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venerdì 19 agosto 2022
 
La scomparsa
 

Addio "mister moonlight" è morto Tito Stagno, il cronista che ci portò sulla luna

01/02/2022  E' scomparso il popolare telecronista Rai che raccontò lo storico allunaggio del 1969 con una diretta televisiva di 25 ore. Aveva 92 anni. Per decenni fu uno dei volti più popolari della televisione

Tito Stagno (foto Ansa)
Tito Stagno (foto Ansa)

Addio Tito, “Mister Moonlight, come lo aveva felicemente soprannominato il comandante di “Apollo 8” Frank Borman in un bar di Cape Kennedy, tanti anni fa. All’età di 92 anni si è spento Tito Stagno, uno dei pionieri del giornalismo televisivo nazionale e uno dei “mezzibusti” più popolari e amati della Rai, dai mitici tempi del “biano e nero”. Ha fatto la storia del giornalismo in tv, come telecronista, inviato speciale a seguito di presidenti della repubblica e papi, poi fu anche conduttore e responsabile della “Domenica Sportiva”.

   Ma fu soprattutto, con le sue  telecronache precise e appassionate, il grande narratore delle prime imprese astronautiche e poi, soprattutto, colui che ci portò per mano sulla luna, quella lunga notte del 20 luglio 1969, quando il modulo lunare Lem atterrò per la prima volta nella storia dell’umanità sul suolo lunare. Il suo nome resterà per sempre legato a quella straordinaria, lunghissima diretta televisiva di oltre 25 ore dallo studio 3 di Via Teulada, in cui minuto per minuto raccontò l’impresa di  Neil Armstrong, Edwin”Buzz” Aldrin e Michael Collins, l’equipaggio di Apollo 11, e quell’emozionante primo passo stampato per sempre sulla superficie polverosa della luna. E’ ormai entrato nella storia della tv e nella memoria di chi ebbe la fortuna di seguire quella trasmissione anche il diverbio a microfoni accesi con l’amico e collega Ruggero Orlando, altro volto epico della Rai d’allora, a causa di un fraintendimento sul momento esatto dell’allunaggio. Nell’immaginario collettivo resterà il suo volto davvero “stralunato” mentre esclama: “Ha toccato! Ha toccato il suolo lunare”.  

   Competente, garbato, Stagno, che era nato a Cagliari il 4 gennaio 1930, era stato il primo giornalista ad appassionarsi delle vicende legate alla conquista dello spazio che caratterizzarono gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso. Nel 1957 già seguiva lo Sputnik 1. Nel 1961 fu il telecronista che commentò il primo volo di Jurij Gagarin attorno alla Terra. Da allora la Rai gli affidò, coram populo, le trasmissioni in diretta e i servizi del telegiornale in occasione di tutti i lanci di sonde spaziali o astronavi pilotate, dal Gemini all’Apollo.

   Nell’ultima intervista che Famiglia Cristiana gli fece  nel 2019 (e che riproponiamo qui sotto), in occasione dei 50 anni della conquista della Luna, ci disse che come ultimo desiderio avrebbe voluto seguire in diretta il prossimo allunaggio. Lo farà da lassù, tra le stelle, attendendo gli astronauti dietro le lenti spesse degli occhiali, col suo inconfondibile sorriso.

  

“Ma lo sa che quei tre sono tutti del 1930? E cioè miei coetanei?”. Allude, ovviamente, agli astronauti Neil Armstrong, Edwin”Buzz” Aldrin e Michael Collins, l’equipaggio di Apollo 11, che mezzo secolo fa in una notte di luglio conquistò la luna. Quasi una predestinazione: “E Aldrin, di gennaio come me, è anche del mio stesso segno zodiacale”. Si diverte a sottolineare queste coincidenze anagrafiche Tito Stagno, 89 anni, una fulgida carriera come giornalista in Rai, inviato al seguito di papi e presidenti della repubblica, che, però, per noi italiani è e resterà  “l’uomo della luna”, cioè il telecronista che condusse quella storica, lunghissima diretta in tv del 20 luglio 1969, raccontando, minuto per minuto, il primo allunaggio.

“Fu una trasmissione che fece epoca”, ricorda con orgoglio il giornalista sardo. “La diretta più lunga del mondo sull’evento. Neanche negli Usa seppero fare di meglio e di più”. E chi non ricorda la polemica in diretta col mitico Ruggero Orlando, collega corrispondente dagli Stati Uniti, sul momento preciso dell’atterraggio del Lem. “Uno scarto di 45 secondi che nacque dal fraintendimento sui verbi: io usai ‘ha toccato’ il suolo lunare ed avevo ragione; ma non aveva torto neanche Ruggero perché intendeva invece  ‘l’atterraggio’ vero e proprio che avvenne in effetti qualche secondo dopo, il tempo necessario ad Armstrong, che guidava il modulo lunare, di collocarsi su un terreno senza pendenze. Furono secondi drammatici, perché il modulo, allo spegnimento dei motori, aveva ancora un’autonomia di carburante di soli 16 secondi. E in ogni caso, discutendo, ci perdemmo l’annuncio ufficiale di Armstrong al mondo: “The Eagle has landed”, “L’Aquila (il modulo lunare) è atterrata”.

