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mercoledì 14 aprile 2021
 
Zanetti
 

«In campo per la pace, me l’ha chiesto il Papa»

01/09/2014  Javier Zanetti, ex capitano dell’Inter e ora vicepresidente del club nerazzurro, racconta com’è nata la partita sognata da Francesco per unire le genti e le religioni, e come l'ha organizza con le stelle del calcio mondiale

Javier Zanetti alla Pinetina ripete il gesto del 22 maggio 2010 al Santiago Bernabeu di Madrid quando, da capitano dell’Inter, alzò al cielo la Champions appena vinta.
Javier Zanetti alla Pinetina ripete il gesto del 22 maggio 2010 al Santiago Bernabeu di Madrid quando, da capitano dell’Inter, alzò al cielo la Champions appena vinta.

Mai come in questo momento, quando il desiderio di pace si scontra con le cronache di morte che arrivano dal Medio Oriente in fiamme e da quella che il Papa stesso ha definito la «terza guerra mondiale spezzettata», vale il motto che il pugile Micky Ward pronuncia nel film The Fighter: «Mai arrendersi in questo sport». Papa Francesco sottoscriverebbe in pieno. E ha deciso di rilanciare con un appello un po' speciale per la fratellanza tra i popoli organizzando la Partita interreligiosa per la pace. L’appuntamento è allo Stadio Olimpico di Roma il 1° settembre. In campo campioni di tutti i Paesi e, ovviamente, di tutte le religioni: da Zidane a Samuel Eto’o, da Lionel Messi a Baggio, dal giapponese Yuto Nagatomo a Gigi Buffon fino a David Trezeguet e Andrea Pirlo. Se il copyright dell’iniziativa è tutto di Bergoglio, grande appassionato di calcio e tifoso del San Lorenzo, la squadra del quartiere Boedo di Buenos Aires di cui è anche socio, il compito di metterla in pratica è stato assegnato a Javier Zanetti, connazionale del Papa ed ex capitano dell’Inter vincitutto.

Che cosa le ha detto papa Francesco quando le ha proposto di organizzare questa partita?

«Ad aprile dello scorso anno sono andato in Vaticano per incontrare il Pontefice in udienza privata con la mia famiglia. Tra le altre cose, abbiamo parlato anche di calcio e ci siamo trovati perfettamente d’accordo su quanto sia importante l’esempio che noi giocatori di calcio possiamo dare per promuovere la pace. Sua Santità mi ha esortato a essere un esempio positivo. A quel punto abbiamo pensato insieme a una partita: questa partita, appunto. Qualche mese dopo la mia Fondazione P.U.P.I. è stata contattata e siamo scesi subito in campo».

Ci racconta come è andato l’incontro con il Pontefice?

 «È stato molto toccante. Bergoglio è incredibile: ha una semplicità ed un’empatia immediate, uniche! Il fatto di parlare la stessa lingua è stata un’emozione difficile da spiegare».

Si è chiesto perché papa Francesco ha affidato a lei l’incarico di realizzare quest’iniziativa?

«Sì, più volte. A parte che siamo tutti e due argentini (ride, ndr) la risposta che ho trovato “abbraccia”, diciamo così, tutta la mia carriera: ho cercato sempre di essere un esempio positivo, perché so quanto risalto abbiano nei confronti dei giovani le azioni di noi calciatori. Immagino che anche la mia fede profonda possa aver avuto un significato: non solo l’essere cattolico, mavivere secondo dei valori importanti».

Perché lo sport, e il calcio in particolare, nonostante gli scandali, dagli episodi di razzismo al fenomeno della violenza negli stadi fino ai giri vorticosi di denaro, può ancora trasmettere valori importanti?

«Perché è uno sport globale, se guitissimo, emozionante e mediaticamente molto forte. Purtroppo fanno notizia soprattutto i fatti negativi, ma chi ama davvero il calcio ama il gioco, il tifo e ha rispetto per l’avversario. Il calcio è prima di tutto, e per fortuna, ancora un gioco bellissimo».

L’alleanza tra lo sport e le religioni che contributo concreto può dare alla causa della pace?

