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mercoledì 16 giugno 2021
 
 

Negramaro: il nostro inno per l'Italia

09/06/2014  Il popolare gruppo salentino ha reinterpreato in chiave rock "Un amore così grande" per un progetto solidale in collaborazione con la Figc, Radio Italia e la Sugar. Un omaggio agli Azzurri ma anche all'identità nazionale.

La storia dei Mondiali si racconta anche in musica. Con le note di un ritornello che resta nella mente per molto tempo, anche dopo che i riflettori sul prato verde si saranno spenti. Dietro ogni Mondiale c’è una canzone. Ad accompagnare l’avventura degli azzurri in Brasile è uno dei brani più celebri della tradizione italiana, Un amore così grande, scritto da Guido Maria Ferilli nel 1976 e passato alla storia nell’interpretazione lirica del “reuccio”, Claudio Villa. Oggi, a rivisitarlo in modo personalissimo sono i Negramaro, che l’hanno riarrangiato in un’inedita ed emozionante chiave rock.

L’inno della Nazionale in Brasile è legato a un progetto di solidarietà voluto da Figc, Radio Italia con l’etichetta Sugar e la band: tutti i proventi della vendita del brano – con il videoclip firmato dal regista Giovanni Veronesi – saranno devoluti a due associazioni, Aisla, Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica, e ad Aism, Associazione italiana sclerosi multipla. A parlare di questo progetto è Giuliano Sangiorgi, voce dei Negramaro.

Voi Negramaro raggiungerete gli Azzurri in Brasile, il 19 giugno. In questo Mondiale si è creata un’unione davvero forte, inedita, tra pallone e musica.
«Sì, tutto questo grazie alla solidarietà. C’è molta fierezza dietro questo progetto. Abbiamo pensato che fosse bello unire due sogni come lo sport e la musica per una buona causa. Dietro questa canzone c’è molto di più di un omaggio alla Nazionale: non si tratta solo di partite, ma di un momento di grande unione. Il mio spirito di tifoso lo vivo così: ogni ricordo bello dei Mondiali è legato alla famiglia, agli amici, allo stare insieme. Il pallone, come la musica, deve essere una grande occasione di ritrovo familiare, di unità».

Come è nata l’idea di "Un amore così grande 2014"?
«L'idea di riprendere questa canzone è stata di Ermanno, il nostro bassista. E' una dedica all’italianità. E, oggi, un omaggio alla nostra identità nazionale non può che fare riferimento al nostro passato, alla bellezza che ha reso grande il nostro Paese, alla tradizione come punto di riferimento per ripartire. Secondo me, la crisi si può affrontare guardando ai migliori esempi. Come avevamo già fatto con Meraviglioso di Domenico di Modugno, abbiamo reinterpretato questo brano con il nostro limite, che è il nostro stile, coscienti che non potremo mai confrontarci con i grandi del passato, ma portando qualcosa di nostro».

Guido Maria Ferilli, l'autore di Un amore così grande, è salentino come voi. Vi conoscevate già?
«No, ci siamo conosciuti per questa occasione e ora siamo diventati amici. Ci sentiamo molto spesso. Guido è una persona eccezionale, ed è davvero entusiasta della nostra versione rock!».

Il video dell'inno è stato realizzato dal regista Giovanni Veronesi, che aveva già firmato quello della vostra versione di Meraviglioso...
«Sì, ma è stata una casualità. Gli abbiamo raccontato del nostro progetto dell'inno, lo abbiamo coinvolto e solo dopo ci siamo resi conto che c'era già quel precedente. Giovanni è stato bravissimo a cogliere il lato più umano del progetto, a far cantare le parole della canzone al pubblico degli stadi, la gente, che è poi la vera protagonista del pallone come della musica».

I tuoi ricordi più cari legati ai Mondiali passati?
«Nel 1982 avevo tre anni e mezzo e, nonostante fossi così piccolo, ricordo la vecchia casa dove abitavamo, i parenti riuniti, ricordo mio padre, che è mancato un anno fa. Nel 2006, invece, l’abbiamo guardato noi Negramaro tutti insieme nel casolare dove abitavamo, Casa 69. Fantastico».

State lavorando al nuovo album e siete stati di recente negli Stati Uniti. Come mai a un certo punto si sente il bisogno di un distacco dall’Italia?
«Incontrare persone nuove, che non conoscono il tuo percorso, ti permette di misurarti davvero con ciò che sei e cosa hai creato. Andiamo in America non per sentirci più grandi, ma per sentirci più piccoli. L’umiltà è indispensabile. Guai sentirsi arrivati, per me sarebbe la fine. Solo quando scrivo una canzone mi sento parte dell’universo».

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