19/02/2012
Adriano Celentano sul palco dell'Ariston di Sanremo (foto sopra e di copertina: Ansa).
L’avevamo presa sul ridere, con una diretta twitter. Volevamo sdrammatizzare un po’ su questo Festival scialbo e noioso, capace di fare audience solo se una pop star le spara grosse sul malcapitato di turno. Anche perché in fondo al cuore, ieri sera, da Celentano ci aspettavamo qualcosa che andasse nella direzione delle scuse, magari una mano tesa, un gesto di pace, una parola di riconciliazione, un voltar pagina per far capire che la cosa finiva lì e si teneva il buono delle parole di martedì sera: il coraggio di ritornare a parlare di Dio, della vita, della morte, della guerra, del Paradiso in prima serata. Eravamo lì pronti, con i nostri cinguettii.
E invece no, il Molleggiato ha rilanciato. Peccato. C’è una cosa che però non può passare in cavalleria: quell’accusa strampalata di esser gente che non si cura di Dio, indifferenti ai grandi temi della vita e della morte, indegni del nome che portiamo. Accuse che fanno ridere, ma pronunciate davanti a più di quattordici milioni di spettatori. Di quanto spazio Famiglia Cristiana dedichi alla Parola, alla fede e ai Vangeli, si è già detto. Ma forse non si è detto di quanti sforzi, rischi, sofferenze e sacrifici facciano i giornalisti di Famiglia Cristiana (e di Avvenire) per testimoniare, a volte con pericolo di vita, il riflesso della missione universale della Chiesa.
Dire che non parla nel modo giusto di Dio un giornale che entra nelle case, nelle chiese, nei reparti di maternità, nelle case di riposo, nei reparti di degenza, nelle carceri, nelle mense dei poveri, nei lebbrosari delle missioni del Sud del mondo, pronto a testimoniare di luoghi e volti ovunque si cerchi un anelito di fede, un fremito di gioia, un sollievo alla sofferenza, è un’offesa molto grave per i suoi giornalisti e i suoi lettori, prima ancora che uno spergiuro. Di questo il servizio pubblico della Rai, che ha permesso tutto questo, che ci ha dato in pasto al cantante senza diritto di replica, astenendosi pilatescamente da ogni forma di controllo e di rispetto, ne doveva tener conto.