La conduzione di una diretta così importante non si affida a uno qualunque, e Tito Stagno non era uno qualunque ma, confessa il giornalista: “Temevo che, all’ultimo, la trasmissione venisse data a qualcun altro. Lo sbarco sulla luna faceva gola a molti”. Ma chi altro quella sera di luglio avrebbe saputo portare per mano gli italiani sul suolo del nostro satellite, se non Stagno, “Mister Moonlight”, come lo ribattezzò il comandante di “Apollo 8” Frank Borman in un bar di Cape Kennedy,  il conduttore “pioniere” italiano dei voli spaziali in tv? Non c’era servizio televisivo sulle imprese astronautiche che non portasse la sua firma: dal lancio dello Sputnik nel 1957, al primo volo di Jurij Gagarin nel 1961, a quello di  Valentina Vladimirovna Tereškova, prima donna nello spazio, nel  1963, alla prima passeggiata spaziale due anni dopo di Aleksej Leonov. Senza parlare poi di tutte le missioni americane “Gemini” e “Apollo”.  

“Una telecronaca del genere era un’impresa nell’impresa perché, chiuso in uno studio televisivo, dovevi commentare le immagini trasmesse dalla tv americana, senza sapere prima cosa avrebbero mandato in onda”. In altri termini: o hai una preparazione specifica o… tanti auguri. 

Una passione, la sua, nata per caso: “Era il 1957 e nella sala d’aspetto di un medico mi capitò di sfogliare una rivista che conteneva uno speciale sulle sfide dell’uomo nello spazio e i satelliti artificiali.  Il caso volle che pochi giorni dopo, passando dalla telescrivente che squillava, presi la notizia del lancio del primo satellite  artificiale da parte dell’Urss. Grazie a quelle poche pagine lette i giorni precedenti riuscii a confezionare una notizia con dovizia di particolari”.  

Un colpo di fortuna che poi, però, fu accompagnato da tanto studio sull’argomento e l’intuizione che sarebbe stato un ambito sempre più interessante dal punto di vista giornalistico. “Erano gli anni della corsa allo spazio”, spiega Stagno, “Finiva la guerra fredda, e iniziava quel gioco di prestigio che fu la corsa alla luna. Ricordo che l’Unione Sovietica era in grande vantaggio. Ma ero certo che quel gap sarebbe stato azzerato dagli Usa della “Nuova Frontiera kennediana”. Ero stato, anch’io, contagiato da quell’entusiasmo e dalla fede di quegli astronauti:  per poter partecipare a missioni così pericolose devi pur credere in qualcosa. A parte l’agnostico  Armstrong, tutti erano religiosi”. Anche Gagarin era credente, “a tal punto da far battezzare i figli”, ricorda il conduttore che nel 1966 fece un  lunghissimo viaggio di studio negli Usa, visitando basi e centri spaziali, da Huston a Capo Canaveral: “Lì ebbi modo di incontrare tanti astronauti”.  Solo per ricordarne alcuni: John Glenn, Virgil «Gus» Grissom, James Lovell, James McDivitt, David Scott, Thomas Stafford.

Aldrin, Collins e Armstrong, invece, li incontrò a Roma  dopo l’impresa di Apollo 11. “Il più estroverso, nonostante le disavventure,  è certamente Aldrin col quale sono stato anche in vacanza in Abruzzo. L’opposto dell’algido Armstrong e del triste Collins”.  

Mister Moonlight, quando si tornerà sulla luna? “Intanto diciamo che l’uomo c’è già stato per davvero”, risponde convinto, ricordando che fu lo stesso Wernher von Braun, capostipite del programma spaziale americano  e progettista del propulsore Saturno V che portò Apollo 11 sulla luna, a prevedere la tesi complottista: “Quando lo incontrai in Italia nel 1971 mi disse: “Verrà un giorno in cui qualcuno, per farsi pubblicità in tv, dirà che sulla luna non ci siamo mai stati”. Stavolta è il giornalista a profetizzare: “Ci si tornerà tra cinque-sei anni.  E ho la sensazione che saranno i cinesi a spuntarla. Ma che non si perda tempo: vorrei  essere  ancora io, davanti al microfono, a fare la diretta”.    

    https://www.famigliacristiana.it/articolo/tito-stagno.aspx  

 
 
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