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lunedì 20 maggio 2024
 
Paolo Rossi
 

Paolo Rossi: "L'Italia ha i numeri per farcela"

14/06/2014  Unire le forze giovani e fresche ai giocatori con più esperienza e maturità. E' questa la ricetta per una Nazionale vincente secondo il grande Pablito, campione del mondo nel 1982.

I Mondiali di calcio sono un po' come Sanremo. Le polemiche anticipano, accompagnano e seguono lo svolgimento della manifestazione. Anche in questo caso, la lista dei convocati di  Prandelli fa discutere animatamente giocatori e tifosi. Ha tenuto banco per giorni l'esclusione di Giuseppe Rossi che, tra l'altro, ha manifestato chiaramente il suo disappunto. Una reazione, forse, provocata dal fatto che deve rinunciare alla Nazionale per la terza volta. Nel 2010  con Lippi, nel 2012 causa un infortunio e quest'anno. Molti si sono chiesti se sia stata solo una scelta tecnica quella del Mister nonostante le dichiarazioni dello stesso Prandelli.  Noi giriamo la domanda al mitico Paolo Rossi che commenterà le partite dell'Italia per Sky e che, in questi giorni, è in libreria con Il mio mitico mondiale, scritto a quattro mani con la moglie Federica Cappelletti.

«Non credo alla versione della scelta tecnica. Da questo punto di vista non si può mettere in discussione il giocatore. Il Mister ha ascoltato il parere dei medici e poi ha preso le sue decisioni anche se sofferte. Stare bene non significa essere pronti per un campionato del mondo. La condizione fisica, soprattutto in questi Mondiali, sarà predominante».

- Prandelli, allora, non ha seguito il cuore ma solo i rapporti dei medici?
«Il cuore si usa solo in campo, non quando si scelgono i giocatori da convocare. Poi, parliamoci chiaro. Prandelli non ha lasciato a casa Maradona, Zico e Pelè. Tant'è che ha dovuto ricorrere anche a qualche naturalizzato come Thiago Motta o Paletta, un brasiliano e un argentino».

- Anche lei nell'82 aveva giocato pochissimo, ma Bearzot l'ha voluta fortemente.

«Il mio caso è nettamente diverso. Non arrivavo da un infortunio ma da una squalifica. Mi ero, comunque, allenato tutto l'anno e anche molto bene. Avevo già giocato un Mondiale quattro anni prima. Bearzot sapeva benissimo chi ero e si aspettava che, da un momento all'altro, tornassi quel giocatore che ero stato nel '78».

-Cosa ne pensa della rinuncia di Romulo?
«Questa decisione è molto strana, ha sorpreso anche me. Pochi altri, al mondo, avrebbero fatto una scelta del genere. È stato onestissimo, troppo. Con 4 o 5 giorni di stop magari avrebbe risolto i suoi problemi muscolari. Io, in Brasile, ci sarei andato anche a piedi, pur di esserci, di far parte della comitiva, di avere la possibilità di dire: "C'ero anch'io"».

-Anche Destro ha detto: "Ci penso". Sono cambiati i tempi?
«Anche questa è una risposta che non ti aspetti. La Nazionale è un treno che può passare solo una volta».

-Ci sono, però, Cassano e Balotelli, i più difficili da gestire.
«I più difficili, certo, ma anche quelli che possono dare tanto. Quest' anno Cassano ha, finalmente, dimostrato di essere maturato. Per quanto riguarda Balotelli, il discorso è un po' diverso perché non viene da una stagione molto felice. È il momento di dimostrare che è un campione completo. Mi aspetto che giochi come agli Europei del 2012».

-Paolo Rossi avrebbe creduto in super Mario come sta facendo Prandelli?
«Bisogna crederci e affidarsi anche a qualche giovane. Immobile, per esempio, è reduce da un'annata straordinaria. La formula vincente è una squadra composta da giocatori di esperienza e forze fresche e brillanti».

-In un Mondiale quanto conta l'esperienza internazionale?
«Conta molto».

-Ha sentito che Capello farà esordire ben 22 giocatori con la Russia?
«Sono destinati ad uscire presto, secondo me. Le competizioni importanti non si vincono solo con i giovani che corrono. L'esperienza è importante».

-Perché l'Italia ai Mondiali dovrebbe fare ciò che non è riuscito alle nostre squadre in Europa?
«Perché in Nazionale ci sono i giocatori più forti di tutte le squadre. I club, da qualche anno a questa parte, hanno tirato i remi in barca. Non c'è più la disponibilità economica di una volta. L'unica è la Juve ma in Europa avrebbe bisogno di qualche pezzo più importante».

-Cosa dobbiamo temere delle nostre avversarie? Ricordiamo che l'Italia è inserita nel gruppo D con Inghilterra, Uruguay e Costarica.
«Il primo turno sarà il più complicato, soprattutto la partita inaugurale con l'Inghilterra. Se saremo in grado di vincere con gli inglesi sarà più facile. Dalla nostra abbiamo la voglia, la tradizione, le capacità. Insomma, tutto quello che conta per arrivare, almeno, in semifinale».

-Questo sarà un Mondiale condizionato dal clima?
«Condizionerà tutti perché, in un torneo di un mese quando fa caldo e soprattutto c'è molta umidità, il recupero sarà molto importante. Sarà un Mondiale più fisico e meno tecnico. A Coverciano i preparatori hanno fatto il possibile per valutare le condizioni di tutti i calciatori».

-Più di così non si poteva fare. Tutti gli azzurri portano addosso dei Gps che misurano spostamenti, velocità e sensori che misurano la forza muscolare. E poi si sono allenati in una casetta chiamata Manaus per lavorare nelle condizioni di caldo e umidità che si incontreranno in Amazzonia.

«E' tutto importante ma non fondamentale perché, fortunatamente, nel calcio ci sono tante variabili difficili da prevedere».

- Chi parte favorita, secondo il grande Pablito?
«Il Brasile perchè gioca in casa».

- E poi?
«Le solite. La Germania , l'Argentina, la Spagna e l'Italia, naturalmente. Le squadre più solide sono quelle che hanno maggiori possibilità di vittoria. Non mancheranno le sorprese. Molti dicono che sarà il Belgio, altri la Colombia».

 
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