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sabato 28 maggio 2022
 
 

Dai Caraibi per Wojtyla, e grazie a lui

26/04/2014  In questi giorni lavorano a Roma gli inviati del Trinity Communication Network che cerca di diffondere la Buona Notizia nell’isola caraibica nella quale un terzo della popolazione è cattolica.

Nell'immaginario collettivo i Caraibi sono un paradiso turistico. Difficile ipotizzare l’esistenza di una realtà cristiana così effervescente come “Living water” (acqua viva - www.lwctt.org) nata nel ’75 a Trinidad, una delle isole lambite per l’appunto dal Mar dei Caraibi. Rhonda Maingot and Rose Jackman, i fondatori della comunità hanno messo al primo posto gli ultimi e gli emarginati prevedendo la loro presenza in ospedali, case di cura e mense per i poveri ma hanno dato vita anche ad un’emittente via cavo, Trinity Communication Network (www.tcntt.com), che cerca di diffondere la Buona Notizia nell’isola caraibica nella quale un terzo della popolazione è cattolica.

 «Trinity television – spiegano le tre operatrici intente a realizzare interviste in piazza San Pietro - è nata praticamente su un'ispirazione di Giovanni Paolo II che nel 1985 visitò la nostra isola. Siamo qui soprattutto per questo perché gli siamo debitori di molti doni del suo pontificato. Papa Wojtyła è stato un fortissimo punto di riferimento nella nostra attività pastorale con gli ultimi e nella comunicazione. Joseph Harris, il nostro vescovo, ha voluto che la tv diventasse un’emittente solida che trasmette 24 ore su 24, 7 giorni su 7.» Qualcuno si prepara alla canonizzazione dei due Papi pregando in piazza San Pietro sino a tarda sera, ma c’è anche chi sceglie percorsi meno convenzionali per alimentare la propria spiritualità. «Abbiamo scelto di portare i nostri figli a vedere Jesus Christ Superstar -spiegano di Roberto e Annalisa di Piossasco, vicino a Torino- perché per noi, da fidanzati, è stata l’occasione per approfondire la passione di Cristo. Ci siamo riavvicinati alla fede attraverso questo musical, per noi è molto importante.» La moderna rivisitazione messa in scena al Sistina da Massimo Romeo Piparo è veramente un crescere all’interno di un percorso spirituale. Il contesto hippie rimane sullo sfondo, senza nostalgie, ed emerge l’intensità emotiva dei personaggi che raccontano la passione, morte e risurrezione di Cristo, impersonato da Ted Neeley, il Gesù “originale” del celebre film di Norman Jewison. La performance artistica, molto più di un remake, è punteggiata da frasi di vangelo che appaiono sul fondale e aiutano lo spettatore a collegare le scene del musical con la Sacra Scrittura.

 
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