emendamento approvato con voto segreto, per il momento alla Camera (dovrà passare in Senato) ha innescato immediate contrastanti reazioni: favorevoli da parte di Pdl e Lega, contrarie da parte di Pd e Italia dei valori. Altri come Casini, pur ritenendo giusta in astratto la norma, concordano nel ritenere che «La legge comunitaria era una sede sbagliata e che il testo andava formulato in modo diverso». Anche Giulia Bongiorno, avvocato penalista, esponente di Futuro e Libertà, nel condividere l’idea di votare testi in cui chi sbaglia paga, ma aggiunge: «Io non voglio magistrati terrorizzati nell'interpretare la legge o che scrivono sentenze con mano tremolante. Non rendiamoli terrorizzati di fronte alla legge». Lapidario il commento del presidente dell’associazione magistrati Luca Palamara: «Con tutta evidenza un tentativo di intimidazione nei confronti della magistratura».
Scriveva Piero Calamandrei nell’Elogio dei giudici scritto da un avvocato: «La peggiore sciagura che potrebbe capitare a un magistrato sarebbe quella di ammalarsi di quel terribile morbo dei burocrati che si chiama il conformismo. È una malattia mentale, simile all’agorafobia: il terrore della propria indipendenza; una specie di ossessione, che non attende le raccomandazioni esterne, ma le previene; che non si piega alle pressioni dei superiori, ma se le immagina e le soddisfa in anticipo».
Elisa Chiari