«Ognuno di noi deve essere portatore di pace nel proprio mondo. Se ognuno inizia a farlo nel suo ambiente, piccolo o grande che sia, ecco allora che la pace non è più solo un desiderio, ma un’espressione di vita quotidiana. Io faccio sport, e come me gli altri giocatori: possiamo iniziare a dare un contributo concreto nel nostro mondo»

Nella sua vita di sportivo quanto conta la fede religiosa?

«Molto. Prego tanto. È stato un punto di riferimento sia nei momenti positivi sia in quelli di sconforto».

Scenderà in campo con tanti campioni tutti insieme. Emozionato?

«Tantissimo. Sarà anche divertentissimo, uno spettacolo unico».

 Tra i tifosi sugli spalti si aspetta di vedere anche il Papa?

«Sarebbe una sorpresa fantastica. Magari per il calcio d’inizio».

Parliamo della Fondazione P.U.P.I. Perché porta avanti questo progetto?

«È una parte importante della mia vita e di quella di mia moglie Paula, che è attivissima. Siamo stati persone fortunate, i nostri genitori e la nostra famiglia ci hanno dato affetto e appoggio. Per tanti ragazzi è fondamentale avere un’alternativa di vita rispetto alla strada e credo che sia nostro dovere far sì che per tanti di loro possa accadere».

C’è qualche storia di persone che avete aiutato con la Fondazione che l’ha particolarmente colpita o fatta emozionare?

«Tante. Ne racconto una. Appena abbiamo aperto, c’erano bambini che non sapevano cosa fosse l’igiene personale. Un giorno ricordo che un bambino aveva paura, anzi il terrore, di mettersi sotto la doccia. Allora sono andato sotto la doccia con lui, completamente vestito. È rimasto talmente scioccato e rideva così tanto che non si è neanche accorto di essere sotto la doccia anche lui! Oggi, quel bambino è un volontario che lavora nella nostra Fondazione. Che cosa ci può essere di più emozionante?».

Per i bimbi delle villas miserias di Buenos Aires, dove vivono così tante persone povere, cosa significa avere la possibilità di giocare a calcio?

«Tante cose. Un’alternativa di vita. Un sogno da inseguire correndo dietro un pallone. Un modo di non rimanere per la strada, ma in un campo di gioco, nel quale poter restare bambini e non diventare troppo presto adulti che si perdono nella durezza della miseria e dell’abbandono».

L’INCONTRO CON IL PAPA - L’anno scorso a Santa Marta papa Francesco ha ricevuto in udienza privata Javier Zanetti insieme con la sua famiglia: la moglie Paula, che ha sposato nel 1999, e i tre figli Sol, Nacho e Tommy.
L’INCONTRO CON IL PAPA - L’anno scorso a Santa Marta papa Francesco ha ricevuto in udienza privata Javier Zanetti insieme con la sua famiglia: la moglie Paula, che ha sposato nel 1999, e i tre figli Sol, Nacho e Tommy.

«Non corriamo da soli, ma avanziamo insieme fino alla meta»

  

La gente vi segue molto, non solo quando siete in campo ma anche fuori. Questa è una responsabilità sociale! Prima di essere campioni siete uomini; persone umane con i vostri pregi e i vostri difetti, con il vostro cuore e le vostre idee, con le vostre aspirazioni e i vostri problemi; e allora anche se siete personaggi, rimanete sempre uomini nello sport e nella vita, uomini portatori di umanità.

Cos’ha fatto don Bosco con i ragazzi emarginati? Del Piemonte, di Torino, di tutta quella zona. Li riunì per giocare al calcio, per insegnare loro due o tre cose e così i suoi oratori diventarono effettivi. E si finisce organizzando opere di teatro per ragazzi.

L’importante è non correre da soli, per arrivare bisogna correre insieme.

La palla viene passata di mano in mano, si avanza insieme finché non si arriva alla meta; e infine si festeggia. Forse questa mia interpretazione non è molto tecnica, ma è il modo in cui un vescovo deve arrivarvi e, come vescovo, vi auguro di mettere in pratica tutto questo anche fuori dal campo mettendolo in pratica nella vostra vita.

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