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domenica 17 ottobre 2021
 
Zambrotta
 

Zambrotta: "Quella volta che Lippi..."

12/06/2014  Nel suo libro di ricordi e memorie, il grande terzino della Nazionale offre un'immagine inedita di sé. E degli azzurri di Prandelli dice...

Gianluca Zambrotta.
Gianluca Zambrotta.

Ci sono momenti indimenticabili nella vita di ogni sportivo. Gianluca Zambrotta ha la fortuna di averne vissuti molti e, nel libro Gianluca Zambrotta, una vita da terzino ripercorre la sua brillante carriera e svela i tanti retroscena del mondo del calcio di cui è stato protagonista o spettatore. Bari, Juve, Milan, Barcellona sono le squadre con cui ha vinto, per non parlare poi della Nazionale. Ora allena il Chiasso e spera di ottenere sulla panchina gli stessi i successi meritati  sul campo e, magari, di alzare la coppa con le orecchie che ancora gli manca.

- Nel 2006 protagonista e campione del mondo, quest’anno spettatore. Un po’ di nostalgia?

"Inevitabile. Sono due sensazioni  completamente diverse ma si tifa sempre Italia".

- La nostra difesa ha dimostrato delle  lacune anche se i ragazzi sono in una buona forma fisica. Cosa ne pensa colui che è stato definito da Marcello Lippi come uno dei migliori difensori esterni del mondo?

"Aspettiamo l’inizio del Mondiale e poi faremo le valutazioni del caso. Non buttiamo fango sugli azzurri prima del tempo. I giocatori sono ottimi e non solo in difesa".

- Nel 1982 e nel 2006 poggiavamo su una forte difesa e i risultati li abbiamo visti. Prandelli, secondo te, punta a un gioco più spregiudicato?

"Certo e, se vogliamo parlare del 2006, abbiamo avuto la miglior  difesa del torneo.  Sicuramente Prandelli ha dato un gioco più fluido alla squadra ma non per questo la difesa deve essere meno forte. Secondo me, sta facendo un ottimo lavoro".

Hai scelto di rimanere nel mondo del calcio e di fare l’allenatore. Ti senti di dare un consiglio a Prandelli?

"Assolutamente no. Ho appena iniziato allenando il Chiasso e non mi permetto ancora di elargire consigli a grandi allenatori. L’unica cosa che mi sento di dire è che rimanga il più possibile chiaro e trasparente in tutto ciò che fa. E' quello che mi sono ripromesso anch’io".

- Come si contrasta la velocità dell’Inghilterra?

"Non c’è mai una contromisura certa. Il Mondiale è un torneo unico. Può succedere tutto e il contrario di tutto. Occorre essere pronti a cambiare in corsa l’impostazione della partita".

- Quali squadre partono favorite?

"Il Brasile perché gioca in casa. La Germania  che, di solito, arriva sempre in fondo. La  Spagna, campione uscente. Non dimentichiamo l’Argentina e la stessa Italia".

- Le potenziali sorprese?

"Uruguay e Colombia".

- Che cosa pensi dell’inserimento, per la prima volta e senza mai averlo provato da parte della FiFa, del time out?

"In certe zone del Brasile può certamente dare una mano ai giocatori a tirare un po’ il fiato e agli allenatori a dare qualche suggerimento alla squadra. Certo, potrebbe anche spezzare il gioco ma, secondo me, serve più ai giocatori".

- Meglio Balotelli o Immobile?

"Tutti e due. Ciro, ultimamente, ha fatto molto  bene ma  il Mondiale non è come giocare in serie A  o in un’ amichevole".

- Il Trap ha detto che il ct è come un condannato a morte

"Ogni mister  è consapevole del fatto che, in caso di sconfitte ripetute o di un gioco non ritenuto all’altezza dalla società,  viene  messo in discussione. Ma questo fa parte della professione dell’allenatore".

- Il Milan è stata la tua ultima squadra da giocatore. Approvi la scelta di Inzaghi al posto di Seedorf??

"Sono contento perché Pippo  è un amico, prima di tutto. Inoltre,  è molto preparato.  Conosce tutto e tutti di questo mondo. Sono sicuro che darà l’anima per il Milan .  L’esonero di Seedorf è stata una scelta della società e la rispetto".

