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venerdì 27 maggio 2022
 
GXXIII
 

Giovanni XXIII: "Nato povero muoio povero"

22/04/2014  Anche sul letto di morte, la straordinaria lezione morale del Papa Santo.

Papa Giovanni XXIII.
Papa Giovanni XXIII.

L’ERRORE E L’ERRANTE

Non si dovrà però mai confondere l’errore con l’errante, anche quando si tratta di errore o di conoscenza inadeguata della verità in campo morale religioso. L’errante è sempre ed anzitutto un essere umano e conserva, in ogni caso, la sua dignità di persona; e va sempre considerato e trattato come si conviene a tanta dignità. Inoltre in ogni essere umano non si spegne mai l’esigenza, congenita alla sua natura, di spezzare gli schemi dell’errore per aprirsi alla conoscenza della verità. E l’azione di Dio in lui non viene mai meno. (Enciclica Pacem in terris, n. 83)

I PILASTRI DELLA CONVIVENZA

A tutti gli uomini di buona volontà spetta un compito immenso: il compito di ricomporre i rapporti della convivenza nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà: i rapporti della convivenza tra i singoli esseri umani; fra i cittadini e le rispettive comunità politiche; fra le stesse comunità politiche; fra individui, famiglie, corpi intermedi e comunità politiche da una parte e dall’altra la comunità mondiale. Compito nobilissimo quale è quello di attuare la vera pace nell’ordine stabilito da Dio.                                          (Enciclica Pacem in terris, n. 87)


NATO POVERO MUOIO POVERO

Nato povero, ma da onorata e umile gente, sono particolarmente lieto di morire povero, avendo distribuito secondo le varie esigenze e circostanze della mia vita semplice e modesta, a servizio dei poveri e della santa Chiesa che mi ha nutrito, quanto mi venne fra mano - in misura assai limitata del resto - durante gli anni del mio sacerdozio e del mio episcopato. Ringrazio Iddio di questa grazia della povertà di cui feci voto nella mia giovinezza.                          (Dal Testamento spirituale)

TUTTO IL MONDO È LA MIA FAMIGLIA

Da quando il Signore mi ha voluto, miserabile qual sono, a questo grande servizio, non mi sento più come appartenente a qualcosa di particolare nella vita: famiglia, patria terrena, nazione, orientazioni particolari in materia di studi, di progetti, anche se buoni. Ora più che mai non mi riconosco che indegno ed umile “servizio di Dio e servo dei servi di Dio”. Tutto il mondo è la mia famiglia.          (Giornale dell’anima)


LE ULTIME PAROLE

Questo letto è un altare, l’altare vuole una vittima: eccomi pronto. Offro la mia vita per la Chiesa, la continuazione del Concilio Ecumenico, la pace del mondo, l’unione dei Cristiani. Il segreto del mio sacerdozio sta nel crocifisso che volli porre di fronte al mio letto, egli mi guarda e io gli parlo. ..Quelle braccia allargate dicono che egli è morto per tutti; nessuno è respinto dal suo amore, dal suo perdono. Ut unum sint! (Che tutti siano uno)“.                                                               (Sul letto di morte)

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