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mercoledì 29 giugno 2022
 
José Saraiva Martins
 

Il cardinale Mundial

10/06/2014  E' un intenditore di calcio: il portoghese José Saraiva Martins, fino a due anni fa era prefetto della Congregazione per le cause dei santi. Tifa Lazio ("quano arrivai a Roma era la squadra più debole"). Boccia Rocco ed Herrera, apprezza Mourinho, ricorda con nostalgia il calcio totale dell'Olanda. E di Prnadellli dice che...

In Curia è il più esperto, il più analitico, uno che se gli poni il problema del 4-4-2 sa cosa vuol dire e ti risponde a tono. Lo sanno tutti e lui se ne fa anche un pizzico d’orgoglio. Sorride il cardinale portoghese José Saraiva Martins, fino a due anni fa prefetto della Congregazione per le cause dei santi. Dicono che se la gioca anche con il cardinale ex-Segretario di Stato Tarcisio Bertone altro grande tifoso. Ma della Juve. Lui è laziale, da sempre e per sempre. E vuol più bene a Papa Francesco, perché, scherza, “tifa una squadra che ha gli stessi colori bianco celesti della Lazio”. E’ uno che di solito ci azzecca con i pronostici. Ma questa volta per il Mundial giura che no, che non fa pronostici.

Metti un pomeriggio a parlar di calcio con uno che ha scelto la Lazio nel 1953, quando arrivò per studiare teologia a Roma dal Portogallo, perché era la squadra più debole: “Periferia del calco, direbbe Papa Francesco oggi”. Saraiva se la ride tra squadre blasonate e allenatori “che non sono più quelli di una volta”. Sugli scudi sta solo Josè Mourinho: “E’ l’ultimo dei grandi, anzi un grandissimo, artista dello schema, flessibile come pochi e come pochi durissimo. Senza contraddizione. Si sa far obbedire, ma come lui vicino ai giocatori non ci sa star nessuno”.

Se avanzi il nome di Prandelli si limita a “mi piace” e poi con una punta di perfidia ti ricorda che nelle ultime sette partite non ha vinto nulla. Ha dovuto aspettare l'amichevole in Brasile... Per il cardinale il calcio è gioco d’attacco. Punto e basta. Alla tattica lui non ci bada. Da ragazzino in Portogallo giocava “centrattacco”, gli altri dovevano portar su palloni. Se c’è una filosofia che non gli va giù è quella del catenaccio: “Spero che in Brasile si segni tanto, altrimenti nessuno si diverte. Il pallone ha una sola destinazione: in rete”.

Boccia Helenio Herrera e Nereo Rocco, inventori dell’assassino del calcio: “Nove pedatori che si chiudono in difesa, mi fan star male”. Ma non ci sta a mettere in croce gli allenatori: “Non mi piace che quando si vince il merito è del mister e dei giocatori e quando si perde solo del mister”. E’ l’occasione per tornare alla filosofia: “Il pallone non gira da solo, il calcio è il più bel gioco perché il collettivo conta più del singolo e gli schemi possono venir stravolti dalla fantasia”. S’azzarda a dire che il calcio è lo sport che sta più vicino alla Chiesa: “Provi lei ad immaginare un oratorio senza campo di calcio”. Poi c’è il resto: “L’avversario non è un nemico, ma un fratello. Solo due squadre che si vogliono bene, producono un buon gioco”. Potrebbe andare avanti per ore a ricordare il passato che gli piace di più del presente, anche se in Brasile, è convintissimo “ne vedremo delle belle”, perché “è la patria mondiale del calcio”, perché in Brasile “ a giocare a calcio ci si diverte”.

Se provi a inserire qualche concetto come quello del “calcio totale” della grande Olanda dei tempi passati s’illumina con un velo di tristezza: “Tempi andati, oggi c’è troppo calcolo, troppo schema, ma se uno ha il guizzo subito lo vedi e te ne innamori”. A proposito di guizzo è preoccupato per Cristiano Ronaldo, l’asso del suo Portogallo: “Non sta bene, speriamo si rimetta”. Ma ha una convinzione granitica e qui, sì, che accetta di fare un pronostico: “La più bella partita del Mondiale sarà Portogallo-Germania, almeno letta oggi dalle carte”. Cosa spera, eminenza? “Che non si arrivi a Portogallo Italia, perché sarei in imbarazzo”. Meglio dunque Brasile-Portogallo? “Sarebbe gioco grandissimo, scuole portoghesi entrambe, ma con interpretazioni diverse che sono il sale del gioco, cioè carioca da una parte e europea dall’altra”. Insomma “calcio totale”.

 
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