- A parte quelle dell’Italia quale partite seguirai di questi Mondiali?

"Sicuramente il Brasile, la Spagna e  l’Argentina".

- Fino a dove arriverà l’Italia?

"Ai  quarti di finale, di certo".

- Ma torniamo al tuo libro: ha sorpreso un po’ tutti, perché sei sempre stato restio a rilasciare interviste.

"E’ vero, ho sempre parlato pochissimo. L’idea di un libro, però, ce l’avevo  in testa già da un paio d’anni ed ora si è concretizzata".

- Belli i ricordi dei  passaggi salienti della tua carriera ma divertenti anche gli aneddoti.

"E’ vero. Per esempio, ho descritto un Marcello Lippi che non ti aspetti. “Massimo  Oddo  era famoso per la sua passione da barbiere. Si divertiva a tagliare i capelli ai suoi compagni di squadra. Era un suo pallino. Così un giorno il Mister, che ovviamente era stato informato di tutto, lo chiama in presenza della squadra e gli fa questa domanda: “Allora Massimo, te la senti? Ti senti pronto? Lui, che dall’inizio del Mondiale non aveva ancora giocato una partita, rispose : ”Certamente Mister, sono prontissimo”. E allora Lippi disse :” Bene, allora ti aspetto nello stanzino del barbiere così mi puoi dare una sistemata ai capelli”. Per Oddo fu una doccia fredda. Non si sarebbe mai aspettato una battuta simile da parte di Lippi. E tutti si misero a ridere. Fortunatamente, arrivò anche la convocazione".

- Ma c’è dell’altro…

"Sempre Lippi ci aveva promesso che una volta passato  il turno, dopo Italia-Germania  si sarebbe buttato nel laghetto dell’Hotel dove alloggiavamo. Mantenne la parola data ma con qualche trucco.  Per  fare bella figura davanti alla squadra, nascose sul fondo dello stagno un pesce di quelli già pronti per essere cucinati,  per dimostrarci che lo aveva pescato con le mani. Ma quando lo tirò fuori dall’acqua  scoppiammo tutti a ridere".

- Un’altra chicca, se non sbaglio, riguarda Gennaro Gattuso?

"E’ talmente scaramantico che per tutto il Mondiale non uscì mai dagli hotel. Faceva andare la famiglia da lui. E poi indossò per tutto il ritiro e la durata del Mondiale la stessa felpa a  maniche lunghe. Più volte, mi venne il dubbio che non l’avesse mai lavata ma non ebbi mai il coraggio di chiederglielo".

- Per la prima volta ti sei aperto e hai raccontato anche episodi che riguardano la tua vita privata, i tuoi affetti. Per esempio, la grande amicizia con Gianluca  Pessotto.

"Con Gianluca ho giocato sia in Nazionale che nella Juventus e siamo sempre stati legati da un rapporto speciale. L’unico mio rammarico è stato quello di non aver capito il suo tormento degli ultimi anni, che lo ha poi portato all’incidente. Sono sempre stato restio a fare troppe domande. Ma, in quel caso, avrei potuto aiutarlo molto di più. Ed è proprio in certi momenti che ti rendi conto di quanto possano essere importanti gli amici. Il nostro legame dura ancora oggi anche se viviamo in due città diverse ed è difficile vedersi".

- Tu, comunque, hai sempre privilegiato gli affetti. Per tua moglie hai fatto anche importanti rinunce...

"Prima di tutto la famiglia, certo. Rinunciai ai due anni che mi rimanevano di contratto con il Barcellona per tornare in Italia. Mia moglie non ce la faceva più a rimanere in Spagna. Io ero quasi sempre via e lei rimaneva per la maggior parte del tempo da sola. Così cercai una squadra vicino a casa per recuperare il rapporto con Valentina. Fui fortunato perché mi prese il Milan. Il momento difficile è stato ampiamente superato grazie al nostro amore. Due anni fa è poi arrivato Riccardo ed ora siamo una famiglia felice. Riccardo guarderà il suo primo mondiale con papà, mamma e Camilla il nostro beagle di 15 anni".

 
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