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sabato 28 maggio 2022
 
genitori e figli
 

«Sono un papà: non voglio fare sempre io la parte del severo»

18/03/2018  Un papà si lamenta perché la moglie gli chiede di sgridare il bambino. Non è giusto perché così la mamma sminuisce sè stessa. Ma i genitori, ricorda la nostra esperta, non sono scambievoli in tutto

Vorrei che spiegaste a mia moglie (che mi fa leggere spesso i vostri consigli) che non è giusto tirare in ballo sempre il papà quando c’è da sgridare il figlio come se fossi solo io quello che vuole dare alcune regole. Ho sempre pensato che un padre sin dal primo momento debba essere presente nella vita del bambino e infatti mi sono occupato di Matteo, che oggi ha 7 anni, fin dal primo momento. Ho cambiato pannolini, scaldato biberon, spinto carrozzine e passeggini e giocato mille volte con lui e non mi va di passare sempre per il genitore severo... Vedo anche io che il bambino mi dà retta e forse mi ascolta di più anche se mia moglie non evita di sgridarlo e anche di fargli qualche urlata! Ma io penso che noi genitori dobbiamo essere scambievoli in tutti i ruoli ed essere pronti ad affrontare le varie situazioni evitando di demandare all’altro.

NICOLÒ

— Caro Nicolò, credo di poterti accontentare per una delle tue richieste, ma forse ti deluderò per quella sottesa alle tue parole. Condivido che tua moglie farebbe meglio a non citarti come extrema ratio a cui appellarsi quando Matteo non ubbidisce, perché non è giusto nei tuoi confronti, ma anche nei suoi, che con questo stratagemma (detto tra di noi, motivato ogni tanto dalla legittima difesa!) sminuisce sé stessa e rischia di rendere di minor effetto le sue stesse parole. Nello stesso tempo, però, confesso che ho un parere diverso sulla capacità di essere scambievoli in tutto, che tu consideri un valore importante. Attenzione, però: non mi riferisco alla gestione di biberon, passeggini o altro, per cui è prezioso avere la disponibilità di quattro mani (evviva i nonni, che spesso le moltiplicano per 2 e per 4). Ma penso a un altro tipo di intervento, che nasce dai talenti e dai doni di noi genitori (dettati dalle belle differenze tra sessi e caratteri diversi) su cui i bambini imparano a contare. Nascono così, favorite dalla quotidianità, più che dalle dichiarazioni a parole, le “specializzazioni” dell’affetto e dell’educazione, gli argini sicuri del torrente emotivo dei figli. Una ricchezza, una risorsa preziosa. Di cui, caro Nicolò, si deve andare orgogliosi. Come di tutte le fatiche.

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