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mercoledì 18 ottobre 2017
 

Una porta di speranza al Cottolengo


Non poteva esserci a Torino una Porta santa più significativa e luminosa di quella che l’arcivescovo Cesare Nosiglia ha aperto il 20 dicembre, con una solenne e affollata cerimonia, nella Piccola casa della Provvidenza. Una «Porta santa delle opere di misericordia», com’è stata battezzata, spalancata sulla «cittadella della carità e della fede», più conosciuta come Cottolengo, che ha sempre fatto dell’accoglienza degli “ultimi”, della fede senza riserve nella Provvidenza, della sofferenza condivisa giorno e notte, la linfa rigeneratrice del proprio operare. «Passare la Porta santa al Cottolengo», ha detto monsignor Nosiglia, «esprime l’impegno di passare da una vita chiusa nei nostri interessi e tornaconti personali alla gratuità di saperci mettere a servizio e a disposizione degli altri».

Il primato dei poveri

Don Lino Piano, padre superiore della “Piccola casa”, ne parla con commozione: «La Porta è un dono veramente speciale, che abbiamo accolto con gioia, anche perché si pone in continuità con la scelta di papa Francesco d’incontrare, durante la sua visita a Torino lo scorso giugno, proprio nella nostra chiesa, tante persone in difficoltà. Il Papa ci invita a “entrare sempre di più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina”. Essa rappresenta uno stimolo ulteriore per la Chiesa di Torino e per noi del Cottolengo a mettere in pratica le opere di misericordia corporale e spirituale, ricordando che “in ciascuno di questi più piccoli è presente Cristo stesso”».

Don Paolo Boggio, rettore del seminario del Cottolengo, si unisce alle parole del suo superiore: «Questa Casa stessa è un dono della misericordia del Padre che pensa di più a noi di quanto noi pensiamo a lui, che si serve delle nostre mani e delle nostre braccia, del nostro cuore e della nostra fede, per accogliere le persone più abbandonate e rifiutate. Chi attraverserà questa porta avrà accesso alla misericordia che si manifesta nella vita di tante persone che qui hanno trovato un senso alla loro sofferenza nella comunione con il Dio dell’amore, della tenerezza e della speranza. Proverà la pace della riconciliazione e del perdono che libera da dipendenze che mortificano e apre il cuore agli altri. Passando per quella stessa porta i fratelli più fragili sono invitati a unirsi maggiormente a Cristo crocifisso, volto della misericordia del Padre. Offrendo la loro vita in unione con Gesù essi diventano testimoni e apostoli della divina misericordia che salva il mondo».


Assistenza ai “rifiutati”

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Una felice opportunità quindi non solo di ricevere l’indulgenza plenaria, ma per iniziare un cammino di conversione in un luogo dove la strada maestra verso Dio sono gli “ultimi”, sin dal giorno in cui un canonico torinese, Giuseppe Benedetto Cottolengo, capovolse radicalmente la propria esistenza assistendo nella sua morte desolata Maria Gonnet, una povera madre partoriente, rifiutata da tutti gli ospedali della città. 

 Oggi quel seme, piantato nel 1828 da san Cottolengo, è diventato un grande albero con tanti rami rigogliosi, ma lo spirito del fondatore – dare assistenza ai disabili e ai rifiutati dalla società, affidandosi a quella Provvidenza che si alza ogni mattina prima di noi – è rimasto saldo e vigoroso a ispirare le opere della “Piccola casa”.

La sfida attuale della grande Famiglia cottolenghina – sacerdoti, fratelli consacrati e suore – è quella di corrispondere ai segni dei tempi. Per tradizione gli ospiti erano persone gravemente disabili che trascorrevano, nella “Piccola casa”, l’intera vita, sin dalla nascita. Ricordo con tenerezza e commozione la mia visita al reparto degli “Angeli custodi”, bambini colpiti da gravi malattie, rifiutati da tutti gli ospedali. Oggi sono accolte soprattutto persone con malattie provocate da gravi incidenti che li hanno traumatizzati per sempre, anziani non autosufficienti o afflitti da varie disabilità.

