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sabato 21 maggio 2022
 
BRASILIANI IN ITALIA
 

"Noi brasiliane, donne forti che sanno reagire"

18/06/2014  La nostra serie di interviste (in occasione dei Mondiali) ai brasiliani che vivono in Italia continua con Patricia Bacil. Originaria di Santos, Patricia è arrivata a Milano 26 anni fa e lavora nel campo dell'informatica.

Per Patricia Bacil la prima volta in Italia fu per vacanza, un viaggio di riflessione su un matrimonio già fissato ma del quale lei non era del tutto convinta: quando torna a casa il fidanzamento è già finito. «Qualche tempo dopo l’azienda per la quale lavoravo di colpo licenziò cento persone, me compresa. Mia madre aveva pianificato un viaggio in Europa, io decisi di andare con lei». Così, ecco il secondo viaggio in Italia. «Ma la mia idea non era di trasferirmi a vivere qui, avevo il biglietto di ritorno». Erano 26 anni fa. E quel biglietto dall'Italia al Brasile Patricia non l’ha mai usato. Il destino le ha rivoluzionato i progetti, ha cambiato il percorso della sua vita.

Originaria di Santos, città turistica a breve distanza da San Paolo,
Patricia ha 51 anni e una laurea in Matematica. «A Milano, trovai lavoro in una piccola agenzia di stampa: mi arrangiavo a fare le pulizie; poi, dato che avevo una laurea e parlavo le lingue, cominciarono a farmi fare lavori di segreteria». Da lì, la strada per lei diventa più piana: dopo qualche tempo Patricia trova occupazione nel campo dell’informatica, settore nel quale tuttora lavora. Da un amore italiano, conosciuto poco dopo l'arrivo in Italia, ha avuto due figli, Thiago e Francesco. Da poche settimane ha ottenuto la cittadinanza italiana. Ma il legame con il Paese di origine resta forte, inattaccabile: in Italia Patricia ha "scoperto" la capoeira - la danza-lotta brasiliana di origine africana - in un'associazione fondata da un professor di Bahia, grazie anche a suo figlio Thiago, 25 anni, che da quasi dieci anni la pratica e oggi è istruttore. «A Santos non ci avrei pensato. Vent'anni fa la capoeira e i capoeiristi non avevano una buona reputazione. Qui a Milano, invece, ho imparato ad amarla».  

Del Brasile le manca il calore umano: «Qua sono tutti più avari nei sentimenti». Ma osserva con sguardo critico le carenze sociali del suo Paese, la sanità pubblica scadente («me ne rendo conto facendo il confronto con la sanità italiana»),  il livello allarmante della criminalità diffusa ovunque, violenta, incontrollabile. «Per le strade brasiliane ti ammazzano per un paio di scarpe. Mia sorella ha avuto un'esperienza traumatizzante: mentre camminava per una via, dei tizi le hanno puntato una pistola e le hanno rubato la maglietta che aveva addosso». Troppo pericoloso andare in giro senza stare continuamente all'erta. Anche per questo motivo, lei ha deciso di vivere in Italia, crescere i suoi figli qua.

Disapprova le spese per un Mondiale «che non è fatto per i brasiliani», mentre la popolazione lotta per un sistema scolastico decente. E poi, la violenza di genere: «In Brasile è molto diffusa», ammette Patricia. E aggiunge con un sorriso: «Ma le brasiliane sono donne forti e sanno reagire». Forti come sua madre, scomparsa pochi mesi fa, che Patricia ricorda con ammirazione profonda: «La mia è una famiglia matriarcale. Quando mio padre, vedovo, si sposò con mia madre aveva due figlie. Lui è morto quando io ero piccola. E mia madre ha cresciuto noi tre come figlie sue senza distinzioni tra me e loro: io ho saputo che non eravamo sorelle solo a 14 anni». Sua mamma si è poi risposata, dalle nuove nozze è nata un’altra figlia. «Siamo tutte donne, quattro sorelle, unite dal cuore di mia madre».

 
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