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lunedì 08 agosto 2022
 
 

Un calcio alla tratta

15/06/2014  Le iniziative di prevenzione, di denuncia e di recupero studiate dalla campagna "Talitha Kum" per arginare, durante i Mondiali, la piaga della prostituzione e dello sfruttamento degli esseri umani

Sono di nuovo scesi in campo contro lo sfruttamento sessuale e il lavoro schiavo. Al grido di “Gioca per la vita, denuncia il traffico di persone”, i religiosi e le religiose della rete Talitha kum si sono mobilitati durante i mondiali del Brasile. Consapevoli del moltiplicarsi dei casi (per i mondiali di Germania la tratta ha registrato un aumento del 30 per cento e per quelli del Sudafrica del 40) i religiosi e le religiose hanno avviato una campagna di sensibilizzazione in tutto il mondo. Nelle 12 città brasiliane che stanno ospitando le partite è attiva una rete di 250 suore e di migliaia di laici.

Da sinistra: suor Estrella Castalone e suor Gabriella Bottani.
Da sinistra: suor Estrella Castalone e suor Gabriella Bottani.

La campagna, nata come “Religiose contro la tratta di persone”, nel 2009 si è trasformata in una “Rete internazionale di vita consacrata contro la tratta di persone” promossa da Uisg  (Unione internazionale delle superiore generali) e Oim (Organizzazione internazionale per i migranti). Dopo cinque anni, spiega suor Estrella Castalone, coordinatrice di Talitha Kum, la campagna «comprende 24 reti che rappresentano 79 paesi con oltre 800 religiose/religiosi di 240 congregazioni coinvolti, tutti impegnati a fermare la tratta di persone». 

Una manifestazione a Brasilia degli aderenti alla Campagna Um Grito pela Vida, che rientra nella più vasta rete Talitha kum contro lo sfruttamento delle prostitute e la tratta degli esseri umani.
Una manifestazione a Brasilia degli aderenti alla Campagna Um Grito pela Vida, che rientra nella più vasta rete Talitha kum contro lo sfruttamento delle prostitute e la tratta degli esseri umani.

«Le minacce e le opportunità giocano nello stesso campo: da un lato le possibilità di un maggior guadagno e speranza di migliorare le condizioni di vita, dall’altro un aumento delle situazioni di degrado sociale e minacce alla vita e ai diritti fondamentali», precisa a sua volta suor Gabriella Bottani, una comboniana che vive in Brasile, coordinatrice della rete Um Grito pela Vida (Un grido per la vita), che fa parte di Talitha kum. La campagna prevede protezione e assistenza delle vittime e delle persone a rischio, con centri di accoglienza per il recupero; la prevenzione, con la formazione del personale laico e religioso, con la messa in guardia delle persone a rischio e con progetti per la generazione di reddito che le suore e le loro congregazioni offrono soprattutto alle donne e ai giovani delle aree depresse per renderli meno vulnerabili.


 
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