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venerdì 18 settembre 2020
 
Rivelazioni
 

Solís, il vero centravanti del Costa Rica

30/06/2014  Il Paese centroamericano rivelazione del Mondiale ha da poco eletto presidente il professor Luis Guillermo Solís, un uomo "normale", umile, attento agli sprechi. Un leader che può essere una sorpresa proprio come il team calcistico.

Subito dopo la strabiliante vittoria sulla Grecia è sceso anche lui per le strade della capitale San José, con indosso la maglietta rossa della sua Nazionale. Cittadino comune fra la sua gente, tifoso tra i tifosi. Luis Guillermo Solís, neopresidente del Costa Rica (dallo scorso maggio), sorprende i suoi concittadini e il resto del mondo. Esattamente come la squadra del suo minuscolo Paese centroamericano - meno di 5 milioni di abitanti - che, da presunta "cenerentola" del girone D (il nostro), con la sua esuberante vitalità non solo è diventata la prima squadra del girone, ma si è poi spianata la strada verso i quarti di finale, dopo aver sconfitto - con dieci uomini - i greci ai rigori.  Un'impresa storica per i Ticos, straordinaria rivelazione di questa Mondiale.

Così come è stata storica la vittoria elettorale di Solís, candidato di una nuova formazione di centrosinistra, il Partido Acción ciudadana, che si è imposto come terza via, sbaragliando per la prima volta il solido bipolarismo costaricano tra Partido Liberación nacional (socialdemocratico) e Partido Unidad social (conservatore). Storico, politologo, docente universitario e diplomatico, Solís era praticamente sconosciuto fino a pochi giorni prima del voto, un candidato outsider, un anticonvenzionale: al ballottaggio di aprile, contro il candidato di destra Johnny Araya,  ha conquistato quasi il 78% dei consensi, coronamento di una campagna elettorale incentrata sulla lotta alla corruzione (gli scandali che hanno segnato i quattro anni di Governo di Laura Chinchilla), sul rafforzamento delle politiche sociali, sulla lotta alla povertà (oggi al 21%) e alla disoccupazione (all'8%).

Presidente "normale", un po' sull'esempio dell'uruguayano José "Pepe" Mujica il capo di Stato più povero del mondo,  in un'America latina piagata dalla corruzione della politica, dagli sprechi e da disuguaglianze sociali ancora drammaticamente profonde (nonostante la rilevante crescita economica in atto in molti Paesi), Solís ha fatto della questione morale il suo vessillo, scegliendo una condotta di vita sobria, semplice, di basso profilo, lontana dagli sfarzi, attenta alla parsimonia, in linea con il suo programma politico. Ha preferito guardare il Mondiale in Tv, nel suo Paese, insieme alla sua famiglia, perché non gli sembrava giusto "spendere denaro pubblico per andare in Brasile". 

All'indomani della sua elezione, ha dichiarato di voler operare un cambiamento nel Paese. Con i suoi primi, sorprendenti proveddimenti, ha avviato una piccola, significativa rivoluzione non solo per il Costa Rica ma per tutta l'America latina:  Solís ha deciso di combattere il culto della personalità dei governanti vietando che la sua fotografia di presidente venga esposta negli uffici pubblici. Inoltre, ha stabilito che le targhe commemorative delle opere pubbliche  rechino solo la data d'inaugurazione, non le firme di presidenti e sindaci in carica: «I lavori sono frutto del Paese, non di un Governo o di un particolare funzionario», ha spiegato il capo di Stato. 

Provvedimenti di straordinaria lungimiranza, non solo simbolici, in un continente segnato, nel passato recente, da regimi dittatoriali e ancora oggi da Governi in molti casi incentrati sul potere quasi "assoluto" di leader forti e carismatici, fatti quasi oggetto di venerazione dal parte del popolo (un esempio per tutti l'ex presidente Hugo Chávez in Venezuela).

Certo, Solís dovrà vedersela anche con il problema del narcotraffico - le cui rotte dal Sudamerica passano attraverso la regione istmica per arrivare fino agli Stati Uniti -, anche se il  Costa Rica, Paese di solida tradizione democratica, in questo senso vanta livelli di sicurezza più elevati rispetto ai Paesi vicini e la violenza legata ai narcos è molto meno diffusa.  

Dopo un presidente Premio Nobel per la pace (Oscar Arías) e la prima presidente donna della Nazione (Laura Chinchilla), ecco così un'altra novità: il primo presidente esterno alla tradizionale alternanza bipolare del Paese. Con Solís, e ancora prima con Mujica in Uruguay, il continente latino inaugura un modello nuovo di líder. Lontano dalla retorica e dai toni demagogici, realmente solidale e attento ai problemi della popolazione, più vicino alla gente, non solo nelle dichiazioni politiche ma nello stile di vita di ogni giorno.

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