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giovedì 21 marzo 2019
 

Torta di grano saraceno con confettura


Proposta da: - Osteria Nerina, Malgolo di Romeno (Trento)

Ingredienti - 8 persone

2 etti di farina di grano saraceno, 6 uova, 2 etti e mezzo di zucchero semolato, un manciata di zucchero a velo, una bustina di zucchero vanigliato, 2 etti e mezzo di mandorle, mezzo chilo di confettura di mirtilli rossi, 2 etti e mezzo di burro, una presa di sale

Tempo di esecuzione: un’ora e mezza

Grano Saraceno (Manfredo Pinzauti).
Grano Saraceno (Manfredo Pinzauti).

Ricetta:

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1: Dopo avere sciolto il burro (meglio se di malga), battetelo con metà dello zucchero semolato fino a ottenere una crema. Incorporate uno alla volta i tuorli d’uovo, quindi aggiungete la farina, una manciata di zucchero vanigliato e le mandorle tritate.

2: Montate a neve gli albumi, unite un po’ alla volta l’altra metà dello zucchero e amalgamateli all’impasto.

3: Imburrate e infarinate una tortiera apribile e versatevi il composto. Cuocete in forno preriscaldato a 180°C per 45 minuti. Quando si sarà raffreddata, tagliate la torta a metà e farcitela con la confettura. Spolverate infine con lo zucchero a velo rimasto.

Curiosità:

Furmentùn, fraina e farina negra sono solo alcuni dei nomi con i quali si definisce in regione il grano saraceno, uno degli alimenti fondamentali nella dieta dei contadini della Valtellina e dell’intero arco alpino fino all’inizio del secolo scorso. Rustico, resistente ai climi freddi e difficilmente attaccabile da parassiti, era utile per sfruttare i terreni nei mesi estivi, nel periodo di riposo dopo il raccolto invernale di segale, patate e orzo. Il primo documento che cita il grano saraceno in Valtellina è antecedente al Seicento e la sua coltivazione raggiunge la massima espansione nella prima metà dell’Ottocento. Poi inizia la decadenza. Il Presidio si propone la reintroduzione di grano saraceno locale e biologico, tentando anche di recuperare i terrazzamenti in pietra della valle per arrestare l’abbandono di queste terre. La coltivazione sui pendii o sui terrazzamenti è faticosa, la raccolta troppo laboriosa e costosa, per cui emergono colture più produttive: sono queste e molte altre le ragioni per cui, nel primo decennio del Novecento, la produzione si è dimezzata.

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