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sabato 22 luglio 2017
 

I mosaici paleocristiani. Il Vangelo secondo Ravenna


I turisti che a Ravenna percorrono il circuito delle basiliche paleocristiane, dichiarate Patrimonio dell’umanità nel 1997 dall’Unesco, sono sempre un po’ pellegrini. Impossibile infatti avvicinarsi alla bellezza sconfinata dei celeberrimi mosaici, che abbiamo imparato ad amare già nei libri di scuola, senza comprenderne almeno in parte la profonda valenza teologica e di fede.
«È il Vangelo secondo Ravenna», spiega don Ennio Rossi, direttore dell’Opera di religione della diocesi, che gestisce direttamente cinque degli otto siti Unesco, ossia la basilica di San Vitale, il battistero Neoniano, il mausoleo di Galla Placidia, Sant’Apollinare nuovo e la cappella di Sant’Andrea. La basilica di Sant’Apollinare in Classe, il mausoleo di Teodorico e il battistero degli Ariani, invece, sono gestiti dalla Sovrintendenza. È un Vangelo raccontato con l’oro e la pietra, in un universo in cui si respira il cristianesimo delle origini e la parola dei Padri della Chiesa, un po’ come assistere a un’omelia di sant’Ambrogio o di sant’Agostino. Proprio per questo, nell’Anno santo della misericordia, il flusso di pellegrini è in costante aumento.

CATECHESI PER IMMAGINI

«Arrivano tantissimi gruppi, in genere guidati dal loro parroco», continua don Ennio, «e fanno un bel percorso di catechesi, spesso ci chiedono anche di celebrare. Prosegue il flusso delle scolaresche e sono in aumento anche i gruppi di stranieri. Ravenna è una tappa importante, sul cammino per Roma, come Assisi e Loreto». Non a caso come Porta santa, nel duomo, è stato scelto l’ingresso laterale che dà sul cortile da cui si accede al battistero Neoniano. Un segno importante, per sottolineare la valenza di questo passaggio.
 «È il percorso che nell’antichità facevano i neocatecumeni che la notte di Pasqua ricevevano il Battesimo per poi accedere alla cattedrale, proprio attraverso questa porta», spiega Christian d’Angiò. Originario di Frosinone, è arrivato a Ravenna come studente e fino alla laurea si è occupato dell’accoglienza nelle basiliche. Oggi lavora a tempo pieno per l’Opera e non ha perso quel senso di stupore che l’ha colto quando si è trovato per la prima volta al cospetto dei mosaici. «A volte mi accorgo che i visitatori trattengono il fiato», continua, «io stesso, quando mi avvicino a queste immagini così ricche di simboli, scopro significati sempre nuovi».
 Non è semplice avvicinarsi a questo universo complesso, legato alla fede delle prime comunità cristiane. Per facilitarne la comprensione l’Opera di religione, che organizza visite guidate e anche aperture straordinarie per serate di arte e di fede, ha elaborato un libretto (2,50 euro, si richiede a vendite@ravennamosaici.it) per un percorso consapevole.

UN PERCORSO TEMATICO

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Si parte dal battistero Neoniano, nel cuore di Ravenna. Costruito attorno alla metà del V secolo, prende il nome dal vescovo Neone e celebra la fede nel Battesimo, fondamento della vita cristiana. Nella cupola il bellissimo mosaico che rappresenta il battesimo di Cristo.
La basilica di San Vitale, che risale al VI secolo, annuncia invece la fede nell’Eucaristia. «I mosaici di San Vitale si basano fedelmente sul canone romano bizantino e si possono leggere come una preghiera eucaristica», spiega d’Angiò. È una preghiera solenne, interpretata dalle figure imperiali di Giustiniano e Teodora, che guidano i rispettivi cortei portando le offerte all’altare. Se le corti dell’imperatore e dell’imperatrice popolano letteralmente il catino absidale, creando un effetto di grande imponenza, tutta la basilica è ricca di simboli eucaristici ispirati ai Vangeli e l’invito rivolto ai pellegrini è quello di non fermarsi alla superficie, ma di riscoprirli in un percorso intimo.
Da San Vitale si passa a uno dei luoghi più suggestivi di Ravenna. Si tratta del mausoleo di Galla Placidia. Gli storici ancora oggi discutono se qui sia davvero sepolta la figlia di Teodosio. In ogni caso l’edificio nasce come tomba ed è questa finalità che suggerisce il tema, ossia la vita oltre la morte. Di grande poesia le immagini delle colombe e delle cerve, ispirate al celebre salmo, ma l’immagine più potente è quella del cielo blu indaco popolato da migliaia di stelle, in cui si staglia la croce latina, a evocare la gioia del paradiso.

UN LUOGO ECUMENICO

A Sant’Apollinare nuovo le navate sono occupate dalla doppia processione delle vergini e dei santi martiri, a significare il cammino della Chiesa celeste e terrestre. E infine la cappella arcivescovile di Sant’Andrea, cuore dell’antico episcopio – costruita tra il V e il VI secolo, un periodo in cui l’arianesimo faceva proseliti – vuole rappresentare contro l’eresia la fede in Cristo, vero Dio e vero uomo. «È uno dei luoghi prediletti dai gruppi di religione ortodossa», conclude d’Angiò, «i simboli di sant’Andrea richiamano un’epoca in cui non c’era ancora stata la divisione tra cattolici e ortodossi, e quindi vanno nella direzione dell’auspicata unità tra i cristiani. Lo ripeto. I mosaici si possono leggere in tanti modi. Vengono da così lontano e non finiscono mai di sorprenderci».

GESÙ BUON PASTORE

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Uno dei mosaici più belli ed emozionanti del circuito delle basiliche ravennati è senz’altro quello che raffigura Il Pastore buono, nella lunetta posta sopra l’ingresso del mausoleo di Galla Placidia. Il “pastore buono” e non il “buon pastore”, come talvolta si equivoca. Il richiamo, infatti, non è alla famosa parabola della pecorella smarrita, ma alle parole altrettanto famose del Vangelo di Giovanni: «Il pastore buono dà la vita per le pecore… io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre». Sullo sfondo di un paesaggio suggestivo di rocce, alberi e cespugli si staglia la figura di Cristo. Giovane, sereno, coi capelli lunghi che scendono sulle spalle, il pastore buono non è vestito da contadino, come in genere viene raffigurato nelle catacombe. Indossa un manto di porpora sopra una tunica d’oro e impugna la croce con la mano sinistra. Ai due lati due gruppi di pecore che hanno il muso rivolto verso di lui. La decorazione risale alla prima metà del V secolo.

ORGANIZZARE LA VISITA

L’Opera di religione gestisce direttamente le cinque basiliche di proprietà della diocesi di Ravenna-Cervia. Fondata dall’allora arcivescovo Giacomo Lercaro, è stata poi ampliata dal cardinale Ersilio Tonini.

LE CINQUE BASILICHE
Il complesso delle cinque basiliche è visitabile con un biglietto unico (9,50 euro, solo in certi periodi è richiesto un supplemento per il mausoleo di Galla Placidia) acquistabile presso le biglietterie a San Vitale, Sant’Apollinare nuovo, battistero neoniano e Museo arcivescovile. In alcuni orari le visite possono essere sospese per le celebrazioni (per esempio, la domenica mattina in San Vitale per la Messa).

PER IL GIUBILEO
In occasione dell’Anno santo, aperture straordinarie, concerti e serate di arte e preghiera.
Ogni domenica mattina il gruppo Le Pietre Vive offre ai turisti un percorso guidato di fede e preghiera.  
Info su: www.ravennamosaici.it

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