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martedì 22 settembre 2020
 
Corpo femminile
 

12 anni: l'improvvisa timidezza con i maschi di una "piccola donna"

03/09/2019  «Da qualche mese mia figlia ha iniziato a manifestare una incomprensibile timidezza, soprattutto nei confronti di uomini adulti. Per esempio, non ricambia il saluto, rimane rigida ed esitante, come non è mai successo prima» Cosa c'è dietro? Leggi la risposta di Alberto Pellai

Ho tre figli di 12, 10 e 6 anni. La maggiore, espansiva e solare, da qualche mese ha iniziato a manifestare una incomprensibile timidezza mai avuta prima, soprattutto nei confronti di maschi adulti. Per esempio, in biblioteca ha mostrato grande disagio quando l’impiegato l’ha salutata, non venendo ricambiato da lei. Sollecitata da me a rispondere al saluto, è rimasta rigida ed esitante, come non è mai successo prima. Ci dobbiamo preoccupare? I suoi due fratelli sono molto socievoli e disinvolti, proprio come lo era lei prima di questi fatti.

MONICA

Gentile Monica, un cambio così repentino nel modo in cui la tua primogenita interagisce in ambito sociale con le persone che si trova a fianco deve sempre sollecitarci le domande: “Perché fa così? Quali le ragioni di questo repentino e inaspettato cambio di copione?”. La risposta a queste domande dovrebbe darcela le ragazza stessa. Ma presumo che tu abbia già provato a indagare con lei ottenendo in risposta dei grandi silenzi. Due sono gli elementi che ti propongo, su cui tu farai poi le tue riflessioni di mamma. Il primo ha a che fare con l’età dello sviluppo e con i cambiamenti corporei che si verificano all’ingresso in pubertà. Lo spuntare del seno, il veri€carsi del ciclo mestruale, la trasformazione da bambina a “piccola donna” sono elementi che possono comportare, in alcune ragazze, una fase di profonda inibizione e vergogna. Per cui, incapaci di gestire – sul piano emotivo – la nuova versione di “sé stesse” che le preadolescenti portano in giro nella vita, ecco che compare questo repentino cambiamento sociale, con cui si mettono al riparo dallo sguardo e dalle interazioni con gli altri, in particolare quelle con soggetti di sesso maschile. Un’altra possibilità, invece, da considerare, è che tua figlia sia stata vittima di scherzi, molestie o abusi da parte di qualcuno e che la sua vittimizzazione si sia tradotta poi nella decisione di socializzare il meno possibile, come tentativo estremo con cui proteggersi da un eventuale ripetersi di fenomeni per lei così sgraditi e problematici. Inoltre, questo silenzio con cui ti lascia “sulle spine” senza offrirti alcuna spiegazione per comprendere il suo cambiamento, potrebbe essere un tentativo con cui dichiara, prima a sé stessa e poi al mondo, che non farà parola con nessuno di ciò che le è capitato. In questo caso potrebbe rivelarsi utile proporle di parlare con uno specialista del settore. Falle leggere Penso, parlo, posto di Cubeddu e Taddia (Il castoro), una guida contro la vittimizzazione on line dei giovanissimi, con molti consigli per chiedere aiuto agli adulti.

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Penso, parlo, posto. Breve guida alla comunicazione non ostile

Quando discuti con un amico, quando sei a scuola, quando posti su un social o rispondi a un messaggio, sei tu che decidi come comportarti e quale persona vuoi essere per chi ti sta intorno.

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