23/08/2011
La Manovra economica di luglio e la Manovra-
bis di Ferragosto hanno assestato
alla famiglia una serie di colpi micidiali.
Un serial killer non avrebbe potuto fare meglio.
Anziché tassare i patrimoni dei ricchi,
coloro ai quali anche un forte prelievo fiscale
non cambierebbe la vita, s’è preferito colpire
quell’ammortizzatore sociale italiano per eccellenza
che è la famiglia. Unico vero patrimonio
del Paese. È una politica miope, da
“statisti” improvvisati, che non hanno
un’idea sul futuro del Paese. Tanto meno
pensano al bene comune. Unica loro preoccupazione
soddisfare il proprio elettorato.
Unico orizzonte le prossime elezioni. Nel frattempo,
il Paese va alla deriva e perde credibilità.
Una nave senza timoniere.
La stretta economica che si preannuncia provocherà
collassi ovunque. Una situazione già
insostenibile, che fa scivolare il ceto medio
nella povertà. A pagare saranno i soliti noti.
Ci si accanisce, ancora una volta, sui lavoratori
dipendenti e sugli statali. Questi si vedono, addirittura,
minacciata l’abolizione della tredicesima.
A pagare un prezzo altissimo è chi ha
già dato. Sonni tranquilli, invece, per i più ricchi,
gli evasori e i grandi speculatori. Questi ultimi,
tra l’altro, sono tra i principali responsabili
della crisi finanziaria che sta devastando i
mercati e incrementando paurosamente i debiti
sovrani dei Paesi dell’Occidente.
Eppure, le indicazioni su alternative fiscali,
come una tassa sui grandi patrimoni, non
mancano. Di “tesoretti” intoccabili ve ne sono
tanti. A cominciare dai centoventi miliardi
annui di evasione fiscale. Una cifra definita
«impressionante» dal cardinale Bagnasco,
presidente dei vescovi italiani. E che ha spinto
anche Giorgio Napolitano, al Meeting di
Rimini, a lanciare un appello: «Basta con assuefazioni
e debolezze nella lotta a
quell’evasione, di cui l’Italia ha ancora il triste
primato». Per non parlare, poi, dei sessanta
miliardi spesi in corruzione e dei novanta
miliardi “fatturati” dalla criminalità organizzata.
Su cui poco si è intervenuto.
Mentre è in corso l’esame della Manovra
economica, è partito l’assalto alla diligenza.
Ognuno ha qualcosa da salvare. O da proteggere.
I sacrifici si scaricano su chi non ha
“santi in paradiso”. O, meglio, nelle Aule parlamentari.
Senza equità nei sacrifici, e se non
si mira al bene delle famiglie e del Paese, difficilmente
ne verremo fuori. Soprattutto se
chi può dare un “elevato” contributo troverà
modo di sfilarsi dalla solidarietà nazionale.
Come i calciatori (ignobili!). Ma anche la casta
politica, che danza allegramente sulle
macerie del Paese. Vanta sacrifici e riduzioni,
ma non dà un taglio risoluto a costi e privilegi,
ingiustificati e immorali.
Ancora una volta, i politici cattolici stanno
alla finestra. Insignificanti e a corto di idee.
Si confondono nel mucchio, per non disturbare
i “manovratori”. In entrambi i campi.
Spettacolo, anche questo, avvilente.