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martedì 26 ottobre 2021
 
POLIZIA VIOLENTA
 

Amnesty, cartellino giallo al Brasile

11/06/2014  La denuncia di chi difende i diritti umani: il crescente ricorso a metodi di dura repressione delle manifestazioni di protesta da parte delle forze dell'ordine e dell'esercito rischiano di macchiare i Mondiali di calcio.

Una carica della polizia nella favela di Pavao-Pavaozinho, a Rio de Janeiro, il 24 aprile 2014,  Foto di Reuters.
Una carica della polizia nella favela di Pavao-Pavaozinho, a Rio de Janeiro, il 24 aprile 2014, Foto di Reuters.

L'allarme, lanciato alla vigilia, suona anche come sfida. Coloro che scenderanno in strada per manifestare, ha dichiarato Amnesty International, rischiano di andare incontro a un uso disinvolto della forza da parte della polizia e dell'esercito.  «Il comportamento inadeguato da parte di chi svolge funzioni di ordine pubblico, l'affidamento di tali compiti ai militari, l'assenza di addestramento e il clima d'impunità hanno prodotto una miscela pericolosa in cui gli unici a rimetterci sono i manifestanti pacifici»,  ha affermato Atila Roque, direttore di Amnesty International Brasile.  «La Coppa del mondo 2014 sarà un banco di prova decisivo per le autorità brasiliane. Sta a loro usare quest'opportunità per fare passi avanti e garantire che le forze di sicurezza incaricate di controllare le manifestazioni durante il torneo non commettano ulteriori violazioni dei diritti umani»,  ha poi aggiunto Roque.

In un rapporto intitolato Loro usano la strategia della paura. Proteggere il diritto di manifestazione in BrasileAmnesty International analizza un anno di violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza. Si va dall'uso indiscriminato dei gas lacrimogeni e delle pallottole di gomma contro manifestanti pacifici, agli arresti arbitrari e all'uso improprio della legge per fermare e punire le persone scese in strada. Si teme che  queste tattiche proseguano durante i Mondiali.

Dal giugno 2013, migliaia di brasiliani hanno dato vita a proteste di massa senza precedenti contro l'aumento dei prezzi dei trasporti, i costi elevati sostenuti per l'organizzazione dei Mondiali e gli insufficienti investimenti nei servizi pubblici. Centinaia di persone che non avevano alcun comportamento minaccioso sono rimaste ferite in tutto il paese a causa delle manganellate ricevute o dopo essere state colpite dalle pallottole di gomma in dotazione alla polizia militare.

Il 13 giugno 2013 a San Paolo, il fotografo professionista Sérgio Silva, 32 anni, ha perso l'occhio sinistro dopo essere stato centrato da una pallottola di gomma mentre prendeva parte a una protesta contro l'aumento dei prezzi degli autobus. Sposato con due figli, Silva ha ora enormi difficoltà a trovare un lavoro. Non ha mai ricevuto scuse, spiegazioni o un risarcimento da parte delle autorità. La polizia militare ha inoltre usato i gas lacrimogeni contro manifestanti pacifici, in un caso persino lanciando un candelotto all'interno di un ospedale di Rio de Janeiro.

Centinaia di persone, si legge nel rapporto di Amnesty,  sono state arrestate in modo indiscriminato, in alcuni casi ai sensi delle leggi contro la criminalità organizzata, senza alcuna prova che fossero coinvolte in attività criminose. Humberto Caporalli, 24 anni, è stato arrestato a San Paolo il 7 ottobre 2013 al termine di una manifestazione per il diritto all'istruzione. Alla stazione di polizia, è stato obbligato a fornire la password del suo profilo Facebook affinché gli agenti potessero controllare cosa aveva postato. Due giorni dopo, un giudice ha disposto il suo rilascio.

Il Parlamento brasiliano sta esaminando una serie di proposte di legge che rischiano di limitare ulteriormente il diritto di manifestazione pacifica. Una bozza di legge prevede una più ampia definizione di terrorismo, fino a comprendere il danneggiamento di beni e servizi essenziali. Se approvata, potrebbe essere usata impropriamente contro manifestanti pacifici.Oggi, 5 giugno, gli attivisti di Amnesty International Brasile presenteranno al governo federale di Brasilia decine di migliaia di "cartellini gialli", spediti da ogni parte del mondo per ammonire le autorità a rispettare il diritto di protesta pacifica. A Roma, gli attivisti di Amnesty International Italia hanno cercato di consegnare oltre 6000 firme all'ambasciata del Brasile.  L'ambasciata, rende noto il sito di Amnesty, si è rifiutata di incontrare la delegazione.

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