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lunedì 22 aprile 2024
 
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Troppo severi con Blanco? La lezione del rispetto e della responsabilità

10/02/2023  In molti hanno chiesto di considerare la giovane età e lo stress cui è sottoposto chi si trova al centro dell’attenzione di tutti. Ma Blanco in quanto giovane uomo, e non bambino, non necessita di essere infantilizzato. Ha un’età che gli permette di comprendere – a posteriori – che il gesto compiuto era totalmente irrispettoso

Ai nostri figli maschi viene spesso mostrato che un gesto violento o distruttivo fornisce lo status di “vero uomo”. Sei forte se agisci, debole se di fronte alla possibilità di agire in modo potente fai un passo indietro e rinunci ad affermarti in quel modo. Di fronte ad un conflitto, a volte il pugno sembra essere più potente delle parole. Sfogare la propria rabbia con gesti violenti invece che attraversarla ed elaborarla rimanendo connessi con se stessi, imparando a capire che cosa ci sta accadendo e come potremmo gestire uno stato emotivo disagevole in modo funzionale e costruttivo è ciò che ci rende adulti. Si tratta di compiti complessi, su cui noi educatori e genitori lavoriamo duramente per aiutare i nostri figli e studenti a diventarne capaci. Per i maschi, tutto ciò è ancora più complesso. Il ruolo di genere maschile predilige spesso il gesto piuttosto che la parola, la potenza più che la competenza emotiva. Ne parlo diffusamente nel libro “Ragazzo mio” (De Agostini ed.) che vuole essere un manuale di educazione emotiva, sentimentale e affettiva per aiutare chi cresce a sfuggire al falso mito del “vero uomo”, preferendo invece il modello dell’uomo vero.

Il dibattito che si è scatenato dopo il gesto distruttivo di Blanco sul palco di Sanremo ha molto a che fare con tutto questo. Le due parole chiave per abitare la vita con consapevolezza sono responsabilità e rispetto. L’adulto è tale in quanto le usa come cornice all’interno della quale muove i gesti della propria vita. Noi genitori, nella relazione educativa con i nostri figli, modelliamo queste due parole con ogni parola, sguardo, azione con cui ci rendiamo disponibili nei loro confronti. In molti hanno chiesto o anche solo auspicato che il giudizio sull’azione distruttiva di un artista sul palco di Sanremo fosse meno severo. Hanno chiesto di considerare la giovane età e lo stress cui è sottoposto un giovane che si trova al centro dell’attenzione di tutti e al quale sta accadendo qualcosa di non previsto e frustrante. Crescere è muoversi con responsabilità e rispetto anche quando la vita accade diversamente dal previsto. In tale frangente, si deve usare pensiero critico, autoregolazione emotiva, problem solving, tutte competenze per la vita che vanno allenate in età evolutiva. Un giovane uomo che fa uno sbaglio, non è un uomo sbagliato. Ma in quanto giovane uomo, e non bambino o preadolescente, non necessita di essere infantilizzato. Ha un’età che gli permette di comprendere – a posteriori – che il gesto compiuto era totalmente irrispettoso e irresponsabile. È dovere di noi adulti definire in modo chiaro cosa va bene e cosa no. Cosa è giusto e cosa non lo è.

È la base etica su cui si fonda la convivenza civile, su cui permettiamo alla società di darsi regole che servono a tutti. Crescere comporta interiorizzare questi principi. Metterli in pratica è un diritto/dovere di ogni adulto. Non puoi essere adulto solo nel territorio dei privilegi. Di fronte a gesti irresponsabili e irrispettosi compiuti in modo impulsivo perché sembrano divertenti, aiutare a elaborarne i significati è il miglior modo per aiutare adulti che ancora non hanno perfettamente in mano la bussola che orienta il proprio agire in modo adeguato. Se noi adulti rinunciamo al nostro ruolo di “magister” – che è ben diverso dal ruolo di giudice che condanna – il concetto stesso di educazione evapora. 

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