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sabato 04 dicembre 2021
 
 

Da Salvador a Milano al ritmo di samba-reggae

19/06/2014  Fra i brasiliani che vivono da molto tempo nel nostro Paese c'è Kal Dos Santos, musicista e attore, fondatore della prima orchestra di percussioni afro-brasiliane di strada in Italia.

Da Bahia all'Europa al ritmo delle percussioni. «Ventiquattro anni fa sono arrivato a Parigi, volevo passare un po’ di tempo lì e poi tornare a casa. Ma le cose sono andate diversamente. Dopo tre mesi sono andato a trovare un amico a Milano. Avevo un volo di ritorno per il Brasile. Ma non l’ho più preso». Così è iniziata la vita italiana di Kal Dos Santos, 59 anni, musicista, attore e compositore originario di Salvador.

A Milano Kal comincia a lavorare in una compagnia teatrale
, in un teatro di periferia. «Conobbi due musicisti brasiliani e lanciai l’idea di fondare un gruppo di percussioni afrobrasiliane di strada. Loro mi dissero: “A Milano una cosa del genere scordatela”. Eppure andammo avanti. All’inizio fondammo un trio. Pian piano arrivarono i primi allievi. È nata così Mitoka Samba, la prima orchestra di percussioni afrobrasiliane di strada in Italia».

Un progetto che riprende le scuole di samba diffuse in tutto il Brasile ma radicate soprattutto a Bahia, lo Stato più nero del Paese, che conserva viva e intatta l’eredità africana, con il suo patrimonio di ritmi, danze, samba-reggae, capoeira e candomblé, la religiosità importata dagli schiavi che, per sopravvivere, si è mescolata con la fede cristiana assumendo nuove forme. «Mia madre partecipava alle cerimonie del candomblé, io grazie a lei ho coltivato fin da bambino questa cultura».

A proposito degli stereotipi sul Brasile diffusi in Italia, Kal commenta: «Con i Mitoka Samba qualche volta abbiamo problemi a fare spettacoli in certi posti perché, quando si parla di musica brasiliana, tutti si aspettano le classiche ballerine brasiliane. Ma noi non abbiamo un corpo di ballo e quel tipo di immagine del Brasile non ci interessa».  

Kal ha una figlia di 37 anni, avuta in Brasile, che oggi vive in Italia; da un matrimonio con un'italiana 15 anni fa è nata la seconda figlia, Clara Luna, che segue le orme musicali del padre e spesso partecipa, come cantante, ai suoi spettacoli.

Nel suo Paese, prima di emigrare, Kal ha sempre lavorato come artista e musicista: «Sono cresciuto in un quartiere popolare, mia madre aveva la televisione in casa e faceva "il cinema" per tutti i vicini che non ce l'avevano. Io ho avuto la fortuna di studiare fino all'università, pur essendo nero». Ma ammette che  essere un artista di colore nel suo Paese un tempo era molto difficile.

E spiega: «A Salvador io facevo parte del "Movimento nero". In Italia non ho mai avuto problemi seri di discriminazione, ho sempre cercato di evitare qualunque situazione "rischiosa". Ma la verità è che non c’è paragone con il razzismo che ancora oggi permea il Brasile. Basti pensare che a Salvador, dove più del 90% della popolazione è nera, non c’è mai stato un sindaco di colore. In Brasile c’è un detto: se vedi un nero che corre è un ladro, se vedi un bianco che corre è un atleta».

Quanto al pallone, Kal ammette di non essere un appassionato: «Non sono mai stato bravo a giocare. Quando ero piccolo mia madre me lo proibiva: nel quartiere popolare dove abitavamo giocare per la strada, a piedi nudi, era pericolosissimo. Al pallone io ho sempre preferito la musica».

 
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