 «Il volto attuale del Cottolengo sono le nuove povertà, spesso nascoste dentro gli appartamenti, negli angoli oscuri delle città, sigillate in una emarginazione che è già morte. Sono persone alle quali cerchiamo di restituire quella dignità e quella speranza che hanno perso, abitando la loro sofferenza che cerchiamo di condividere non soltanto come un problema, ma come una risorsa per stare accanto al Cristo crocifisso e misericordioso e, attraverso di lui, raggiungere i fratelli vicini e lontani. Il volto nuovo del Cottolengo sono anche i laici che lavorano nella Piccola casa e i molti preziosi volontari, che formiamo alla luce del carisma della carità e della fiducia nella Provvidenza che è l’anima pulsante della nostra comunità», dice don Boggio. 

L’apertura verso il mondo e un maggior inserimento nella vita cittadina hanno portato il Cottolengo a creare una mensa giornaliera con 400 posti, una comunità per tossicodipendenti, case-famiglia per bambini, comunità per mamme e figli, una scuola elementare e media con 350 allievi, di cui il 10 per cento disabili. Ad andare in altri continenti – Africa, Asia, America – per creare dispensari, ospedali, orfanotrofi che ripetono quel miracolo della fede, della carità e dell’amore che, a Torino, accoglierà chi attraverserà, durante l’anno giubilare, la «Porta santa delle opere di misericordia».


IN PIEMONTE 49 PORTE SANTE

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In Piemonte sono 49 le Porte sante aperte per il Giubileo della misericordia. Oltre a quelle nelle cattedrali delle 18 diocesi (Acqui, Alba, Alessandria, Asti, Biella, Casale Monferrato, Cuneo, Fossano, Ivrea, Mondovì, Novara, Pinerolo, Saluzzo, Susa, Torino – foto sopra –, Tortona e Vercelli) e quella del Cottolengo, le altre 31 si trovano in santuari e chiese sparse sul territorio. Tra le più note chiese giubilari in Piemonte ci sono i santuari di Oropa (Biella), Vicoforte (Cuneo), Re (Verbania), Boca (Novara), Moncrivello (Vercelli), Nostra Signora del deserto a Millesimo (provincia di Savona, ma diocesi di Mondovì) e i sacri monti di Varallo Sesia (Vercelli), Orta (Novara) e Crea (Alessandria). Porta giubilare anche a Mornese (Alessandria), nella basilica dedicata a Maria Mazzarello, la fondatrice delle Suore di Maria Ausiliatrice. Infine, quattro luoghi, per la loro particolare collocazione montana, apriranno le Porte solo in estate: sono i santuari di Sant’Anna di Vinadio, San Magno a Castelmagno, Valmala e San Chiaffredo a Crissolo, tutti in provincia di Cuneo.

Organizzare la visita

La Porta delle opere di misericordia è aperta per i singoli pellegrini tutti i giorni dalle 8 alle 12 e dalle 14.30  alle 18 presso la Piccola casa della Provvidenza in via Cottolengo 14, a Torino, in zona piazza della Repubblica/Porta Palazzo (tram 3 e 16CS). 

GRUPPI E DISABILI

I gruppi di pellegrini disabili e ammalati, e i gruppi in generale, potranno accedere alla Porta santa nei giorni di mercoledì e sabato prenotando la loro presenza. Avranno l’opportunità, se lo desiderano, di una visita guidata e di usufruire della mensa. Le prenotazioni avverranno tramite il sito www.cottolengo.org.  Tel. 011/52.25.111.

CONFESSIONI

Vi saranno sacerdoti disponibili per le confessioni in chiesa nei giorni di mercoledì  e sabato, mentre negli altri giorni i pellegrini saranno indirizzati al santuario della Consolata o alla basilica di Maria Ausiliatrice.


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