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venerdì 27 maggio 2022
 
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Selvaggi: "E se l'Italia facesse il botto?"

10/06/2014  Franco Selvaggi, campione del mondo nel 1982, ha fiducia nella Nazionale. E di Prandelli e Cassano dice che...

Campione del Mondo in Spagna senza mai giocare. Ma, la felicità di Franco Selvaggi fu ugualmente grande in quella notte magica del “Bernabeu” nell’82, con l’Italia per la terza volta stella brillante nel firmamento calcistico internazionale. L’attaccante materano di Pomarico entrò nella storia soprattutto perché con la maglia azzurra conquistò la coppa più attesa nonostante non fosse mai sceso in campo durante la rassegna iridata spagnola.
Era tra i 22 della ormai famosa Nazionale di Enzo Bearzot che in finale sbaragliò la Germania.
Una riserva di lusso, ma soprattutto un uomo spogliatoio capace di fare gruppo, di dialogare con i compagni di squadra.

Quel trionfo così esaltante che mandò in visibilio gli italiani lo ha sempre sentito suo pur costretto quasi sempre a stare in tribuna. “Il successo ai Mondiali è un momento di condivisione totale e i meriti sono un po’ di tutti - racconta l’ex attaccante di Inter, Roma, Udinese, Cagliari, Taranto -. In Spagna non giocai neanche un minuto, Bearzot puntava molto sulla squadra base. Però, aveva grande considerazione degli altri giocatori della rosa. A dire il vero speravo di poter disputare qualche spezzone di partita, magari anche pochi secondi della finale. La conquista della Coppa del Mondo mi regalò una gioia immensa. Sensazioni uniche, indescrivibili che ancora oggi mi fanno venire i brividi. Vedere lo stadio di Madrid con tante bandiere tricolori, con i tifosi italiani festanti fu davvero meraviglioso. Noi giocatori ci sentivamo quasi sospesi nell’aria per l’incredibile entusiasmo che si scatenò dopo il triplice fischio dell’arbitro Coelho”.

Selvaggi, soprannominato “Spadino” per via della sua bassa statura e per la misura ridotta del piede, ricorda benissimo quei quaranta giorni vissuti sul filo della tensione e delle emozioni. “Bearzot, uomo straordinario e tecnico fuori dal tempo, mi portò in Spagna perché apprezzava le mie qualità. Tra l’altro avevo giocato tre gare di qualificazione in tandem con Graziani. Poi rientrò Paolo Rossi e ovviamente ebbi meno spazio. Ma Pablito diventò protagonista assoluto. Io continuai ad allenarmi con scrupolo e impegno. Trascorsi anche qualche notte insonne: in camera con me c’era Marco Tardelli che spesso non riusciva a dormire, era piuttosto irrequieto, a volte chiacchierava fino all’alba. In campo però si faceva vedere e sentire, come quando segnò il gol del 2-0 contro la Germania, Lì, ebbi la percezione che ce l’avremmo fatta. Vinse la squadra più forte, più in forma. Dopo aver eliminato Argentina e Brasile trovammo la convinzione e la consapevolezza di poter conquistare il titolo di campioni del mondo”.

L’Italia di oggi può ripetere in Brasile le gesta della Nazionale dell’82? “I paragoni nel calcio sono sempre difficili - sottolinea Selvaggi, 61 anni, attualmente capo degli osservatori del Cagliari -. Conosco bene Prandelli, c’è grande stima e amicizia tra noi. E’ venuto a Matera qualche mese fa. Lo ritengo un tecnico preparato e accorto. Lui ha plasmato un collettivo a sua immagine e somiglianza. Credo che le sue scelte siano stati coerenti. Considero stucchevoli e inopportune le polemiche sulla esclusione di Giuseppe Rossi. Prandelli, persona solare, ne aveva già parlato in maniera schietta con il centravanti della Fiorentina. Se la sua condizione non fosse stata al top dopo l’intervento al ginocchio difficilmente avrebbe trovato spazio nella lista dei 23. La gara con l’Irlanda è servita a sciogliere gli ultimi dubbi”.

Il ritorno di Cassano, l’attesa per Balotelli: due calciatori che fanno sempre discutere. “Antonio ha disputato una stagione straordinaria nel Parma. Lo vedo più maturo, misurato. E’ al suo primo Mondiale. Ha numeri da campione. Dipende solo da lui. Può fare la differenza se Prandelli gli darà una chançe. Balotelli è un attaccante formidabile che deve evitare di farsi condizionare dai fattori esterni, essere sempre concentrato e pensare solo al bene della formazione azzurra. Ha un’occasione d’oro per salire al proscenio. Mi sembra una Nazionale ben assortita, eclettica e omogenea. Peccato per Montolivo. Le amichevoli disputate finora non fanno testo, anche perché noi nelle difficoltà ci esaltiamo.
In ogni caso possiamo dire la nostra nel girone di qualificazione e andare molto lontano. Mi sbilancio: vedo l’Italia tra le prime quattro. E chissà che non arrivi il botto finale”.

 
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